Game boys for play girls
arts and crafts, japanism, playtime August 26th, 2006Onestamente l’intervista a Barbara ‘Babsi’ Lippe mi lascia più dubbi aperti che risposte.
La novella PhD, fresca indagatrice dei rapporti tra videogioco e cultura femminile nella propria tesi di dottorato, risponde a un variegato spettro di domande nell’ultima intervista di Pingmag.
Come si può distinguere tra videogiochi tipicamente occidentali e tipicamente giapponesi? Quale grado di dignità hanno acquisito i videogame nella nostra produzione culturale e in quella asiatica, implicando già nella domanda un’analisi dello sfondo sociale inerente? E poi: Si può parlare di videogame di genere? In quali tratti si distingue un prodotto destinato ad un mercato prevalentemente femminile?

"It might be the emphasis on storyline in many Japanese games, the more artistic grade of graphical abstraction, the lack of repetitive violence - girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom - and the existence of strong female characters that make many Japanese games more appealing than the American mainstream".
Why do you think that the Japanese cuteness gets accepted in the West, where being cute can sometimes be an “insult” for a woman?

“Cutesy” girl imagery with lots of pink is the norm in Japan
Because it is exotic. Because Japan is cool at the moment. (…). However, many Westerners equal cuteness with kitsch and childishness. I think because the Western culture is a reading culture based on an abstract alphabet and not graphemes like Japanese kanji any information that is drawn instead of written is seen as inferior. So there is almost no character business for adults in the West, and there is rarely a mascot used instead of a logotype.
Mi chiedo retoricamente se si possano davvero liquidare tutti questi argomenti in un’intervista di una paginetta scarsa, e mi rispondo che no: occorrerebbe una lettura più approfondita del libro in uscita, tratto dal denso dottorato che pare arrivi a pesare mille e più pagine. Ovviamente solo per (social) geek intenditori.
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August 27th, 2006 at 7:25 pm
Molto interessante. Un po’ basso il profilo dell’intervistatore/trice. Come si può chiedere:
Why do you think that the Japanese cuteness gets accepted in the West, where being cute can sometimes be an “insult” for a woman?
Da quando l’essere “carucce” - nel senso più zuccheroso e cartoneanimatesco del termine - è un’offesa per le donne occidentali? Basta guardare quante idiozie di pupazzetti e pupazzotti pendono dai cellulari di insospettabili studentesse di filosofia (o paludate professioniste). Credo che questa - del resto noiosa - preclusione femminista (o femminile?) alla “stupidità” sia piuttosto datata. Non credi?
Un (social) geek convinto.
August 27th, 2006 at 7:36 pm
comunque…
io voglio sposare questa donna. barbara lippe, mica pippe! se ci sei, io sono qui, e ho intenzioni serie!
international version: barbara, would you marry me? i’m a serious guy with serious intentions. and i’m not joking.
August 28th, 2006 at 10:14 am
Il Dott. La Forgia, di questi tempi, sposerebbe chiunque, ad ogni modo e’ un piacere incontrarla qui, dove mi ero mestamente recato per annunciare il mio atteso, quanto involontario, rientro dalle vacanze.
Ricomincia una stagione di forsennati post interlavorativi.
Buongiorno a tutti.
Erfin.
August 28th, 2006 at 11:46 am
Probabilmente l’influenza di cartoni animati e gadget giapponesi a partire dagli anni ‘80 ha limato alcune differenze culturali tra giappone, europa e stati uniti, più evidenti in precedenza. Ma anche se hai ragione a notare quanto ormai sia datata l’osservazione dell’intervistatore, direi, per esperienza non-ancora-diretta che la diffusione di gadget, pupazzetti, sticker ecc. da un lato, e di atteggiamenti tipicamente “cute” in Europa, non ha ancora raggiunto i livelli endemici che ci sono in Giappone. D’altra parte le mode si diffondono velocemente.
In ogni caso, come ho scritto, l’intervista (comprendendo domande e risposte) mi lascia molti dubbi su alcuni punti che ritengo trattati in modo eccessivamente superficiale e mi interesserebbe leggere il libro per cercare di fugarli:
da’ uno sguardo a questo commento, al proposito. (lo copio perché non posso linkarlo direttamente):
Essentially this is the work of someone who simply has a bias toward a certain kind of gaming, namely the “quirky” Japanese style, and has let this influence her perception of all other kinds of games.
