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arts and crafts June 29th, 2006Homografia, opera dell’artista messicano Rafael Lozano-Hemmer, si fonda sull’interazione / contrasto fra la rigorosa ortogonalità del contenitore architettonico che la ospita, e gli ideali flussi irregolari dei visitatori in movimento, traendo ispirazione dalle tecnologie di videosorveglianza.
Si tratta di un complesso sistema computerizzato che controlla la rotazione di 144 tubi di neon in relazione al movimento dei visitatori sottostanti: una sola persona individua un ideale campo magnetico di attrazione che influenza la posizione relativa delle luci; al passaggio di due individui si crea una sorta di corridoio luminoso, mentre l’interazione di più persone struttura l’organizzazione dei tubi in complessi patterns.
In questo modo, spiega lo stesso autore, il punto di fuga non è più architettonico, ma connettivo, determinato non dall’edificio, ma dalla presenza di individui e dalla loro interazione spaziale.
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June 29th, 2006 at 1:31 pm
ma l’edificio sempre attorno je sta.
June 29th, 2006 at 1:55 pm
..si..ed è anche piuttosto brutto da quello che sono riuscita a vedere.L’idea è interessante, ma dubito che in quel contesto riesca a cambiare la percezione dello spazio , anche se andrebbe valutato dal vero
June 29th, 2006 at 3:19 pm
ma n’è che farà veni il cancro quà robba???
ghghgh
June 29th, 2006 at 3:28 pm
quello che non capisco è:

se il punto di fuga “non architettonico” è comunque inserito in un’architettura… non ha senso. l’idea fantastica si perde nel reale.
potrebbe funzionare, forse, in uno spazio aperto…
alcune installazioni non prendono in considerazione il limite spaziale che sta loro attorno.
o forse sono semplicemente ottusa io.
ah, mb… visto che ci sono… complimenti per le foto, proprio belle.
June 29th, 2006 at 4:24 pm
Credo che il punto di fuga al quale l’autore si riferisce non sia quello dell’edificio, ma proprio dell’opera. Vale a dire che i tubi non sono disposti in senso ortogonale / parallelo alla pianta dell’edificio, (come si usa normalmente), ma seguono un ordine determinato dalle persone che attraversano lo spazio, trovando in esse il proprio punto di fuga. Ciò porta ad un contrasto fra i due sistemi ordinatori: quello rigido e quello casuale. Per questo non sono d’accordo con mb né con santafede: l’idea non è quella di cambiare la percezione dello spazio complessivo, ma rilevare l’eterogenità fra due sistemi altrimenti omogenei, che entrano in rapporto dialettico mediante l’utilizzo creativo di una tecnologia già esistente.
per alex: ma chennesò, tutta shta robba nova nonceshe capisce gnente.
June 29th, 2006 at 4:27 pm
forse io mi sono spiegato male: riporto il commento dell’autore stesso:
In Homographies the “vanishing point” is not architectural, but rather connective, i.e. it is determined by who is there at any given time and varies accordingly. This gives a reconfigurable light-space that is based on flow, on motion, on lines of sight, —an intended contrast to the modernist grid that currently organizes the court.
June 29th, 2006 at 4:41 pm
sì, l’avevo capito
è che secondo me l’autore non ricercava il rapporto dialettico tra i due sistemi, ma intendeva contrastare fortemente il primo.
solo che il punto di fuga del primo esiste comunque, quindi il suo “contrastare” ci perde.
June 29th, 2006 at 4:51 pm
forse alla fine abbiamo due interpretazioni diverse sull’opera. Questo ne aumenta l’interesse, però!
June 29th, 2006 at 5:16 pm
[….]Frattanto, accanto e dopo la filosofia francese del XVIII secolo, era sorta la filosofia tedesca moderna e aveva trovato la sua conclusione in Hegel. Il suo merito maggiore fu la riassunzione della dialettica come la forma più alta del pensiero. Gli antichi filosofi greci erano stati tutti dei dialettici nati, spontanei, e la mente più universale che vi fu tra loro, Aristotele, aveva già indagato anche le forme più essenziali del pensiero dialettico. Per contro la filosofia moderna, quantunque la dialettica anche in essa abbia avuto degli splendidi rappresentanti (per es. Descartes e Spinoza), particolarmente per l’influenza inglese si era sempre più arenata nel cosiddetto modo di pensare metafisico, che quasi esclusivamente aveva dominato anche i filosofi francesi del secolo XVIII, almeno in quel che concerne i loro lavori specificamente filosofici.[…..]Se sottoponiamo alla considerazione del nostro pensiero la natura o la storia umana o la nostra specifica attività spirituale, ci si offre anzitutto il quadro di un infinito intreccio di nessi, di azioni reciproche, in cui nulla rimane quel che era, ma tutto si muove, si cambia, nasce e muore. Questa visione primitiva, ingenua, ma sostanzialmente giusta del mondo è quella dell’antica filosofia greca e fu espressa chiaramente per la prima volta da Eraclito: Tutto è ed anche non è, perché tutto scorre, è in continuo cambiamento, è in continuo nascere e morire. Ma questa concezione, sebbene colga giustamente il carattere generale del quadro d’insieme dei fenomeni, pure non è ancora sufficiente per spiegare i particolari di cui questo quadro d’insieme si compone, e fino a quando non sappiamo far questo, non siamo chiaramente edotti neppure del quadro stesso. Per conoscere questi particolari dobbiamo staccarli dal loro contesto naturale e storico ed esaminarli ciascuno per sé, nella sua natura, nelle sue cause, nei suoi effetti particolari ecc. Questo è anzitutto il compito della scienza della natura e della ricerca storica, campi d’indagine che per ragioni molto valide non ebbero presso i greci dell’antichità classica che una posizione di secondo piano, perché questi dovevano prima di tutto raccogliere il materiale.