Pan Sonic / Alter Ego - Microwaves

suoni, visions 15 Comments »

Il trattamento del rumore tramite le sue repentine deformazioni; i toni glaciali di un fruscio amplificato a dismisura che sfociano nel suono puro della perfetta onda sinuisoidale; la decostruzione concettuale e fattuale di ritmo, iterazione, durata, intensità; le trame sonore che trovano echi nell’estetica industriale, nei suoi colori, nei vapori, nello stridio dei macchinari e nella corrosione dei metalli: i Pan Sonic, monumento alla contemporaneità, hanno dialogato fino a scontrarsi, ieri sera al Palladium, con l’estetica raffinata degli Alter Ego.  Questi ultimi, intepreti italiani della musica colta del XX secolo, e compositori essi stessi,  esponevano la nudità dei propri strumenti classici,  - notevole (anche solo a vedersi) il lavoro sulle corde di Aldo Campanari (violino) e Francesco Dillon (violoncello) -, alla chirurgia underground dei finlandesi, ottenendo una sintesi inedita delle "sonorità" di entrambi. Ieri sera ci si trovava davanti ad uno scorcio memorabile della musica che sarà.

Pan Sonic
Alter Ego
Palladium, presentazione Microwaves.

Non si esce vivi dagli anni ‘80

pillole, suoni 5 Comments »

Oggi ho ascoltato i Duran Duran. Mi è sembrato di essere tornato al 2006.

Leggetelo e diffondetelo

itaglia e itagliani 9 Comments »

"Quando si muore per strada si finisce con un chiasso orrendo intorno. Non è vero che si muore da soli.
Si finisce con facce che non si conoscono davanti al naso, persone che toccano gambe e braccia per capire se il corpo è già cadavere o vale la pena chiamare l’autoambulanza. Il viso dei feriti gravi, il volto delle persone che stanno per morire sembrano tutti accomunati dalla stessa paura. E dalla stessa vergogna. Sembra strano, ma un attimo prima di finire c’è come una specie di vergogna. Lo scuorno, dicono qui. Un po’ come stare nudi tra la gente. La stessa sensazione avviene quando si è colpiti a morte per strada. Non mi sono mai abituato a vedere i morti ammazzati. Infermieri, poliziotti, tutti sono calmi, impassibili, fanno i loro gesti imparati a memoria chiunque abbiano avanti. "Abbiamo il callo sul cuore e il cuoio che fodera lo stomaco" mi ha detto un giovanissimo autista di auto mortuarie. Quando si arriva prima dell’autoambulanza è difficile staccare gli occhi dal ferito, anche se si vorrebbe non aver mai visto.
Mai compreso che quello è il modo in cui si muore. La prima volta che ho visto un morto ammazzato avrò avuto tredici anni. Mi ricordo quella giornata benissimo. Mi svegliai con un imbarazzo tremendo poiché dal pigiama, indossato senza mutande, penzolava una chiara erezione non voluta. Quella classica della mattina, impossibile da dissimulare. Mi ricordo quest’episodio perché mentre stavo andando a scuola m’imbattei in un cadavere nella mia stessa situazione. Eravamo in cinque, con gli zainoni carichi di libri. Avevano crivellato una Alfetta e sulla strada per la scuola ce la trovammo davanti. I miei compagni si catapultarono curiosissimi a guardare. Si vedevano i piedi in aria su sediolino. H più temerario tra noi chiese a un carabiniere come mai dove si poggia la testa ci fossero i piedi. Il carabiniere non esitò a rispondere, come se non si fosse accorto di quanti anni aveva il suo interlocutore.
    "I colpi di pioggia l’hanno fatto capotare…"
    Ero ragazzino, ma sapevo che colpi di pioggia significava colpi di mitra. Quel camorrista ne aveva presi talmente tanti che il corpo si era capovolto. Testa in giù e piedi all’aria. Poi i carabinieri aprirono lo sportello, il cadavere cadde a terra come un ghiacciolo squagliato. Noi guardavamo indisturbati, senza che nessuno ci dicesse che non era spettacolo per bambini. Senza nessuna mano morale che ci venisse a coprire gli occhi. Il morto aveva un’erezione. Dal jeans attillato si vedeva chiaramente. E la cosa mi sconvolse. Fissai la scena per moltissimo tempo. Per giorni pensai a come potesse essere accaduto. A cosa stesse pensando, cosa stesse facendo prima di morire. Riempii i miei pomeriggi cercando di ipotizzare cosa avesse in mente prima di crepare; fui tormentato sino a quando ebbi il coraggio di chiedere spiegazione e mi fu detto che l’erezione era una reazione comune nei cadaveri dei morti ammazzati. Quella mattina Linda, una ragazzina del nostro gruppo, appena vide il cadavere scivolare dalla portiera dell’auto, iniziò a piangere e si tirò dietro altri due ragazzi. Un pianto strozzato. Un giovane in borghese prese per i capelli il cadavere, gli sputò in faccia. E rivolgendosi a noi disse:
    "No, e che piangete a fare? Questo era una chiavica, non è successo niente, va tutto bene. Non è
successo niente. Non piangete…"
    Da allora, alle scene della polizia scientifica con i guanti che cammina con passo felpato, attenta a non spostare polvere e bossoli, non sono mai più riuscito a crederci. Quando arrivo vicino ai corpi prima delle autoambulanze e fisso gli ultimi momenti di vita di chi si sta accorgendo di morire, mi viene sempre in mente il finale di Cuore di tenebra, quando una donna chiede a Marlowe, ormai tornato in patria, dell’uomo che ha amato, chiede cos’ha detto Kurtz prima di morire. E Marlowe mente. Risponde che ha chiesto di lei, mentre in realtà non ha pronunciato nessuna parola dolce e nessun pensiero prezioso. Kurtz ha detto solo: "L’orrore". Si pensa che l’ultima parola pronunciata da un moribondo sia il suo pensiero ultimo, il più importante, quello fondamentale. Che si muoia pronunciando ciò per cui è valso la pena vivere. Non è così. Quando uno muore non viene fuori nulla, se non la paura. Tutti o quasi tutti ripetono la stessa frase, banale, semplice, immediata: "Non voglio morire". Facce che si sono sempre sovrapposte a quella di Kurtz, visi che esprimono lo strazio, lo schifo e il rifiuto di finire in modo orrendo, nel peggiore dei mondi possibili. Nell’orrore.
    Dopo aver visto decine di morti ammazzati, imbrattati del loro sangue che si mescola allo sporco, esalanti odori nauseabondi, guardati con curiosità o indifferenza professionale, scansati come rifiuti pericolosi o commentati da urla convulse, ne ho ricavato una sola certezza, un pensiero tanto elementare che rasenta l’idiozia: la morte fa schifo."