There are a lot of horribly ill-conceived stereotypes at work here, and I wanted to take this opportunity to call Babsi out of a few of them:
“I would say that Western games are more realistic and more serious. Japanese games are more physical, more fun, more family-friendly and more humorous.”
This is a completely absurd statement. Both western and eastern games run the full spectrum of all these traits.
Now I first want to point the transparent bias exemplified by claiming that “fun” is a stonger value in Japanese games. As if ANYONE plays games that they don’t consider fun! At best this shows a self-centered notion of what constitutes “fun.”
Take for example the ever-popular Grand Theft Auto series, which are famous for their dark sense of humor (though I get the feeling that Babsi here probably hasn’t played the game for 10 minutes to realize this). Compare this to the relatively deadpan Japanese equivalent, Yakuza.
One should also consider very successful lighthearted western games in like Jak and Daxter, Rayman, Earthworm Jim, Toejam and Earl, Sam and Max…
Also, many of Japan’s most popular franchises are quite “serious.” The Final Fantasy games are known for melodrama and angsty, tortured characters. Metal Gear, too, is a quite dark drama centered on the threat of nuclear attack. Japan’s most prolific RPG series, Megami Tensei, is a very bleak series centered on themes of nihilism and moral ambiguity in a post-nuclear Japan. Both Eastern and Western games have many, many successful games that are both humorous and serious.
And the gall to claim Japanese games are more physical?! The Japanese gaming market features much more turn-based gaming! Western RPGs almost never have turn-based systems, where Japanese games often do. Similarly strategy games in the West are more often of the real-time variety, where in Japan they are almost entirely turn-based.
I won’t extesively debate the family-friendly thing, but I would like to point out the irony that Japanese games are very frequently
“Newer Japanese games like Electroplankton or Nintendogs are games that do not force the player to be competitive. They are open-ended, playful interactions. They are not inherently thrilling - they can even be relaxing. Non-competitive videogames are a novelty in the West and I think many players are becoming tired of the rigid notion of direct competition, high-scores and zero-sum losers.”
I’d just like to point out that the best selling game of all time in the West is, in fact, an open-ended, non-competitive game by the name of The Sims.
“girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom“
Jesus Christ, do I even need to address this kind of childishness? I get it, we’re rotten, made out of cotton.
Posted by: Travis Fahs on August 27th, 2006 at 11:55 pm
August 28th, 2006 at 11:49 am
comunque “Barbara Lippe mica pippe!” è una poesia. Anzi: un haiku.
August 28th, 2006 at 12:48 pm
@ fooosco:
non so. mi sembra che travis (il commentatore) ci dia dentro troppo duramente. e non lo dico solo perché babsi è mia promessa sposa.
scherzi a parte, mi sembra che alcune cose nell’interessante post di travis siano esagerate. quelle della lippe sono delle riduzioni necessarie, i termini di una distinzione. è ovvio che poi nello specifico potremmo trovare milioni di piccole eccezioni che però non smuovono un granché il miliardo di conferme che abbiamo sotto gli occhi. il fatto che in giappone spopolino giochi che per modalità di fruizione ed essenzialità grafica non troverebbero mercato in occidente mi sembra evidente (basti pensare a tutti quei giochi di memorizzazione di sequenze di suoni).
anche la questione della non-occidentalità della cuteness secondo me è tutta da vedere: è chiaro che in giappone la cuteness zuccherosa è storicamente attestata a livelli epidemici, ma il fatto che da noi - terra di donne costrette a credere che tetraggine fosse uguale a intelligenza - i pupazzetti si infiltrino nella vita di donne serie e seriose è un indice da non sottovalutare.
l’esempio più lampante del bisogno di zucchero delle donne occidentali sta nel fatto che molta di questa childishness viene giustificata dal filtro del sarcasmo o del cinismo: vedi gli happy tree friends, it’s happy bunny, varie pupazzate gothic (l’esplosione a scoppio ritardato del merchandising di nightmare before cristhmas) e altre fregnacce cattive che stanno spopolando fra le donne che non rinunciano al loro essere “intelliggentizzime”. non credi?
