assessore alla cultura

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Il professor Vittorio Sgarbi ha fatto sapere che questa estate leggerà il  libro di Damien Hirst "sui consigli da dare a un giovane artista, per vedere quante sciocchezze può scrivere questo cretino”.

Sì, proprio quello Sgarbi lì.

What puts the life?

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Nel 1973 nessuno avrebbe potuto immaginare che l’innocente pubblicità della lana Wool (estensivamente utilizzata negli ambienti interni delle Torri Gemelle) sarebbe apparsa così inquietante circa trenta anni dopo. E con un’introduzione così poi…
L’ho scoperta sfogliando recentemente un vecchio numero di mio padre di Architecture Plus (Nov. 1973): quando si dice: il senno di poi.

In 1973 nobody could have imagined that the innocent advertisement of  Wool © (extensively used inside the Twin Towers) would be appeared so disturbing approximately thirty years after. And with such a slogan, then… I have discovered it by chance while recently looking at my father old copy of Architecture Plus Magazine (Nov. 1973): with the benefit of hindsight…

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Do you mean like: stupid-stupid or cool-stupid?

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Non vesto con giacca e cravatta, né con scarpe di cuoio, non assomiglio allo stereotipo dell’impiegato delle poste, non peso un quintale, non ho lo stesso taglio di capelli da quando avevo cinque anni, ho una discreta vita sociale, fra i miei interessi principali vi sono musica arte cinema e grafica, eppure uso un Pc.
Se vuoi essere sicuro che il resto mondo abbia un’immagine maledettamente cool di te, comprati un Mac (uno vale l’altro) e poi spiega dal tuo pulpito informatico perché è meglio del Pc: basta leggere il libretto di istruzioni-propaganda, o vedere le (super-stereotipate benché abbastanza efficaci) pubblicità Get a Mac (1); (2); (3); (4); (5); (6); (altre).
Altrimenti, se proprio ne senti il bisogno, devi cercare di essere "cool" più in profondità, magari pensando, scrivendo, disegnando, programmando, creando qualcosa di utile (veramente) e condividendo il tuo lavoro.
Ma, lo sanno tutti, te la cavi prima comprando semplicemente un Macbook.

In ogni caso, preferisco le parodie:
(da vedere solo dopo gli originali!)

ps. e se a un certo punto arrivasse un minaccioso gigante africano urlando:
Hello, I’m Ubuntu and you both suck!

ascii-art in 1939

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L’immagine in basso dimostra che il possesso di un computer è una condizione sufficiente ma non necessaria, per sentirsi geek; (potrei arrivare ad ipotizzare che l’essere geek sia addirittura una condizione a priori). Chissà poi se tale ingelatinato esemplare di proto-computer-artist, colto a rimirare estasiato la propria creazione, si rendeva conto di aver inventato nientemeno che l’ascii-art, pratica universalmente nota per la sua sostanziale inutilità.

Via: Modern Mechanix (Yesterday’s tomorrow, today.)

style = fart (anymore?)

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"Adotto una teoria molto vicina a quella musicale: prendo, remixo, campiono immagini, stravolgo, personalizzo, decontestualizzando e forgiando ogni cosa, come un cuoco, anzi, come un dj armato di campionatore"

Se pensavate che l’Austria abbia prodotto solo magnifici campioni di sci, (o ben il 5% dei lettori di questo blog): vi sbagliavate. Stefan Sagmeister, austriaco, benché attualmente residente negli Stati Uniti, è considerato, per chi non lo sapesse, fra i migliori e più influenti graphic designer degli ultimi anni; un po’ un Radiohead della grafica, per chiarire: deciso e intransigente sperimentatore, benché famoso e richiesto ovunque.

I suoi lavori sono fonte di ispirazione per chiunque miri a trascendere le logiche di una pratica troppo spesso sbilanciata verso lo stile a scapito dei contenuti.

In questa recente intervista ai tipi di DESIGNBOOM egli sintetizza il suo lavoro, le abitudini, i suoi interessi, e si concede di rivedere alcune vecchie prese di posizione (vedi titolo), correggendone talvolta il tiro.
Da leggere.

nota: il 5% austriaco dei lettori di questo blog si chiama Florian.

Barbaro (quello vero)

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"Lì, potevi valutare il valore di una ricerca dal numero di citazioni che ne facevano altre ricerche."
ah, ecco…

"….Restava da trovare un algoritmo di mostruosa difficoltà per tenere a bada quel calcolo vertiginoso di links che si intrecciavano: ma a quello ci pensò Page, che aveva un cervello matematico."
…e quindi Paperone chiese ad Archimede di costruirgli un’astronave galattica…, ah no, questa è un’altra storia...

"Secondo esempio. In genere noi ci fidiamo degli esperti: se nel loro complesso i critici letterari del mondo decidono che Proust è un grande, noi pensiamo che Proust è un grande".
bene, ora che ce lo conferma anche lui, possiamo crederci.  (magari sia un grande, ma sorvoliamo)

Baricco, noto esegeta del contemporaneo, semplifica per la gente comune quello che la gente comune sa già (e lui no).

