Se lo conosci lo eviti
advertising January 3rd, 2007Questo è uno gli argomenti che hanno provocato alcune fra le discussioni più accese nella mia vita. Gli spot sociali, in Italia, si risolvono spesso in ipocrite scenette di trenta secondi, generalmente incapaci di provocare, far riflettere, stimolare una reazione, dichiarare un qualsiasi messaggio. Molti di voi ricorderanno il tristemente famoso ciclo contro la guida in stato di ebbrezza: "…E adesso: cornetto e cappuccino!" alla stregua di un tormentone comico; per non parlare dei maldestri tentativi di veicolare messaggi contro il consumo di droghe mediante personaggi fittizi che si esprimono attraverso inesistenti slang giovanili (-stici).
Se vogliamo entrare più a fondo nell’argomento, l’incompetenza dei responsabili di "Pubblicità Progresso" ha provocato in passato anche effetti controproducenti, come nel famoso "Aids, se lo conosci lo eviti", lo spot in cui la trasmissione della malattia veniva sintetizzata graficamente da una linea fosforescente intorno ai personaggi, mentre la tensione tendeva ad esasperarsi al ritmo di "Oh, Superman" di Laurie Anderson. Una linea di confine tra il malato e il sano, una barriera da non oltrepassare, un ulteriore isolamento, invocavano quelle immagini. Il malato: se lo conosci lo eviti, appunto.
Ritengo in ogni caso che i messaggi forti debbano essere espressi in modo forte. Si può discutere il "quando", il "come", il "perché", e soprattutto il "per chi", (ricordo l’effetto sui bambini che fece la campagna "Chi ti droga ti spegne", apparsa anche su Topolino, nel quale la perdita di identità umana del drogato veniva resa attraverso l’impressionante imbiancamento degli occhi). Eppure solo i filmati seguenti, le cui immagini particolarmente icastiche mi spingono a sconsigliarne la visione a chi è facilmente impressionabile, sembrano produrre gli effetti incisivi per cui vengono commissionati. Che ne pensate?
When will you stop drinking and driving?
Committente: ICBC CounterAttack.
[ATTENZIONE! IMMAGINI FORTI]
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January 3rd, 2007 at 4:54 pm
Ti ricordi la campagna che fece MTV contro gli acidi in discoteca ‘Questa musica è solo nella sua testa’, terribile.
January 3rd, 2007 at 5:29 pm
ehi nicole, finalmente!; volevo linkarti ma avevo perso l’indirizzo del tuo blog e non mi ricordavo più come ci fossi arrivato.. e ora eccoti qui.. spero tornerai
“purtroppo” non conosco questa campagna, se è in rete puoi linkarla?
January 3rd, 2007 at 5:55 pm
Personalmente credo questi spot siano più efficaci e che in Italia vi sia uno spiccato senso pubblico del pudore che spinge a ridurre l’impatto emotivo delle campagne.
per quanto forte, una campagna in video è sempre perneata dall’aurea della finzione che ne attutisce moltissimo l’effetto.
Tuttavia credo la campagna più efficace sarebbe quella indiretta e subola che facesse apparire come “giusti” e “fichi” quelli prudenti e cone poveri “fessi” quelli che bevono per darsi coraggio e poi guidano.
L’istinto ad essere dalla parte dei “fichi” è, stante la miserevole condizione della mente umana, molto più incentivante di uno spot di forte impatto emotivo.
Segnalo iniziativa dell’ex presidente leghista della prov. di TV, tale Luca Zaia (ora Vicepresidente della Regione Veneto), che esponeva rottami di auto incidentate nel giardino della sede della provincia nel 2002 o 2003. …ricordo che la cosa faceva un certo effetto.
January 3rd, 2007 at 5:56 pm
…ho evidente un qualche difficoltà a centrare il tasto della m… non me ne abbiate.
Ma digitare da ubriachi non è un problema sociale così grave no?…
January 3rd, 2007 at 7:22 pm
elvio, non so. Un genere di campagna che citavo nel post, quello che si rivolge ad un pubblico giovanile adottandone uno pseudo slang, gioca molto spesso con il dualismo “vincente/perdente”, “fico/fesso”, che a parte non funzionare molto nella nostra cultura, ha prodotto finora tentativi patetici.
La questione della finzione, poi, non mi sembra particolarmente problematica. Lo dimostrano questi video, in particolare il primo e il terzo, che pur essendo ovviamente frutto del lavoro di buoni software, raggiungono un grado di realismo piuttosto verosimile.
January 3rd, 2007 at 7:45 pm
Guarda, se sono riusciti a fare indossar a maschi italiani magliette rosa con i brillantini e scritte cubitali dorate, con un po’ di lavoro, si puo’ fare molto.
Io resto dell’idea che le cose d’impatto che restano oltre il monitor non sortiscano grandi effetti. Il giovane guidatore alcolosta è piu’ facile che dica “ma che ficaaataaa”, lo gira agli amici e poi si vannoa fare una birra insieme.