@ elvio:
come vanno le tue emorroidi?
August 28th, 2006 at 12:51 pm
ah, dimenticavo! ho fatto anche io un post su questa intervista alla lippe. niente di che, giusto una segnalazione. eccolo qui:

http://integratore.blogspot.com/2006/08/game-boys-for-play-girls.html
e poi ti ho linkato, caro il mio fooosco. mi hai fatto conoscere mia moglie, mi sembrava il minimo.
ciao
August 28th, 2006 at 1:10 pm
Scusate,
non avevo capito che c’era di mezzo un confronto di tale portata.
Visto che qui tutti fanno promo, segnalerei la ben piu’ seria campagna foodstock in corso su: http://foodstock.splinder.com
Se barbara Lippe non ti vuole, in quanto uomo mediocre, subentro volentieri io. ma hai l’indirizzo?
Elvix.
August 28th, 2006 at 7:09 pm
rimando il mio commento a domani, ora non ho tempo per formulare…
dovrei andare a cena da qualcuno…
forse!
fosco!mb!chedevofare!
il vino tanto c’è.
August 28th, 2006 at 7:15 pm
…ops!
…letto ora!
torno dopo per il commento e per l’altro commento (MB)
August 28th, 2006 at 7:59 pm
scusate, ma Fosco è in pessime condizioni e si esprime solo tramite strani suoni…ha detto in un momento di lucidità che vi risponderà domani, intanto se riesco a ricollegare i vari discorsi vi farò sapere la mia opinione su questa sega mental..ehm complesso argomento
@Santafede: mi dispiace!!comunque sono davvero contenta che tu sia “tornata”!
August 28th, 2006 at 8:45 pm
mmm..direi che nel complesso sono d’accordo con le accuse rivolte da Travis, le generalizzazioni sono veramente troppe e risalta tra tutte la frase :
the lack of repetitive violence - girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom - and the existence of strong female characters that make many Japanese games more appealing than the American mainstream.,
tanto più se si considera che i videogames “al femminile” che Babsi cita sono Super Princess Peach e Cooking Mama !!!! ..mi dispiace per la vostra futura moglie, ma mi pare che abbia le idee un po’ confuse…
August 28th, 2006 at 9:30 pm
mi rifiuto.
non posso parlare di certe cose associandole ad un VIDEOGAME.
rimando invece alla molto più interessante conversazione che si sta tenendo sempre in questa sede, nel post “menopause”.
(post di MB, notare bene!!!).
August 29th, 2006 at 1:40 am
Hello, son tornato a fare una visitina su questo blog molto bello ed anche stavolta ho trovato discussioni interessanti. Sul rapporto ragazze/videogiochi, e più ancora ragazze giapponesi/videogiochi: è lo stesso che in Italia può starci fra ragazze/libri o ragazze/cucinare; cosa c’è di più consono? Il fatto è che in Giappone, fra i vari difetti, c’è una qualità davvero mirabile che è la pari nobiltà dei media, ovvero un libro non è necessariamente più intellettuale di un fumetto perché il libro è storicizzato ed il fumetto no: ogni media assume quindi il valore di portatore di contenuti, in forme diverse da supporto a supporto. Spero di essermi spiegato. Al videogioco SquareEnix viene attribuito lo stesso valore culturale dell’ultimo best seller di Banana Yoshimoto, perché appunto i media sono parificati. Le donne giapponesi hanno sempre giocato ai videogames, è in Occidente che la donna ha sempre avuto un posto in minoranza fra i passatempi “maschili” (videogames, fumetti, eccetera). In Italia, all’inizio degli anni ‘90, meno del 10% dei lettori di fumetti era donna; ora lo è il 45% (dati del 2002, se non sbaglio), e questo perché l’introduzione dei fumetti femminili (shojo manga) da noi ha portato una fetta di pubblico ad addentrarsi in media prima anticonvenzionali, che partendo appunto dagli shojo hanno spaziato un po’ vunque. Ora, mia sorella tredicenne (ma con due fratelli maschi 21 e 23 anni- io), ammazza gli zombie ed i samurai sulla PlayStation e disserta sull’avanguardista struttura narrativa dell’ultima opera di Pinca Pallina. Forse continuerò il discorso, per ora buonanotte!