I wish this would be your colour

arts and crafts, suoni 16 Comments »

Nelle fessure delle parole, quando il confine con le immagini si fa scivoloso, incerto, tagliente, allora il pensiero celato si rivela attraverso sinestesie solo apparentemente casuali, frutto dell’accumularsi nel tempo dei sedimenti di un’intera cultura.
Quando il sole brucia i suoi ultimi istanti e la memoria solidifica certezze destinate a crollare insieme agli edifici costruiti sulle sue fondamenta, allora è nel buio che vivranno esseri mostruosi e belli ad un tempo, e il contrasto striderà fra le piaghe di Sabrina.


Sabrina - Einstuerzende Neubauten

It’s not the red of the dying sun
The morning sheets surprising stain
It’s not the red of which we bleed

The red of cabernet sauvignon
A world of ruby all in vain

It’s not that red

It’s not as golden as Zeus famous shower
It doesn’t come, not at all, from above
It’s in the open but it doesn’t get stolen
It’s not that gold
It’s not as golden as memory
Or the age of the same name

It’s not that gold

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish

It is as black as malevitch’s square
The cold furnace in which we stare
A high pitch on a future scale
It is a starless winternight’s tale
It suits you well

It is that black

I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
I wish this would be your colour
Your colour, I wish

post di servizio / il blog col vicinato

socialize it 26 Comments »

Rieccomi tra voi. Durante gli ultimi due giorni di agonia (in cui non riuscivo neanche a reggermi in piedi… virus della tesi, ecco) gradite novità hanno alleviato la mia degenza: innanzi tutto accogliamo nel nostro generoso grembo Panapp e Pasquale "Babsi" La Forgia (che ringrazio per il link). Invito con l’occasione a proseguire nel suo integratore la discussione sulle play girls, visto l’interesse che ha mostrato (per una in particolare :).

Un saluto a due blogfellas d’eccezione - di nuovo online - : t.a.f.k.a.Foodstock e Santafede, con tanto di video e header nuovi; e un altro affettuoso a Kamal, che ho appena saputo costretto a casa da una distorsione alla caviglia. E poi è tornato anche Inkiostro, che ci ha da poco linkato: non ho proprio più scuse per rimanere a letto.

Ma è mio preciso dovere, dopo cinque post di rodaggio e tanto di scritta in alto sulla colonna laterale, dichiarare ufficialmente che Socks d’ora in poi non è solo colpa mia. Per i soliti commenti, insulti, minacce personali, è gradito uno sguardo all’autore dei post.
A poi.

TXTual healing

arts and crafts, go public 6 Comments »

Un progetto molto semplice, ma estremamente efficace e interessante, che lavora sull’idea di un’arte "interattiva" in cui il pubblico realmente conferisce all’opera una sua direzione imprevista.

Delle grandi nuvolette (quelle dei fumetti, per intenderci) vengono proiettate sulla facciata di un edificio, vicino a porte e finestre, in maniera tale da incoraggiare i passanti a immaginare i discorsi che potrebbero provenire dall’interno del palazzo stesso. In precedenza, l’autore/artista distribuisce, nei pressi dell’area in cui verrà visualizzata l’istallazione, dei volantini con su scritto un numero di cellulare e alcune semplici istruzioni; sono quindi le persone che passano a generare attraverso sms i dialoghi immaginari provenienti dagli edifici, da spettatori e autori insieme, interpretano una performance dagli esiti sempre diversi.

E’ nelle intenzioni dell’autore far pensare a forme del rapporto tra pubblico e privato (la facciata come filtro tra l’abitazione e la città) e a cosa avverrebbe se venissero resi evidenti all’esterno i pensieri e i discorsi che si celano nell’interno di ambiti privati.
Paul Notzold dichiara di essere interessato a realizzare le sue performance ovunque gli venga chiesto, di non avere soldi, ma di essere un eccellente ospite…fate un po’  voi!

Game boys for play girls

arts and crafts, japanism, playtime 14 Comments »

Onestamente l’intervista a Barbara ‘Babsi’ Lippe mi lascia più dubbi aperti che risposte.
La novella PhD, fresca indagatrice dei rapporti tra videogioco e cultura femminile nella propria tesi di dottorato, risponde a un variegato spettro di domande nell’ultima intervista di Pingmag. 

Come si può distinguere tra videogiochi tipicamente occidentali e tipicamente giapponesi? Quale grado di dignità hanno acquisito i videogame nella nostra produzione culturale e in quella asiatica, implicando già nella domanda un’analisi dello sfondo sociale inerente? E poi: Si può parlare di videogame di genere? In quali tratti si distingue un prodotto destinato ad un mercato prevalentemente femminile?

"It might be the emphasis on storyline in many Japanese games, the more artistic grade of graphical abstraction, the lack of repetitive violence - girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom - and the existence of strong female characters that make many Japanese games more appealing than the American mainstream".

Why do you think that the Japanese cuteness gets accepted in the West, where being cute can sometimes be an “insult” for a woman?


“Cutesy” girl imagery with lots of pink is the norm in Japan


Because it is exotic. Because Japan is cool at the moment. (…). However, many Westerners equal cuteness with kitsch and childishness. I think because the Western culture is a reading culture based on an abstract alphabet and not graphemes like Japanese kanji any information that is drawn instead of written is seen as inferior. So there is almost no character business for adults in the West, and there is rarely a mascot used instead of a logotype.

