visualizzare la complessità
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Scrivere intorno alla complessità è un compito arduo, ai limiti del paradosso, in quanto implica tentare una definizione - perimetrazione - della totalità delle cose. Ci confrontiamo con la complessità sin dalle origini della vita: sulle reti di relazioni si fondano i principi organizzativi e strutturali di ogni componente del nostro intorno, dalla biologia molecolare, all’organizzazione urbana, ai network della comunicazione; l’uomo è quotidianamente immerso in sistemi intrinsecamente complessi ma logicamente strutturati, come le reti di trasporto, e con livelli di interazione meno consci, come quelli sociali.

Sebbene siano molti gli approcci interdisciplinari tesi alla formulazione di una teoria generale della Complessità, (dalla Chaos theory, all’Edge of chaos, alla System’s theory, sulle quali non intendo soffermarmi per mia evidente incompetenza), la teoria della Scale-free network, il sistema topologico più comune nei sistemi umani e naturali non è che di recentissima sistematizzazione. E’ solo dal 1999, infatti, che gli scienziati hanno avuto modo di sfruttarne i principi per districare le reti di relazioni citate, mirando alla comprensione da un lato dell’uomo nella sua corporale concretezza, dall’altro delle maglie generali delle quali esso partecipa.

La visualizzazione della complessità è allora, per citare Matt Woolman (Digital Information Graphics) "non solo un sistema di concretizzazione visiva di algoritmi computazionali o di analisi statistiche", ma un vero e proprio linguaggio che mira ad una comunicazione chiara e immediata mediante colori, forme, linee, gerarchizzazione e composizione. Una mirabile raccolta di innovativi modelli e metodi di visualizzazione li troverete in Visual complexity. Altri, nell’italiano Density, in cui appare anche l’immagine di apertura.