Da alcuni anni li seguo semplicemente per il gusto di sorridere di fronte all’ennesimo oggetto di design derivato da un luogo comune, da una frase fatta, da una leggenda metropolitana, oppure da un modo di dire e di fare. I parigini Atypyk sono esploratori originali di un settore creativo che si interseca tra le ricerca estetico/concettuale di Droog design e il prodotto medio Ikea, costruendo sottili provocazioni attraverso ingegno e ironia. Il portacarta-di-credito con su scritto HAPPINE$$, il piatto da zuppa HAIRY con l’immagine stampata di un capello, la spugna a forma di microfono per cantare sotto la doccia, o il portachiavi con annessa scritta PARADISE, per fare qualche esempio, rimarranno nella mia lista dei desideri ancora a lungo.

Su una linea simile si muove lo svizzero Atelier V; un gruppo più giovane che promuove una sorta di do-it-yourself oscillante tra la radicalità del ciuccio-cactus, la freschezza di un lampadario derivato da un bracciolo da mare e l’intelligenza della bacchetta-molletta per mangiare cibo cinese.

Dateci un’occhiata, Socks accetta di buon grado commenti e proposte analoghe.

Per Atelier V :
Via 1+1=1