Pixel-o-rama

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Mi capita talvolta di visitare l’home page di uno dei miei disegnatori preferiti di sempre, Craig Robinson, più conosciuto come Flip Flop Flyin’; e immancabilmente provo la strana impressione di tornare a far parte di un microcosmo di bizzarri personaggi, nel frattempo cresciuti, aumentati in numero, o temporaneamente dormienti, in uno scorrere rallentato del tempo. Sarà che sono cresciuto a Richard Scarry e Peanuts, ma la malinconia e la dolcezza di certe strisce illustrate premono su un lato infantile di me che vive rintanato e in letargo, e che si rivela solo quando ne sente il bisogno.  In Flip Flop Flyin’ si entra in punta di piedi, quasi a non voler disturbare lo scorrere degli eventi, quasi in una fiera di paese in cui i bambini gridano e siedono per assistere ai teatrini di "David con un braccio più lungo", di "Flip Flop Flyin’", alter ego dell’autore; di "Pete and Bob"; dei "Minipops", piccoli ritratti di celebrità; e di tutti gli altri che si sono aggiunti nel tempo.
Non una penna a delineare i personaggi, né un acquerello a descrivere gli ambienti: FFF nasce dalla grafica retrò dei primi Paint di Macintosh o Pc, dalla sintesi al pixel che ne costituisce la cifra stilistica; una modalità espressiva temporaneamente resuscitata tre o quattro anni fa, e oggi cristallizzata in un limbo in cui a pochi è permesso l’accesso.
Se vi capita di fare un giro da quelle parti, pensate a quando avete riaperto quello scatolone polveroso di vecchi libri illustrati con i quali vi addormentavate da piccoli:  chissà che non vi ritroviate a scarabocchiare lo schermo…

Don’t you find real life boring?

virtual chronicles, world weird web 20 Comments »

["What an online world like Second Life makes possible is a convergence between gaming and everything else that makes life worthwhile– politics, science, ideas, art, spirituality, love, desire, community. In SL, you can create a place for these essential elements of the human experience in what superficially resembles a video game, and *play* with them on a tactile, immersive level. Ms. Pac Man still dodges her ghosts– but now she can also meet one of the world’s most influential political analysts, experience an interactive art installation memorializing the bombing of Hiroshima, or get a hands-on demonstration of evolution in action"].

Questa è l’opinione di Mr. W. James Au (AKA Hamlet Au ), ossia  il primo (?) giornalista embedded in un mondo virtuale, [nella fattispecie: in Second life] e detentore di un seguitissimo blog, piattaforma della propria attività.

Per chi non mi segue più: Second Life è probabilmente il mondo virtuale che ha avuto il maggior successo dalla sua nascita, nel 2003: milioni di persone vivono, dialogano, interagiscono, creano, pensano  mediante i propri avatar, in una società interamente ospitata all’interno di server.

Sin dal 2003, dicevo, W. James Au, sotto lo pseudonimo di Hamlet Linden, ha avuto il compito di analizzarne - al pari di un giornalista embedded in una società emergente — le controversie,  le personalità, le innovazioni e le ambizioni; contemporaneamente a questioni più profonde sull’identità, sulle norme sociali e sull’organizzazione oltre che sulle espressioni culturali degli stessi mondi online più in generale.

Regine di We-Make-Money-Not-Art, pur confessando di aver abbandonato il gioco online sin dai tempi di PacMan, pubblica una lunga ed interessante intervista al personaggio, che va dall’analisi dell’evoluzione del giornalismo e delle sue prospettive - basti pensare che il quartier generale virtuale del sen. John Kerry fu uno dei più attivi -; fino al dibattito su temi inerenti le relazione fra i cittadini di Second life, sull’integrazione di elementi dell’economia reale, e sulla controversia riguardo ai limiti etici della stessa.

per approfondire:
mondi virtuali su wikipedia
second life su wikipedia
secondlife.com

Giant Steps (of 3d art)

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tags: music flash animation jazz video cool art 3d
ovvero: "Giant Steps" di John Coltrane, "eseguita" con Maya. (by: Michal Levy)

106? ma che c…. succede qua?

