Oriente estremo

Il giapponese Sou Fujimoto spiega la sua architettura a partire dall’idea di “artefatto naturale”, una struttura progettata dall’uomo che segue regole di crescita vicine a quelle degli elementi naturali. Un esempio è una casa utopica, la N-House nella quale scompaiono il pavimento e il soffitto, mentre quelli che sono i gradini delle scale tradizionali si espandono fino a diventare gli stessi livelli dell’abitazione; piani, sedute, tavoli, pareti, allo stesso tempo, senza una gerarchia precisa, solo una crescita continua.

 

 

 

In una conferenza a Roma l’architetto parla della propria ricerca e produzione come se portasse avanti un lungo racconto, saltando da immagini poetiche a considerazioni sulle logiche derivate da campi differenti, dall’arte alla musica (la sua è una composizione musicale privata del pentagramma) e in cui la realtà del costruito si confonde di continuo con ricerche spaziali e compositive portate all’estremo come nella N-House.

 

 

 

Il discorso portato avanti da Sou Fujimoto fa pensare, tra l’altro, ad un’evoluzione contemporanea della casa tradizionale giapponese, senza oggetti, cornice neutra nella quale le stanze assumono un significato preciso solo nel momento in cui vengono “attivate” dalla presenza umana. A quest’ultima il ruolo di trasformare un ambiente per mangiare in uno per dormire o ancora per ricevere gli ospiti; nei progetti di Fujimoto (vedi anche la T House) è lo stesso concetto di stanza o di ambiente ad essere totalmente messo in discussione.

Comments

  1. says

    cari ragazzi c’è in progetto un programmillo in una webradio, se vi va di partecipare random con qualche intromissione non può farmi che piacere. fate un salto da me che ne parliamo

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