6 mosse per vincere l’Oscar.
cinema April 26th, 2007(nota: per “Oscar” intendiamo ovviamente quello per il miglior film straniero, premio che gli americani evidentemente considerano un’estensione “culturale” del piano Marshall):
1) Individuate un contesto storico duro, meglio se apparentemente superato, meglio ancora se si tratta di un regime totalitario, perfetto se comunista. (”I vecchi nemici non si scordano mai”, disse lo yankee).
2) Distinguete i personaggi in due comode categorie + bonus: buonissimi / cattivissimi + redenti . Il vostro protagonista nascerà cattivissimo per svelarsi santo solo alla fine.
3) Firmate soggetto e sceneggiatura. Con una X. (questa è di Luttazzi, ma ci sembra appropriata).
4) Studiate a fondo la ricerca fotografica e registica dietro la prima serie di Derrick. In particolare individuate e copiate quell’onnipresente patina grigino-beige che caratterizza tutto: dalle automobili, agli intonaci, ai visi delle persone.
6) Scritturate un sosia di Steven Seagal in grado di mantenere la stessa espressione per tutto il film.
6) Dilatate una storia improbabile di cinque minuti per un totale di più di due ore, spruzzando qua un po’ di sesso, là un po’ di curiosità storiche che colpiscono e turbano e infine un po’ di scene pulp per risvegliare il pubblico dal torpore.
Bene, avete realizzato “Le vite degli altri“: film noioso, inconsistente, subdolamente moralista. Pessimo. E questi sono gli aspetti positivi. L’Oscar è nelle vostre mani.
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April 26th, 2007 at 8:17 pm
per un attimo, ho avuto paura che steste parlando de “il labirinto del fauno”…
April 26th, 2007 at 10:32 pm
bella recensione
April 27th, 2007 at 9:17 am
più di tutto mi schocka la stessa espressione per tutta la durata del film!
April 27th, 2007 at 2:53 pm
carissimi,
il film non l’ho ancora visto. ma considerati gli incoffessabili odii che abbiamo scoperto d’avere in comune… be’… direi che c’è da fidarsi.
ciao,
pasquale “prevenuto” la forgia
April 27th, 2007 at 3:03 pm
@ masque:
dimenticavo… il labirinto del fauno è un film splendido.
April 27th, 2007 at 6:14 pm
@pasquale: già.
…per quello ero rimasto un po’ sbigottito.
a me ha fatto un effetto devastante! forse per quando mi arriverà il dvd che ho ordinato, avrò la forza di guardarlo di nuovo.
April 30th, 2007 at 10:20 pm
quasi quasi siete stati troppo buoni… non mi avete neanche menzionato tra le cose assolutamente da fare quella della “vittima sacrificale”, traditrice e quindi atta a morire. donna, ovviamente.
April 30th, 2007 at 10:35 pm
hai ragione, era solo per non raccontare tutto il film a chi ancora non l’aveva visto, ma tanto lo sconsiglio, quindi nessun problema.
May 2nd, 2007 at 12:18 pm
Beh, siccome lo considero uno dei film migliori usciti nell’ultimo anno, immagino quali critiche crudeli e senza speranza riserviate agli altri.
E’ come quando, nel mezzo di orride periferie in piena meatastasi, mi ritrovo a parlare con qualcuno che si accanisce a criticare un’opera recente, magari con molti lati deboli e alcune furbate, ma imparagonabilmente migliore di quello che gli sta intorno e che il nostro cervello non vede piu’, forse per non vomitare o colarci fuori dalle orecchie.
Se “le vite degli altri” fosse il livello medio dei film in circolazione, saremmo salvi, purtroppo cosi’ non è.
Il tema poi è troppo dimenticato e sottovalutato, vedi il caso Telecom tutto italiano, quindi, bene parlarne.
May 2nd, 2007 at 5:36 pm
elvio,
nel tuo discorso ci sono due premesse che sostanziano una conclusione. La prima è che quest’opera sia migliore della media, la seconda è che la media sia mediocre. La conclusione è che nell’articolo ci scagliamo con atteggiamento snob sull’unica cartuccia andata a bersaglio, magari di sbieco, preferendo astenerci dal giudizio verso la metastasi complessiva. Non aggiungo nulla alla conclusione, perché semplicemente non ne condivido le premesse. In realtà ritengo che il film non sia affatto sopra la media, considerata l’inconsistenza nella regia, nella narrazione e nella descrizione dei luoghi, ma soprattutto considerata la superficialità nella costruzione dei personaggi, a fronte del dramma umano e collettivo sullo sfondo. Ecco se per te questi sono solo lati deboli…
Dall’altro punto di vista, mi sembra che dichiarare tout-court la malattia o la morte della letteratura o del cinema, (poco cambia) non sia molto utile… Fai esempi specifici, altrimenti ci perdiamo nella generalizzazione.
