Bjork wild sound machines

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Si tratta del Lemur e del Reactable, due fra gli hardware musicali che da qualche anno trovano nella rete la loro - meritata - dose di gloria.

lemurIl primo, che conoscevo da un po’ visto che il distributore americano è nientemeno che la Cycling ‘74, la casa sofware dietro Max/Msp) è un’affascinante “Multitouch control surface for live performances“, ovvero uno strumento per performance musicali dotato di una tecnologia proprietaria che permette il controllo di switch, fader e altri oggetti attraverso le dita di una mano e che ovviamente può essere connesso al Pc/Mac attraverso controller Midi. In effetti basterebbe l’interfaccia paradossalmente un po’ retrò (non trovate che assomigli vagamente a KITT, il computer parlante di Supercar?) per innamorarsi a prima vista di quest’oggetto. (Tranne poi dimenticarlo dopo averne letto il prezzo…)

reactableL’altro, il Reactable (crasi di React + Table) è un prodotto simile per modalità di interazione, - “Tangible user interface” - , ma a differenza del Lemur, si concentra su un’estrema libertà e immediatezza nell’utilizzo. Sviluppato dal team di ricercatori del Music Technology Group dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, il tavolo permette l’interazione di più musicisti attraverso lo spostamento di alcuni oggetti su una superficie luminosa. Il movimento e la relazione tra tali oggetti, che rappresentano componenti di un classico sintetizzatore, permette di sperimentare topologie sonore complesse, tra filtri, modulatori e generatori.

Bene, se finora tali strumenti sono stati visti per lo più nel cerchio degli sperimentatori del TED, dei video YouTube e dei report di qualche fortunato blogger, per la prima volta leggo (qui e qui) che Bjork sta utilizzando proprio il Lemur e il Reactable per i suoi spettacoli live. Se da un lato ciò significa l’ingresso di tali strumenti in un mercato industriale (forse supportato dal recente hype per le tecnologie touchscreen, vedi iPhone), dall’altro è meno ovvio, ma altrettanto interessante, notare come tali prodotti, con tutto il loro portato estetico di luci, movimento e interazione, possano compensare quel deficit di spettacolo tipico di una performance elettronica , rispetto ad un concerto rock.

In un contesto di crisi del mercato musicale, mentre il download è diventato (o lo diventerà senza dubbio) il veicolo privilegiato di fruizione, il concerto o la performance generica offrono un’irrinunciabile componente legata all’esperienza. Di conseguenza tali strumenti, contrariamente ad un modesto laptop, sembrano poter associare alla componente musicale propriamente detta (bravura tecnica, capacità di improvvisazione e sperimentazione ecc.) un surplus di spettacolarità (interazione con il pubblico, movimento, messa in scena) che non sempre, nel caso dell’elettronica, può essere offerto solo dai visual proiettati.

6 mosse per vincere l’Oscar.

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(nota: per “Oscar” intendiamo ovviamente quello per il miglior film straniero, premio che gli americani evidentemente considerano un’estensione “culturale” del piano Marshall):

1) Individuate un contesto storico duro, meglio se apparentemente superato, meglio ancora se si tratta di un regime totalitario, perfetto se comunista. (”I vecchi nemici non si scordano mai”, disse lo yankee).

2) Distinguete i personaggi in due comode categorie + bonus: buonissimi / cattivissimi + redenti . Il vostro protagonista nascerà cattivissimo per svelarsi santo solo alla fine.

3) Firmate soggetto e sceneggiatura. Con una X. (questa è di Luttazzi, ma ci sembra appropriata).

4) Studiate a fondo la ricerca fotografica e registica dietro la prima serie di Derrick. In particolare individuate e copiate quell’onnipresente patina grigino-beige che caratterizza tutto: dalle automobili, agli intonaci, ai visi delle persone.

6) Scritturate un sosia di Steven Seagal in grado di mantenere la stessa espressione per tutto il film.

6) Dilatate una storia improbabile di cinque minuti per un totale di più di due ore, spruzzando qua un po’ di sesso, là un po’ di curiosità storiche che colpiscono e turbano e infine un po’ di scene pulp per risvegliare il pubblico dal torpore.

Bene, avete realizzato “Le vite degli altri“: film noioso, inconsistente, subdolamente moralista. Pessimo. E questi sono gli aspetti positivi. L’Oscar è nelle vostre mani.

The right number

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The right number” di Scott McCloud (già venerato autore di “Understanding comics” e del più recente “Making comics”. Un grazie a Mau, lui sa perché…) è una storia a fumetti sperimentale che utilizza un formato sperimentale e un sistema di acquisto sperimentale. O forse è “soltanto” una storia su matematica, sesso, ossessioni e numeri di telefono? “Soltanto”?

the righe number

Intanto leggete le prime due puntate sul sito. La terza arriverà presto.

Via: Boingboing.

Appunti dai due lati.

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20 Aprile 2007: OnArt GridGallery meets NOTgallery

L’esperimento di gioco e interazione ospitato dalle due gallerie (vedi post precedente) ha visto avatar e “umani” a confronto; gli uni chiusi, rispetto agli altri, in mondi “diversi”. Per una volta i partecipanti dai due lati sono stati in grado di dialogare direttamente e di scambiare sguardi e domande; di chiedersi chi avesse più possibilità di azione e quali fossero le differenze tra i rispettivi stati (essere in pixel e essere dal vero).

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Gli avatar sono apparsi più liberi e più disinibiti dietro le loro “nuove” fattezze, ma quasi interdetti quando gli “umani” si sono allontanati dal video rimanendo comunque in contatto tra loro (e soprattutto quando si sono avvicinati al buffet ;). Notevole la partecipazione, da una parte e dall’altra del video, nell’una e nell’altra realtà e molte le domande che si sono aperte anche a partire da un primo esperimento del genere.

Chi era presente all’happening? Essere in una galleria virtuale: fino a che punto vuol dire veramente “essere presente”, dal momento in cui basta uscire dal programma o teletrasportarsi all’improvviso in un altro luogo per far svanire le proprie traccie?

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E le persone nella NOTgallery: con chi hanno dialogato? Quanto, della persona, rimane dietro l’avatar ? Al proposito citiamo l’opinione di Leandro Agrò scaturita all’interno di una discussione condotta appunto nel Gridcafé qualche sera fa, (della quale torneremo a scrivere): “…i vari canali che stiamo usando, da Twitter a SL sono diverse intensità di segnali che emettiamo: twitter è un segnale debole e continuo come certi sms, mentre SL è pieno, quasi ridondante. Questi canali creano interferenza tra loro, perché non siamo abituati a gestirli, né siamo intrinsecamente così coerenti. La nostra persona è modificata non dal canale, ma dal “momento + il canale”. Risultato: non è una questione di coerenza o di essere semplicemente se stessi. Siamo “noi + un delta”: una variazione che prima non ci era consentita“.

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Promotrice della performance è stata Sofia Scarano: l’happening in mixed-realities costituisce un proseguimento della sua tesi sul gioco come creazione artistica… E proprio di “gioco” si è trattato; gioco di specchi e di rimandi da una parte all’altra dei monitor. Non a caso la persona apparsa maggiormente a suo agio era un bambino presente nella NOTgallery che, sorpreso e incuriosito dalla presenza di figure che lo salutavano dall’altra parte dello schermo, ha continuato a scherzare e a porre domande fino alla fine dell’happening, vivendo fino in fondo la componente ludica dell’esperimento. Ci chiediamo se l’immaginario dei videogame abbia contribuito a facilitare la comunicazione.

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Ancora un ringraziamento ad Andrea Benassi e a Max di Top-ix per il supporto tecnico, a Sofia Scarano, ad Emika Insoo e a Man Matova, per la promozione e la collaborazione inworld, e, in particolare, a Marco Izzolino e Manuela Esposito che ci hanno ospitato nella NOTgallery e con i quali abbiamo avviato una collaborazione. Alla base di quest’ultima sta la volontà di avvicinarsi sempre più ad una ricerca artistica che tenti una propria ridefinizione attraverso le specificità del metaverso, dei linguaggi che si formeranno all’interno (e ancora in gran parte da inventare) e nella relazione nuova tra i due mondi.

GridGallery meets NOTgallery!

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Venerdì 20 Aprile, ore 19.00: evento di mixed-realities tra GridGallery e NOTGallery!

L’esperimento, che unisce in un ideale spazio dilatato gli ambienti virtuali della nostra galleria con quelli reali della giovane e attivissima realtà partenopea della NOTgallery, avrà luogo attraverso un happening e indagherà le potenzialità del gioco come medium di comunicazione. L’artista Sofia Scarano promuoverà un incontro inconsueto tra partecipanti reali e avatar, reso possibile dallo streaming simultaneo nei due ambienti altrimenti separati.

I partecipanti nelle due realtà sperimenteranno nuove regole di gioco, inedite modalità di interazione e molteplici linguaggi di comunicazione. Agli avatar che possono mutare il proprio aspetto repentinamente, risponderanno i visitatori reali immersi nella scenografia ludica della mostra dei TATIANATOI.
La partecipazione è libera in entrambi i contesti:
Se volete prenderne parte visitate:

in SecondLife:
GridGallery,
alle coordinate di SecondLife: ( IDEARIUM, 70,151,27 )
(tel. 338 8778793)

a Napoli:
NOTgallery, (www.notgallery.com),
Piazza Trieste e Trento 48 - 80132, Napoli
(tel. 338 8778793)

INVITO (Sofia Scarano) (PDF)

COMUNICATO STAMPA - PRESS RELEASE (GridGallery) (PDF)

The Lego suicides

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Humor nero combinato con i celebri mattoncini. Qui!

lego suicides

Here’s how Billy Pilgrim lost his father, Kurt V.

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Due gioielli da Slaughter-house-five. Sul linguaggio, sul tempo, sulla vita e sulla morte.

“There are no telegrams on Tralfamadore. But you’re right; each clump of symbols is a brief, urgent message-describing a situation, a scene. We Tralfamadorians read them all at once, not one after the other. There isn’t any particular relationship between all the messages, except that the author has chosen them carefully, so that, when seen all at once, they produce an image of life that is beautiful and surprising and deep. There is no beginning, no middle, no end, no suspence, no moral, no causes, no effects. What we love in our books are the depths of many marvelous moments seen all at one time.”

“The most important thing I learned from Tralfarmadore was that when a person dies he only appears to die. He is still very much alive in the past, so it is very silly for people to cry at his funeral. All moments, past, present, and future, always have existed, always will exist. The Tralfamadorians can look at all the different moments just the way we can look at a stretch of the rocky Mountains, for instance. They can see how permanent all the mountains are, and they can look at any moment that interests them. It is just an illusion we have here on Earth that one moment follows another one, like beads on a string, and that once a moment is gone it is gone forever.

When a Tralfamadorian sees a corpse, all he thinks is that the dead person is in bad condition in that particular moment, but that the same person is just fine in plenty of other moments. Now, when I myself hear that somebody is dead, I simply shrug and say what the Tralfamadorian say about dead people, which is ‘So it goes.’”

And so on.

Calzini nuovi

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Se siete qui forse è perché avete appena letto il post sul nostro vecchio e caro Socks splinderiano.

Questo è il nuovo Socks, sarà un po’ diverso dal primo (già dal nome) perché accanto al blog si affiancheranno nel tempo altre pagine personali degli autori e dei propri lavori, oltre al materiale utile che metteremo certamente a disposizione, visto che questo è il nostro dominio registrato. In ogni caso, come vedete nell’archivio, siamo riusciti a trasferire tutti i post, i commenti, le categorie e i link precedenti qui in Wordpress (cosa non esattamente facilissima,  impossibile senza i tutorial/plugin di Andrea Beggi e Francesco Terenzani, che ringraziamo davvero), evitando perciò di dover cominciare tutto da zero!

Consideriamo questa veste grafica ancora provvisoria, ci dobbiamo abituare e, probabilmente, come per Socks v1, la ritoccheremo di tanto in tanto, forse la rifaremo del tutto, chissà.

Be’, per ora è tutto, a presto!

ps. non toglieremo Socks.splinder.com dalla rete, ma non dimenticate di aggiornare i vostri link!

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