Il termine street art, in particolar modo per i non addetti ai lavori, può riferirsi a qualsiasi forma di arte "illegale" realizzata in spazi pubblici. Sempre più spesso, tuttavia, con questa espressione si vogliono distinguere vere e proprie opere di design artistico, dai graffiti ormai tradizionalmente visibili sui muri delle stazioni metropolitane, oltre che dall’accusa frequente di avere natura di atti vandalici.

Pingmag.jp ha pubblicato sul web una recente intervista ai Wooster Collective, due newyorkesi che da anni documentano online i migliori lavori effimeri apparsi nelle strade del mondo, registrando circa 100.000 visite al giorno.
Il discorso è centrato inzialmente su artisti e opere preferiti: da David Choe con il suo "A day in the life", passando per gli inumani stencil cutting demo di Logan Hicks, fino a vere e propre sculture di strada come quelle di Mark Jenkins:


  (clicca sopra le immagini per vedere come sono realizzate)

… per poi affrontare argomenti generali sulla street art, dalla sua possibile definizione ai limiti che comporta un’esposizione così massiccia.

"Do you worry that street art will lose relevancy through mass exposure?

Yes, and no. It will lose some of it’s power, but people will constantly be hitting the streets doing new things. It will morph into something new. And this is exciting"

Naturalmente su Wooster Collective compare anche il nostro Sten, che gli amici romani avranno imparato ad apprezzare per i suoi lavori lungo le vie di San Lorenzo e di altri quartieri della capitale.
E altrettando imprescindibile è il lavoro di Bansky, tanto celebre da produrre un aumento dei prezzi delle case nel quartiere di Londra in cui opera.

Qui: due fra i suoi ultimi lavori, sul (vergognoso) muro che separa Israele dalla Palestina: