Palindromi
playtime 4 Comments »Io ne conoscevo solo uno, grazie a zio Guy:
IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI.
Ora eccone altre centinaia qui, utilissimi se avete finito gli argomenti.
Twitter loading...Io ne conoscevo solo uno, grazie a zio Guy:
IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI.
Ora eccone altre centinaia qui, utilissimi se avete finito gli argomenti.
In realtà le cose non le scrivo con un ritardo imbarazzante sui tempi (come potrebbe apparire ai più superficiali): al contrario i miei post appaiono su Socks solo in seguito ad un periodo in cui lascio crescere l’aspettativa, che segue ad un’analisi accurata degli argomenti, subito dopo una durissima selezione giornaliera che produce morte e distruzione.
Non è vero, ovviamente…
Tuttavia questo post dedicato ai due eclettici figuri Roberto e Foodstock e ai loro progetti che, pur paralleli, si incontrano spesso, me lo sono trascinato fin troppo. Perciò passo subito a parlarvi, ça va sans dire, di Zooppa, operazione di cui i nostri eroi fanno parte a vario titolo e che appare tra le più interessanti sulla piazza.
Viral marketing, vi suona? Intanto rimando alla lettura di "Chris Anderson - The Long Tail", appena uscito in Italia con il titolo "La coda lunga", poi due parole mie.
Siamo dovuti arrivare al 2000-06 per capire che la forma migliore di marketing è il passaparola. Ci è voluta internet, i blog, Amazon, "Who bought this is also interested in these", Ebay, e via dicendo, ma la via per allontanarsi dal marketing convenzionale è stata tracciata.
Ce lo spiegano bene i tipi di Ninja Marketing, guru italiani del settore, che nel loro decalogo tolgono di mezzo i principi abusati di target, stili di vita, planning, brand image e brand awareness e così via, per rimpiazzarli con persone, momenti, hunting, brand reputation e brand affinity.
Il marketing non è più il mostro cattivo che turba le nostre coscienze di bad consumers (per dirla alla Warhol), ma uno strumento pari ad altri per la soddisfazione delle esigenze individuali; non più dall’alto verso il basso ma orizzontalmente: passiamo da un mercato di massa a una massa di mercati, in cui il brand (soprav)vive per la propria reputazione e non per sua imposizione.
E Zooppa, una recentissima startup italo-americana, è guarda caso, un esempio che calza a pennello.
"Advertising goes social", scrivono loro. Traduco: Zooppa segnala il brand, voi fate il video pubblicitario, partecipando ad un contest. I primi tre classificati (ovvero quelli scelti per rappresentare il brand) si distribuiscono 2000$. E’ un meccanismo che si potrebbe definire win-win, in cui tutti ci guadagnano: il brand ovviamente spende mooolto meno per la propria campagna pubblicitaria; Zooppa vive in quanto strumento / portale di relazione; e i partecipanti, male che vada, fanno pratica…
Le comunità della rete, fidelizzando il proprio pubblico, non producono più "solo" critica e contenuti, ma possono partecipare più o meno attivamente ad un processo, quello pubblicitario, di cui in precedenza non potevano che subirne l’influenza.
Stiamo uscendo dall’epoca dei "Persuasori occulti", per quanto possa apparire ancora scomodo pensarla altrimenti.
Personalmente credo che linkare Adbusters nella colonna laterale e contemporaneamente promuovere operazioni come Zooppa non sia affatto incoerente: il contrario lo considero ipocrisia. E mi fa piacere sapere che gente come Foodstock e Roberto la pensi come me.
Ci torneremo, ma ora attendo qualche reazione.
Madrid, l’11 marzo di tre anni fa era una città diversa.
Madrid, tre anni fa: i ricordi raccolgono presto polvere, pare; scivolano via… nonostante eventi del genere non possano che scuoterti fino alle ossa.
Madrid, tre anni fa si svegliava con tre attentati in successione in cui morirono 200 persone. Perdonatemi la retorica, se la leggete fra queste righe, ma allora vivevo lì, a poche centinaia di metri dalla stazione di Atocha. Queste "Footnotes from Madrid", come le descrissi il giorno dopo agli amici a cui le spedii, le scrissi rapidamente, istintivamente, nella lingua più accessibile: alcuni di quelli che lessero la mia email sentirono il bisogno di inoltrarla ai propri contatti: ricevetti presto moltissime risposte, anche da sconosciuti. E il naturale esorcismo di cui sentii allora la necessità, esige di essere replicato, di tanto in tanto.
Madrid March 11th, 2004 : if you’re feeling sinister
Hello there, my friends,
with a mixture of empathy and shame, all eyes are focused on Madrid.
Being involved in a bizarre world of opinions on these breaking news, the occasion to participate into the definition of even one pixel of the tableau seemed like a duty, while writing in english is an obliged choice to let you all share.
The strident contradiction between the image of normal life I am used with and that horror-like showcase of blood, smoke and grey weather I had the sad opportunity to see with my eyes, revealed something surreal. The facts occured are perhaps the first of the new century to have such a lasting impact on European people popular imagination, letting me think that in this very moment Madrid has a bit of everything going on in terms of fear, frustration, impotence…
I would not be involved in this soccer supporters-like forming groups of opinions on "who did it" or "who didn’t", that’s another topic, I just ask myself, showing off my banal condition of an ant-like man, if could exist a reason, an idea, something, to justify this mankind perversion. It could not, evidently..
So i spent the entire daytime of yesterday leaning against the wall, looking pensively on the ground, losing strength as the time went on…
Later in the evening I attended alone to a concert, "Belle and Sebastian" playing after a minute of silence and letting the audience fall in its peaceful, acoustic and dreamy-space sound cleaned through the years. A weird sense of melancholy was producing, I could not resist to a tear crossing my face.
So it goes,
fosco
Due rappresentazioni tipografiche della famosa scena di Pulp Fiction "What does Marsellus Wallace Look Like".
Via: Information Aesthetics.
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