Tuttavia devo ammetterlo: 
"La velocità è generata dalla qualità"  è lo slogan più azzeccato dai tempi de La potenza è nulla senza il controllo.
Povero Baricco, viva i Barbari.

Real time Rome

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Dovevano passare più di due secoli e mezzo perché Roma tornasse ai vertici della cartografia moderna. Di ben altri primati ci sarebbe bisogno, ma considerando che l’illustre precedente era niente meno che Giovanni Battista Nolli, la cosa si fa interessante.

Sto parlando dell’ultimo lavoro del MIT Senseable city lab, un progetto curato dal professore italiano Carlo Ratti, il quale, dopo il successo della prima esperienza (Mobile Landscape Graz), replica con la Capitale. Il lavoro si colloca all’interno di una ricerca su alcuni innovativi approcci di analisi dell’intorno costruito, basati su oggetti elettronici quali telefoni cellulari e palmari, la diffusione dei quali ha modificato radicalmente il modo in cui si descrivono e si comprendono le logiche urbane, oltre che gli strumenti usati per farlo.

Nel caso in oggetto, vengono utilizzati strati eterogenei di dataset  (mappe di dati sul territorio) per illustrare in tempo reale il ritmo della città: la mobilità urbana, descritta anonimamente sulle mappe attraverso segnali dai cellulari, è sincronizzata al flusso pedonale, del trasporto pubblico e del traffico cittadino, evidenziando fenomeni di ingorghi, cul de sac e rallentamenti. Per mezzo di tali tecnologie si può quantificare e descrivere il ritmo della Roma quotidiana e aiutare il cittadino nella scelta dei percorsi più agevoli da seguire, dei luoghi più frequentati, o di quelli meno rumorosi.

Analogamente, per mezzo del country code, è possibile rintracciare i movimenti di gruppi di turisti, evidenziandone, per ciascuno, le mete preferite e il flusso relativo.

Carlo Ratti, che presenterà i risultati in occasione della Biennale di Venezia 2006, colloca tale lavoro in un processo che trasformerà le mappe in futuri enormi database che "ci permetteranno - riporto testualmente - di estrarre frammenti adatti alle nostre esigenze, esattamente come facciamo oggi con Internet".

 

per approfondire:

G.B. Nolli: mappa di Roma (1748)   (1); (2)
MIT Senseable city lab
Mobile Landscape Graz
Biennale di Venezia 2006

Real time Rome
altri articoli: (1); (2); (3)

via: We-Make-Money-Not-Art.

get both sides

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La nuova campagna dell’agenzia grafica brasiliana Alma BBDO consiste in una serie di Ambigrams per la rivista Veja. Si potrebbe discutere sui problemi di accessibilità per individui affetti da difficoltà visive, (nuovo paradigma grafico del Web 2.0); in ogni caso trovo tali lavori piuttosto interessanti, in particolare questo in basso, legato alla vittoria di Bush alle elezioni:

clicca le altre per ingrandirle:

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don’t do this at work - 9

dont do this at work 3 Comments »

Tanto lo so. Lo so che alla fine ritornate sempre lì, a gustarvi colpevolemente quello che già conoscete…  I giochini sono come i libri, come gli album, vi accompagnano per anni, forse e anche più poiché non richiedono eccessivo impegno, non offrono un’immagine di voi, sono semplicemente lì, in attesa di farvi passare del tempo quando la pressione degli impegni vi costringe a dichiarare la resa. E inevitabilmente  finite per preferirne uno in particolare, quello che nel tempo si è meglio adeguato alla svogliatezza, ché si sa, è diversa per ognuno. Io ad esempio, ogni tanto torno a Puzzle Bubble, (ricordate? quello in cui devi unire tre pallini dello stesso colore per farli esplodere); quando mi secco di cercare, quando i riflessi non rispondono adeguatamente, quando ogni altro tipo di attività è sollecitamente escluso dalla mia inerzia fisiologica. Guardo quei pallini e mi rilasso una mezz’ora, sapendo ciò che mi aspetta, senza troppo sforzo, come una camomilla o una dormita pomeridiana… 
Beh, ultimamente ho scoperto una variante  "spiraliforme" di Puzzle Bubble, dove neanche il titolo si impegna troppo ad uscire dal seminato. Lucky Bubble forse non sarà all’altezza dell’originale (con tutti quei ricordi…ehm… non esageriamo) ma fa il suo lavoro, e senza pretendere troppo. Avanti, allora.

A grande richiesta

itaglia e itagliani, pillole 5 Comments »

Finalmente, anche se un po’ in ritardo rispetto al solito, l’articolo stagionale di Repubblica:



Ansia  e trepidazione per l’inevitabile prossimo scoop:
"Temperature record: non faceva così caldo dal 1655."

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