Roberto Saviano - Gomorra, Mondadori, Milano 2006

per approfondire:
Wu Ming / Nandropausa su Gomorra. Qui e qui.
Tripletta su Gomorra in Nazione Indiana (blog in cui scrive anche Saviano). Uno, due e tre.
Saviano in Wikipedia (link a molti articoli)

posone

socialize it 14 Comments »

Mi sono appena accorto che Socks ha superato le 10000 visite.
Grazie a tutti (e soprattutto me stesso…) per essere tornati con assiduità da queste parti!

Comizi d’amore

arts and crafts, itaglia e itagliani, socialize it 12 Comments »

E’ dunque il 1963 per Pasolini il momento maturo per interrogare questo nostro giovane paese su erotismo e sessualità; il momento per tastare il polso ad un’Italia ancora frammentata per livello sociale, per lingua, per morale e spiritualità;  dinamica e preindustrializzata al Nord, arcaica al sud.
Mi ritrovo in una di queste sere di ritorno dal lavoro a guardare stupito "Comizi d’amore", un film-inchiesta, dunque, un documento di ricerca che si rivela sottilmente ma esplicitamente pedagogico, lontano da una sterile prerogativa sociologica e sempre sostenuto da una passione combattiva che in quegli anni costituiva la cifra lirica del poeta.
Pasolini intervista un’Italia statistica borghese e agricola, abbiente e povera,  qualche viso noto per una massa di anonimi pedoni della vita, alla ricerca di un punto medio in cui possa confluire il ritratto di un paese ancora debolmente teso verso una propria individualità, stretto allo spasimo dai condizionamenti cattolici e da sovrastrutture repressive.

Pasolini interroga e si interroga, il suo parlato mite sfiora visi plasmati da mode andate o da condizioni secolari, si adatta all’interlocutore ma esige opinioni sincere con violenza temperata.  Amore e erotismo, omosessualità e prostituzione sono inusuali argomenti di discussione, e i gruppi di fronte alla telecamera auto-selezionano, inconsciamente, portavoci popolari, rappresentanti del portato sociale di un discorso condiviso.
Ciò che traspare è l’immagine di una (piccola e media) borghesia ipocrita, che si esprime attraverso luoghi comuni, che arretra di fronte al confronto su un tema di cui crede "vergognosa" qualsiasi opinione. Ma traspare anche una certa spontaneità delle classi più povere, degli agricoltori calabresi, dei bambini ancora non interamente assorbiti dai condizionamenti: "Treccine", come la nomina affettuosamente il regista, appare il più sincero e moderno interlocutore.

