Everytime you spend money
arts and crafts June 13th, 2006Fare shopping costituisce oggi un atteggiamento più esteso rispetto al mero acquisto di oggetti.
In quanto rituale, l’evoluzione semantica del "comprare" costituisce parte della vita urbana tanto quanto l’architettura delle gallerie parigine, o degli attuali Mall americani, definisce il contesto sacro in cui avviene l’autocelebrazione. Lo shopping ha creato e modificato le nostre coscienze e la nostra identità ed è, attraverso la pubblicità, nelle sue forme di presentazione e sostanziazione, fonte continua di ispirazione e critica per il mondo dell’arte.
Va da sé risalire dagli artisti della pop art, una generazione che ridiscusse i canoni della produzione artistica fintanto da agire da meri designer di materiale pubblicitario, alle fotografie giganti di Andreas Gursky, opere la cui la larga-scala contribuisce a ridimensione l’individuo, ormai piccolo e insignificante, rispetto ad un mondo trasformato dalla produzione tecnologica, dal mercato globale e dal commercio esteso.
Questo flow market, "a supermarket selling consumer awareness", come viene presentato, è un’opera il cui fine è ispirare l’individuo a pensare, vivere e consumare in modo più olistico, che si concretizza attraverso la vendita di oggetti immaginari quali "exploitation free produce," "symptom removers," "factory farming antibiotics," "renewable energy," o "a feeling of safety".
Pacchetti vuoti dal design minimalista-stile-Apple di desideri insoddisfacibili in tale forma.
Non trovo, tuttavia che un’opera del genere contribuisca in modo innovativo ad una riflessione, quella dell’arte-critica al consumo, ormai piuttosto esaurita nonché - anch’essa - "consumata".
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June 13th, 2006 at 1:30 pm
anche i soldi sono immaginari?
(cmq preferisco le salamelle colorite del Todis…)
June 13th, 2006 at 1:37 pm
senza dubbio le salamelle sono più pop art
June 14th, 2006 at 10:24 am
Si, infatti che palle. Mi sa molto di già visto… Ma l’arte che emoziona la fa ancora qualcuno?