Per quanto riguarda Telecom, poi, scusami ma non c’entra proprio niente…
May 2nd, 2007 at 5:42 pm
Elvio:
E poi..non per insistere, ma diamo delle motivazioni al nostro giudizio, mi sfugge il perché tu lo consideri, invece, “uno dei film migliori usciti nell’ultimo anno”
May 2nd, 2007 at 7:31 pm
Beh, ho detto che è uno dei migliori dell’anno per me, non per Mose’!… poi è il migliore tra quello che arriva nelle sale qui, tra Vittorio veneto e Treviso… che non è l’apice della cinematografia mondiale…
Resta il fatto che lo considero un ottimo film, non mi sottraggo e piu’ tardi o domani al massimo dettagiero’, come richiesto… ora mi sottraggo al luogo di lavoro…
Ciao.
May 3rd, 2007 at 10:14 am
Carissimi.
Premesso che se il tuo/vostro fosse un rigetto nei confronti degli oscar ai film stranieri, o degli Oscar to court, saremmo anche d’accordo, passo a motivare il mio gradimento per il film a partire dai tuoi rilievi negativi.
La cosa diventa leggermente prolissa e poco internettiana, mi scuso in anticipo.
Dunque:
Perchè no un contesto storico duro? …Meglio il contesto storico debole?!
Piuttosto è notevole come il regista sia riuscito a trattare in modo non noioso, anzi, avvincente, un tema così plumbeo anche se, allo stesso tempo, sempre incombente e attuale: il controllo capillare delle vite private da parte delle autorità, nella DDR portato agli estremi, fino a vincerne qualsiasi resistenza, fino all’abitudine ad essere senza segreti e senza difese (salvo quella passiva del suicidio); nota: il protagonista, capitano della stasi, dopo il crollo del muro ha scoperto che sua moglie, nella vita reale, era una “collaboratrice” della stasi.
Non trovo che nel film sia così netta la distinzione tra buoni e cattivi, i personaggi hanno tutti risvolti ambigui.
Le scenografie/location, gli allestimenti, i costumi, la cura del contesto è minuziosa e approfondita, rende un’idea molto realistica del clima ex DDR (ovviamente non lo conosco direttamente ma il mio immaginario deriva da letture, altri film etc… analogamente a quanto accadrebbe per un film sul rinascimento italiano), la fotografia non mi è dispiaciuta affatto e da forte coerenza al film e risponde efficacemente al tema.
Gli attori sono bravissimi, non mi è pesata affatto la carenza di mimica (peraltro non mi risulta che la gente nella DDR esprimesse molto palesemente le proprie emozioni), unica carenza l’attrice donna anche se aveva il ruolo di gran lunga piu’ difficile.
Il partire da una piccola e specifica storia, anzichè dai massimi sistemi o dai grandi eventi, a mio avviso è un pregio e trovo che la sceneggiatura sia stata cosi’ solida da reggere benissimo le due ore del film.
Come vedi, dove tu/voi trovate difetti io vedo pregi, quindi su questo film non troveremo un accordo.
Non dico sia il miglior film del mondo, ha certamente una struttura e una narrazione molto tradizionale (ma non noiosa) ma anche per questo è solido, ben costruito, accurato e splendidamente recitato.
Trovate un’altro regista esordiente che fa un film cosi’, per inciso spendendo 1/4 di quello che in media si spende in Germania per un film.
La lista dei film che non mi piacciono è troppo lunga e ve la risparmio ma gurdatevi “L’ultimo inquisitore” di Forman se volete avere un esempio di un film che tratta un argomento abbastanza simile e artificioso, forzato, pretenzioso, sommario, poco credibile, semplicistico.
Le intercettazioni telecom le ha tirate in ballo lo stesso Donnersmarck in un intervista come esempio di ingerenza delle autorità nelle vite private: io non so esattamente quanto c’entri il sismi ma c’entra; non so quanti politici italiani siano stati e siano ricattati in forza di queste intercettazioni ma il sospetto ce l’ho.
Dopodichè non sono affatto soddisfatto della libertà relativa di cui godo perchè se ci rifletto un attimo mi rendo conto di essere molto sotto controllo, ci sono troppe cose di me registrate qui e la e la cosa non mi piace.