Temo.
January 3rd, 2007 at 7:49 pm
Autotraducendomi, dico:
1) potrebbe serbare grosse delusioni operare sul raziocinio che dice “porco mondo, si puo’ morire guidando ubriachi e quindi smetto di bere e guidare insieme”;
2) la via subdola del “figo/pirla” resta più efficace se la fanno dei professionisti e in modo subdolo, appunto, in telefilm o fiction dove chi beve e guida non tromba ed è un pirla; se la realizzano Don Mazzi e Fabrizio frizzi e ci mettono il timbro “il Ministero della vita felice ti vuole bene” son d’accordo anch’io che la cosa non funziona.
January 3rd, 2007 at 9:27 pm
Altre interessanti opinioni sull’efficacia o meno di tali spot le pongono i commentatori di “Design goodness”.
Riassumendo le varie posizioni:
Un gruppo di sostenitori appoggia la tesi “messaggio forte = più efficace”
D’altra parte c’è invece chi spiega che: “messaggio forte = facile abituarsi” (un po’ come con le notizie di guerra e con la cronaca nera al telegiornale): meglio gli spot che non minacciano ma invitano a scegliere un conducente sobrio ogni volta che si beve in gruppo.
Altri ritengono che i passeggeri che parlano a lato del conducente (1° e 3° video) indeboliscano il messaggio complessivo o lo rendano irrealistico, in quanto questi: a)appaiono consapevoli della pericolosità di un guidatore in stato di ebbrezza, ma sono restii a sostituirlo o a scendere dall’auto; b)sono essi stessi un pericolo perché parlando distraggono il conducente.
C’è chi risponde che tali personaggi abbiano il ruolo di narratori della scena piuttosto che di protagonisti e che dicano cose che il conducente avrà sentito ripetere centinaia di volte da familiari e amici, senza prestare attenzione.
Un commentatore sostiene che in genere lo spettatore medio non si presta ad analisi accurate della capacità di comunicazione e persuasione di tali spot, essendo piuttosto colpito da una narrativa bassa e diretta.
Noi pensiamo che tali spot siano più sottili di quanto appaiano all’inizio e che agiscano in effetti su due differenti livelli di comunicazione: uno brutale e diretto, che è quello dell’incidente esposto e inaspettato; l’altro, indiretto, ma più profondo, che identifica lo spettatore con il passeggero o la persona qualunque, vittima eppure altrettanto colpevole del conducente in stato in ebbrezza: “Se non ti rifiuti di salire, non sostituisci il conducente o non scegli un conducente sobrio, puoi essere vittima ma anche corresponsabile delle eventuali conseguenze delle tue inazioni”. E con questo tagliamo la testa al toro.
January 4th, 2007 at 12:26 am
io credo che ci sia un terzo livello di comunicazione: quello che identifica lo spettatore non con i passeggeri che parlano a lato del conducente, ma proprio con il conducente.
per come l’ho letta io, i passeggeri hanno il ruolo di far sentire in colpa lo spettatore conducente, che dopo aver visto lo spot inizia a pensare “se non stai attento, danneggi i tuoi cari”.
l’intelligenza di questi spot forse sta proprio nel fatto che riescono a coinvolgere i diversi potenziali attori di un incidente, con lo stesso risultato dell’esame di coscienza.
in sostanza, te fosco, hai subito colto il punto di vista del passeggero e non del conducente, perchè bevi poco (e perchè non conduci). ecco.
January 4th, 2007 at 9:40 am
Rinfrancato da una notte di sonno ristoratore mi vien da dire che queste cose funzionano solamente se sono subdole ossia se il destinatario non sospetta che siano indirizzate e si rivolgano a lui come una predica da parte del Grande Genitore.
Solo se sono inserite in un contesto-contenitore trendy con tanti bei giovani trendy dove chi beve è il fesso della situazione.
Insomma, questi video non funzionano a mio avviso!
Salvo il fatto che possono rendere più consapevole il passeggero.
(Una chiave piu’ efficace potrebbe sarebbe comunicare al passeggero che se sale in auto con uno ubriaco è un fesso, lavorare su di lui, sulla sua indecisione, salgo non salgo, a quel punto l’incidente sarebbe piu’ incisivo).
(E molto più difficile convincere uno a non fumare che convincere i suoi amici a rompergli le balle continuamente perche’ fuma).
January 4th, 2007 at 9:42 am
Sul 4° livello di comunicazione intervengo nel pomeriggio.
January 4th, 2007 at 12:45 pm
Ma io ti leggo sempre!
Comunque la campagna contro l’ecstasy di MTV era del 200 e si chiamava Free your mind. Ho trovato solo questo link all’autore http://www.ecoveneto.it/vtointeh.htm su you tube non c’è niente.