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Cosa può succedere se in una giornata di sole si fonde contemporaneamente il cervello ad una decina di personalità virtuali della blogosfera romana (e non solo)? Succede che si indìce una gara per risultare il 100° commentatore di un post in un blog di qualcun’altro, vincendo una vacanza immaginaria in un posto immaginario.
(Da) qui.  Paradossalmente: incommentabile.

don’t do this at work - 8

dont do this at work 3 Comments »

[il-logica dei giochini - Orangutwang]

Dunque:
1. sei un orango,
2. cerca di andare verso l’alto stirandoti per aggrapparti agli anelli,
3. raccogli le banane che incontri durante la salita,
4. evita il contatto con i ragni.

Mi manca qualche nesso, ma va bene così…

pungiti il dito 8x

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A proposito di "Instructional graphics", di cui accennavo qualcosa pochi post fa, che ne dite di questa pubblicità per la marca di cerotti e medicamenti Hansaplast ©, vero e proprio detournement di istruzioni di montaggio simil-Ikea? (autori: Jens Pfau and Martin Edman).

clicca sulle altre per ingrandirle:

  

incompiuto?

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Inachevé di Isabelle Krieg è un’opera che vive di allusioni e contrasti, e di una interessante fruizione progressiva per livelli eterogenei.

In un primo momento non si vedono che tazze sporche impilate dentro e accanto bacinelle piene d’acqua; più da vicino si percepiscono, nelle macchie di cioccolato all’interno delle tazze, visi e figure umane; ma è solo ad un’osservazione più approfondita che le macchie assumono sembianza di visi noti: personalità politiche, culturali, sportive; gente conosciuta o meno, copiate da immagini dei giornali dell’epoca (aprile-maggio 2003). La prossimità dell’acqua implica un pericolo costante di diluizione, poiché le macchie vengono conservate solo per essiccazione, e si rimanda al concetto fondante dell’opera: una reazione (emotiva?) alla guerra in Iraq.
Mi chiedo se "Incompiuto" non sia tanto il titolo dell’opera, quanto il fine della stessa: malgrado una certa raffinatezza, i rimandi e le allusioni mi sembrano piuttosto labili, se non del tutto eccessivi.

make a stand

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Il nostro amico P., di cui ci sono ben più note le doti musicali, ci mette di fronte alle sue finora celate (benché a quanto pare: altrettanto interessanti) peculiarità : una discreta abilità nell’accostamento di colori improbabili, unita all’eccezionale capacità di far risaltare delle caviglie da modella; il tutto, attraverso accoppiate di verdirosse Adidas con opache calze seventies da Repubblica democratica tedesca; e il colpo di grazia, se non vedo male: un inizio di gonna più in alto… Non posso che ringraziare sinceramente, hai fatto tuo lo spirito di Socks.

psicografici

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Ho sempre trovato interessanti, alcune forme di arti grafiche parallele, talvolta sottostimate, aventi  linguaggi propri e dall’impatto sulla cultura di massa spesso più rilevante e duraturo di quanto si possa immaginare. Potrei fare l’esempio della "grafica per le istruzioni d’uso", o dell’ "infografica" nella sua accezione più limitatamente giornalistica. Qualcosa di simile, in quanto a felicità di risultati e congruenza rispetto al contenuto, la scopro in questi esempi anni ‘60 e ‘70 di pubblicità di medicinali, originariamente apparsi sulle pagine della rivista medica "Clinica Rural" e intelligentemente raccolti dall’utente Flickr Ex Novo. Come annunciano gli esempi qui in basso, ne vale la pena.

Web 2.0: here we go!

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Pare che il vecchio detto della volpe che, incapace di raggiungere l’uva, la considera acerba sia valido anche per il 2006. Considerando che le mie conoscenze patchwork fai-da-te di Html, Css, XHtml sono mediamente ferme alla versione 1.0 (se non alla 0,5, siamo seri), è un piacere tutto da gustare per me presentarvi gli:

8 WEB DESIGN CLICHÉS OF 2006

Dicevo, la volpe e l’uva: e se lo chiamassi So.Cks?
Oppure Sockr?

(e poi: notato il riferimento al 4° cliché?)

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