E in questa metafisica del banale e del medio, improvvisamente spicca un Ungaretti piegato dall’età,  il viso scavato dalle rughe, la voce stentorea, la profondità di un pensiero che supera il suo essere mortale:

PASOLINI   Ungaretti, secondo lei esiste la normalità e la anormalità sessuale?
GIUSEPPE UNGARETTI   Eh… senta, ogni uomo è fatto in un modo diverso… dico nella sua struttura fisica è fatto in un modo diverso, fatto anche in un modo diverso nella sua combinazione spirituale, no… quindi tutti gli uomini sono a loro modo anormali, tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura, e questo sino dal primo momento… sino dal primo momento: l’atto di civiltà, che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura.
PASOLINI   Sono molto indiscreto se le chiedo di dirmi qualcosa a proposito di norma, di trasgressioni della norma, sulla sua esperienza intima, personale?
UNGARETTI   Beh… io personalmente, che cosa vuole, io personalmente sono un uomo, sono un poeta… quindi incomincio con trasgredire tutte le leggi facendo della poesia… Ora sono vecchio e allora non rispetto più che le leggi della vecchiaia, che purtroppo sono le leggi della morte.

(da pasolini.net).

E’ spontaneo chiedersi che fine ha fatto questa Italia del ‘63 in cui Ungaretti è l’eccezione. Chi proverebbe vergogna a rispondere a domande del genere? Chi oserebbe affermare oggi che la donna dovrebbe essere "Non completamente, solo appena appena inferiore all’uomo"? 
L’ignoranza e la reticenza nelle risposte, sembrano avere trovato altri luoghi in cui nidificare, eppure la donna è inferiore nel lavoro e nel ruolo sociale, all’uomo;  l’omosessualità è ancora per molti, fuori dai centri cittadini in cui viene sfruttata commercialmente, fonte di vergogna ed esclusione sociale; la stessa sessualità esce dalla falsa protezione della vergogna per entrare nella sua ancor più conformistica mercificazione, le più floride organizzazioni cattoliche giovanili propugnano oggi valori bigotti e anacronistici.

E mi domando, preoccupato, se in fondo non sia cambiato poi un granché.

Battle of the bands

world weird web 5 Comments »

Che poi quando torni a casa il venerdì sera, con il cervello fuso dopo dieci ore di lavoro, un video come "The battle of the bands" ci sta tutto. Anche secondo Valentina Tanni. Trash à go go!

What goes around, comes around

advertising, arts and crafts, japanism 7 Comments »

Non sono un amante della Coca Cola, tanto meno dei suoi orsi bianchi tenerelli, ma questo spot diretto dalla giapponese Nagi Noda, con tanto di Jack White alla colonna sonora, è semplicemente eccezionale.

The dashed line as (……)

arts and crafts 3 Comments »

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere, ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere sulle linee tratteggiate. Ovvero come un semplice grafismo può arrivare a rappresentare geometrie nascoste, movimento, percorsi, bordi e (……)

Tate modern Vs. TU Muenchen

arts and crafts, playtime, world weird itself 2 Comments »

In uno spazio che ha visto sorgere un sole artificiale, materializzarsi un labirinto di blocchi di ghiaccio e che è stato percorso da ragni giganti, compaiono adesso i vorticosi scivoli di Carsten Holler.  Forse non è mai apparso nella colonnina blu de "la Repubblica", ma da tempo professori e studenti della "seriosa" facoltà di informatica della Technische Universitaet di Monaco scendono soddisfatti dal terzo piano lanciandosi da scivoli simili.


Carsten Holler alla Tate Modern, Londra


L’atrio della facoltà di informatica di Monaco di Baviera.

little people (do London)

characters, illustration, virtual chronicles, world weird itself 4 Comments »

Un minuscolo progetto di street art, (come spiega il sottotitolo), quello dei piccoli personaggi pitturati a mano e lasciati alla propria vita in miniatura in giro per Londra.

Via: Elastico.net  (in un interessante confronto di scale con l’opera di Ron Mueck)

Entries RSS Comments RSS Login