[…..]Ma questo metodo ci ha del pari lasciata l’abitudine di concepire le cose e i fenomeni della natura nel loro isolamento, al di fuori del loro vasto contesto complessivo; di concepirli perciò non nel loro movimento, ma nel loro stato di quiete, non come essenzialmente mutevoli, ma come entità fisse e stabili, non nella loro vita, ma nella loro morte. E poiché questa maniera di vedere le cose, come è accaduto con Bacone e con Locke, è passata dalla scienza della natura nella filosofia, ha prodotto la limitatezza specifica degli ultimi secoli, cioè il modo di pensare metafisico.[…..]Una rappresentazione esatta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell’umanità, nonché dell’immagine di questo sviluppo quale si rispecchia nella testa degli uomini, può quindi effettuarsi solo per via dialettica, prendendo costantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi o regressivi. E in questo senso ha proceduto la filosofia tedesca moderna sin dal suo principio. Kant iniziò la sua carriera scientifica risolvendo la stabilità del sistema sbarre newtoniano, e la sua eterna durata, una volta dato il famoso impulso iniziale, in un fenomeno che ha una storia: nella formazione, cioè, del sole e di tutti i pianeti da una massa nebulosa rotante. E ne trasse già la conseguenza che, posta questa formazione, era data del pari necessariamente la futura fine del sistema solare. Le sue vedute un mezzo secolo più tardi ricevettero da Laplace una base matematica, e ancora un altro mezzo secolo più tardi lo spettroscopio dimostrò l’esistenza nello spazio cosmico di queste tali masse gassose incandescenti a diverso grado di condensazione.Questa filosofia tedesca moderna trovò la sua conclusione nel sistema hegeliano, nel quale, per la prima volta, e questo è il suo grande merito, tutto quanto il mondo naturale, storico e spirituale venne presentato come un processo, cioè in un movimento, in un cambiamento, in una trasformazione, in uno sviluppo che mai hanno tregua, e fu fatto il tentativo di dimostrare il nesso intimo esistente in questo movimento e in questo sviluppo. Mettendosi da questo punto di vista, la storia dell’umanità appariva non più come un groviglio confuso di violenze insensate che sono tutte ugualmente condannabili davanti al tribunale della ragione filosofica, ora divenuta matura, e che la cosa migliore è dimenticare al più presto possibile, ma come il processo di sviluppo dell’umanità stessa. E ora il compito del pensiero consiste nel seguire, attraverso tutte le deviazioni, la marcia graduale di tale processo che si compie a poco a poco e dimostrarne, attraverso tutte le accidentalità apparenti, l’intima regolarità.
June 29th, 2006 at 5:27 pm
che è, l’introduzione al tuo blog?
June 29th, 2006 at 5:51 pm
si, sarà parallelo al tuo, e sopratutto intestino…
muahahahahahahahah
June 29th, 2006 at 6:06 pm
noooo, mi farai venire un BLOGGO INTESTINALE!
June 29th, 2006 at 8:14 pm
sono d’accordo con santafede… anche se la volontà è di contrastare “idealmente” l’ortogonalità della pianta ecc. ecc. se l’effetto finale continua a rendere evidente solo il sistema rigido dell’architettura qualcosa non ha funzionato..rimane l’idea,la volontà, ma non è immediatamente percepibile … forse avrebbe potuto mettere dei neon colorati(questa era una caz.. che mi è uscita sul momento)
June 29th, 2006 at 8:15 pm
comunque grazie per i complimenti per le foto, c’era una sfida con Fosco..ma ormai…
June 29th, 2006 at 8:32 pm
mb0: sei d’accordo con santafede perché ti ha fatto i complimenti per le foto e a queste cose sei sensibile….. :p
santafede: se non fai un complimento anche alle mie foto mi farai triste, e…. sarai cancellata per sempre da questo blog, toh.
June 29th, 2006 at 9:12 pm
fosco… volevo dirti una cosa…
sai che fai delle foto davvero belle?
June 29th, 2006 at 9:14 pm
e ora la confessione.
mica l’avevo visto il link al tuo flickr!!!
cioè… ci sto andando ora…
è la verità vera, non so mentire.
June 29th, 2006 at 9:34 pm
ritorno dal tuo flickr…..
alcune foto non le ricordo e alcune si… allora c’ero andata… **
red stripe/philadelphia ghosts & flowers sono quelle che più mi piacciono.
mb tripping me la ricordavo ma siccome sono cogliona me la ricordavo nel flickr di mb (come anche altre)
quella più teribbbile: THE DOG IS ON FIRE!! mi fa troppo ridere!!!!!!
June 29th, 2006 at 9:36 pm
ah ecco, volevo ben vedere!
no scherzo, non sono un granché, sigh..
invece i tuoi disegni mi piacciono, anche l’ultimo di hannah arendt.
June 30th, 2006 at 12:21 am
macheddicifosco!

non farmi la vittima, eh… sennò non ti daremo lavoro.
sei bravo, ecco.
eppoi… perchè non posti qualche lavoro di grafica sul blog?
p.s.grazie
June 30th, 2006 at 10:07 am
per i lavori di grafica stiamo facendo un sito vero, (lento ma vero), con *mb**, perché lavoriamo insieme. Comunque grazie