Mi chiedo retoricamente se si possano davvero liquidare tutti questi argomenti in un’intervista di una paginetta scarsa, e mi rispondo che no: occorrerebbe una lettura più approfondita del libro in uscita, tratto dal denso dottorato che pare arrivi a pesare mille e più pagine. Ovviamente solo per (social) geek intenditori.

Face the truth:

arts and crafts, socialize it No Comments »

Via: Polaroid

(iDrew) giulia

arts and crafts, idrew, socialize it 4 Comments »

Un paio di sere fa io e mb ci siamo ritrovati con flo e giulia alla mitica pizzeria di S.Lorenzo "il Maratoneta".
A S.Lorenzo tutti sanno che sport e pizza hanno radici comuni che si perdono nella notte dei tempi, e se non ci credete, provate a fare un salto anche al "Formula 1", o al "Podista", fra le mie preferite.
Tra una birra e l’altra, antipasti posticipati e accese discussioni su quello che faremo da grandi, mi è tornato in mente questo poster; un regalo di compleanno realizzato in flash e photoshop.

Songtapper

suoni, world weird web 3 Comments »

Riepilogando: ha riconosciuto Smells like teen spirit e Come as you are, ha fallito miseramente con Seven Nation Army e Big mouth strikes again degli Smiths, ha superato senza incertezze Hey Jude e ha dimostrato una buona cultura musicale con Souljacker Part 1 degli Eels; ma poi è vergognosamente crollato sulla dolce Crystal Lake dei Grandaddy scambiandola per la  tremenda I need a bitch di un certo Nate Dogg…
Song tapper, un semplice motore di ricerca di pezzi musicali in flash in grado di riconoscerne il ritmo battuto con la barra spaziatrice, non è affatto male.
O meglio: accuratezza: 6+, "addittività": 9; idea alla base: priceless.

sit and PLAY.orchestra

arts and crafts, suoni No Comments »

PLAY.orchestra è un’installazione inaugurata il 17 agosto nei pressi del Royal festival Hall, costituita da 56 cubi di plastica e 3 hotspots disposti a orchestra ed equipaggiati di luci e amplificatori. Sedendosi sopra ciascun cubo o rimanendo di fronte ad un hotspot si ottiene il suono di uno strumento;  di conseguenza, l’interazione di 56 persone rende possibile l’ascolto di un’intera pièce. Tramite cellulare bluetooth si potranno ricevere i sample audio ottenuti, che è possibile caricare a partire da settembre nella libreria pubblica dell’installazione.

Purtroppo non ho ancora trovato video, ma il materiale in rete è piuttosto ricco e comprende, oltre ad alcune foto su flickr, fra cui questa in basso, anche un production blog, mediante il quale è possibile farsi un’idea del progetto e della complessità della sua realizzazione.

Daniel Harris del Central Saint Martins, autore delle stesse foto e convolto nell’opera sin dall’inizio, ne parla nel proprio sito:

“I was then responsible for the various human, computer and physical interfaces used in the build. 2 miles of cable are used to connect the 60 seats with the control system, which runs on a midi based Max / MSP system.

The Objective was to get non-traditional audiences to experience an orchestra from new angles, and to involve themselves in activity of the philharmonia orchestra. For this purpose, a bluetooth system was set up, where members of the public can submit their own samples for composers to put together into a piece that will be played in the last few weeks of the installation.”

Via: Pixelsumo e MAKE Magazine.

Menopause

arts and crafts 4 Comments »
(al MAXXI fino al 27 Agosto)

Il vivere quotidiano al femminile, così come immaginato da stereotipi centenari, così come deposto negli archivi di un subconscio personale, è il tema di fondo dell’intera opera di Rosemarie Trockel e il filo che guida la sua mostra, in via di conclusione, al MAXXI di Roma.

Dalle tele composte “a maglia” che fanno eco alle tendenze più disparate dell’arte, con riferimenti al minimalismo, all’astrattismo, alla semplice arte decorativa si passa a collezioni di oggetti, piccole sculture incentrate sul tema del corpo, della sessualità, dei ruoli tradizionalmente associati all’universo femminile. Tutto è riprodotto attraverso l’eterogeneità di materiali legati a un immaginario domestico e riletti da una consapevolezza ironica: un ferro da uncinetto unito a una piastra da cucina diviene un giradischi, una spugna per pulire: un oggetto scultoreo. Sullo sfondo, il rumore incessante di quella che si rivela una donna-robot intenta a strofinare all’infinito il pavimento.

Fuori dalla sede temporanea del museo che ospita la mostra si innalzano le intricatissime impalcature a sostegno delle violente strutture del MAXXI che sarà (speriamo presto); si inizia a intuire un’opera figlia di un’altra donna, Zaha Hadid, lontana certo dalla “leggerezza” della Trockel e dalle sue allusioni ad un passato di debolezza e subalternità.

Una tensione imprevista tra due espressioni antitetiche della condizione femminile?


ROSEMARIE TROCKEL
Menopause
fino al 27 Agosto 2006
MAXXI -MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO

Io non c’ero (…meno male)

itaglia e itagliani, world weird itself 4 Comments »

Quando lavorare alla tesi il 20 agosto dopotutto non è il male peggiore.
(clicca sulle immagini, se proprio…)

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