Menopause
arts and crafts August 20th, 2006Il vivere quotidiano al femminile, così come immaginato da stereotipi centenari, così come deposto negli archivi di un subconscio personale, è il tema di fondo dell’intera opera di Rosemarie Trockel e il filo che guida la sua mostra, in via di conclusione, al MAXXI di Roma.
Dalle tele composte “a maglia” che fanno eco alle tendenze più disparate dell’arte, con riferimenti al minimalismo, all’astrattismo, alla semplice arte decorativa si passa a collezioni di oggetti, piccole sculture incentrate sul tema del corpo, della sessualità, dei ruoli tradizionalmente associati all’universo femminile. Tutto è riprodotto attraverso l’eterogeneità di materiali legati a un immaginario domestico e riletti da una consapevolezza ironica: un ferro da uncinetto unito a una piastra da cucina diviene un giradischi, una spugna per pulire: un oggetto scultoreo. Sullo sfondo, il rumore incessante di quella che si rivela una donna-robot intenta a strofinare all’infinito il pavimento.
Fuori dalla sede temporanea del museo che ospita la mostra si innalzano le intricatissime impalcature a sostegno delle violente strutture del MAXXI che sarà (speriamo presto); si inizia a intuire un’opera figlia di un’altra donna, Zaha Hadid, lontana certo dalla “leggerezza” della Trockel e dalle sue allusioni ad un passato di debolezza e subalternità.
Una tensione imprevista tra due espressioni antitetiche della condizione femminile?
ROSEMARIE TROCKEL
Menopause
fino al 27 Agosto 2006
MAXXI -MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
Twitter loading...


August 21st, 2006 at 10:52 pm
Il primo femminismo lottava per l’uguaglianza uomo-donna; elevare cioè la condizione femminile ai fantastici livelli di quella maschile.
La contemporaneità scopre un nuovo femminismo: il femminismo “di genere”, che esorta invece alla riscoperta delle particolarità femminili, della differenza intrinseca, dei ruoli passati da ribaltare in situ (il situ resta l’essere femmina).
La donna acquisisce nuova importanza dal suo essere donna, e non dal divenire surrogato dell’altro sesso.
L’aspetto negativo di questa evoluzione del femminismo, è, per me, l’eccessiva separazione dei gruppi, una sorta di ghettizzazione; sia nei confronti dell’altro sesso, che all’interno dello stesso “mondo femmina”.
La Trockel forse può essere inserita in questa seconda corrente, mentre Zaha Hadid potrebbe essere più “femminismo di prima ondata”…
Lei, però, si è sempre dichiarata “architetto” e ha sempre rifiutato di essere fagocitata dai meccanismi del femminismo, sottolinenado l’indipendenza della professione da questioni altre.
(nel numero 257 della rivista Parametro, “Le Architettrici”, mi sembra infatti che non ci sia; forse dice qualcosa nel numero 732 di Casabella, dove tra l’altro appare l’articolo “l’Architettura sessuata”… ben due numeri “di genere”… pensa…)
Quindi, la vera domanda è: esiste l’arte di genere?
…Probabilmente esiste nel momento in cui l’artista la dichiara tale.
Quindi la seconda domanda è… ha senso fare “arte di genere”? E “Architettura di genere”?
tanto lo sai chi sono
August 21st, 2006 at 11:00 pm
dimenticavo: http://panapp.splinder.com/ ;))
August 22nd, 2006 at 3:18 pm
La Trockel oltre che essere artista-donna, è interessata alla tematica dal punto visto sociale da sempre e se ora le mostre d’arte “di genere” ( perché dichiarate come tali) sono spesso anche inutili dal mio punto di vista (se ne potrebbe discutere, ma è lunga), la sua “polemica”, a mio parere, mantiene un certo vigore anche dovuto al fatto di essere stata snodata in un lungo percorso artistico.
Il rifermento a Zaha Hadid è più complesso; è un architetto (credo anch’io non molto interessata alla questione del genere) ed è una protagonista di un mondo , l’architettura che ancora vede davvero poche donne con una produzione e una risonanza di questa portata.L’architettura “di genere” non credo però che possa esistere, non mi sembra un mezzo adatto a veicolare alcuni temi, anche se non conosco gli articoli di cui parli ..”architettura sessuata??” ma…però mi incuriosisce, non mi sono mai posta il problema in questi termini.
Comunque, nonostante tutto, in questo momento a Roma ci sono due cantieri per due musei di arte contemporanea su progetto di due architetti donna!!!
tanto lo so chi sei
…infatti avevo pensato a te quando ho scritto il post perché so che è un argomento che conosci bene e la tua reazione mi interessa.
August 28th, 2006 at 9:38 pm
d’accordo con te:
poche donne nell’architettura, poca produzione femminile, poca risonanza. ma l’architettura “di genere” sembra anche a me una barzelletta… i due numeri sopra citati, non li ho comprati, infatti.
esattamente cosa ha di diverso l’architettura dalle altre arti? perchè l’architettura “di genere” mi farebbe ridere mentre l’arte della Trockel no?
è solo per via della funzionalità?
…
le donne che lottano per un’arte “di genere” sono da deridere?
(un conto è l’attivista che sposa la causa, un conto è l’artista che ne fa sua ricerca personale).
insomma, la questione non mi si risolve per nulla.