Questo ovviamente non significa che siamo in DDR ma certamente significa che siamo poco attenti alle nostre libertà e il pericolo di ricadere in quei regimi è sempre latente e rende tutti complici. Il fascismo non è cosi’ distante da noi, come esempio nazionale efficace, ma anche oggi il cittadino è parecchio ’sotto controllo’.
Ciao.
Elvio.
May 3rd, 2007 at 2:33 pm
ciao elvio,
prima di tutto preciso che non ho nessun rigetto verso l’oscar ai film stranieri, anzi credo che Mediterraneo appartenga degnamente all’empireo cinematografico, essendo unanimente considerato un capolavoro assoluto…
detto questo, torno serio.
Non ce l’ho affatto con la scelta di contestualizzare la narrazione in un regime dittatoriale (?). Mi sembra, però - in questo caso - che il film non trovi una sua libertà espressiva a partire da tale contesto.
Di quest’opera, una volta che ci siamo 1)informati sui metodi di controllo della Stasi, 2)indignati e turbati per il dramma umano e collettivo, 3)resi conto di quanto sia meglio la situazione attuale, 4)infine provocati attraverso la “morale della fiaba”; dicevo, di quest’opera, rimane ben poco.
Tornando rapidamente al punto 4, la morale della fiaba: ecco, io la considero anche fin troppo facile e debole. Paragonare (anche sottovoce) il controllo sistematico, capillare, implicito e strutturalmente connesso ad un regime totalitario, ai presunti reati perpetrati da settori deviati delle società telefoniche, ripeto, mi sembra del tutto fuori luogo. Per buona pace di Donnersmark, che evidentemente mette tutta la farina che può per riempire il suo sacco sfilacciato.
E non paragoniamolo neanche ai vari Google, Echelon, videosorveglianza e simili, per favore, meno che mai ricorrendo al termine fascismo con tanta leggerezza. (In questo mi sento del tutto moralista, oltre che didascalico rompiballe)
Ma il mio pippone non finisce qui.
Scrivi: “peraltro non mi risulta che la gente nella DDR esprimesse molto palesemente le proprie emozioni”.
elvio, perdonami se ti rispondo ancora duramente, ma questi sono i soliti stereotipi sui tedeschi freddi e pallosi, sul clima plumbeo e sull’asservimento coatto al regime.
Vuoi un film che non parli dei massimi sistemi, che sia coerente con lo sfondo storico, che lo sappia descrivere attraverso particolari verosimili e non attraverso stereotipi, che sappia elevare il tono della narrazione al di là di esso per raggiungere una certa libertà espressiva, che non pretenda di fornire messaggi universali, ma che sappia comunque offrire un contenuto anche non superficiale? Vuoi un film fatto con quattro soldi da un regista quasi esordiente? Non ti tirerò certo fuori la Caduta degli Dei, ma Goodbye Lenin, semplicemente, senza discostarci troppo dal tema. Ciao.
Fosco - il mio commento è il più lungo della blogosfera - Lucarelli
May 3rd, 2007 at 4:17 pm
Saro’ breve!
A parte che il Visconti di “La caduta degli dei” non era proprio un esordiente, a me “Good bye Lenin” è piaciuto di meno de “Le vite degli altri”, anche se sicuramente parte da una bella idea… ma l’ho visto da troppo tempo per dettagliare… e comunque non lo farei visto il kilometraggio del mio ultimo commento.
Diciamo che mi è sembrato un film costruito su belle e intelligenti/simpatiche trovate piuttosto che un bel film.
Qui preciserò soltanto che, ovviamente, non sostengo che la Stasi fosse uguale al Sismi, nè che la DDR fosse uguale all’Italia odierna, ma che la tentazione al controllo delle vite private è sempre incombente e, temo, lo sia molto più di quanto non si ritenga comunemente.
Le mie personali libertà non mi soddisfano: troppi sanno dove vado, a chi telefono, che siti guardo, cosa leggo e guardo, cosa compro, quante multe ho avuto, dove abito, che num. di telefono ho, etc. …da qui a un serrato sistema di controllo personale potrebbe essere molto breve.
Il Fascismo l’ho citato semplicemente come esempio di come noi italici non si sia affatto immuni dalla degenerazione rapida verso un sistema di controllo forte delle vite e delle libertà personali.
Il film di Donnersmarck mi ha ben riattivato questo senso del possibile rischio e mostrato, direi efficacemente, a cosa puo’ condurre e già di questo gli sono grato.
Infine, puo’ pure essere che i tedeschi di Berlino est fossero felici e fossero quelli dell’Ovest a saltare il muro… ma, per ora, mi attengo, pur col beneficio del dubbio, ai miei sussidiari di storia.