Il “futuro che non è mai stato”, la visione contemporanea del progresso tecnologico e sociale che si avrà nei prossimi anni o secoli, dice talvolta del presente più di un’analisi storica. Lo fa perché pre-dice, perché proietta in un punto di fuga a lungo termine le condizioni latenti del presente, amplificandone metaforicamente i termini.

In un passaggio del testo di accompagnamento alla nostra tesi di laurea (a proposito della città contemporanea, del suo sviluppo, della sua attuale crisi espressa nel fenomeno dei vuoti urbani a Philadelphia), scrivevamo :

Se la letteratura di fantascienza “sociologica” tra gli anni ‘40 e i ‘50 ha interpretato il mito della città americana iperproduttiva, spaventosamente densa e tendente all’espansione, spersonalizzante e alienante; nella fantascienza seguente, da Ballard a Harrison al cyberpunk, la città è letta come un agglomerato di baracche costellato di detriti, continuo terrain vague dove si annidano paure, indefinito e sfuggevole sistema urbano. Non è solo la fantascienza a proporre, sebbene posposta in un ipotetico futuro, questa visione della città odierna: gli edifici svuotati nel centro di Detroit sono gli scenari delle battaglie urbane del film “8 Miles”, mentre Jonathan Franzen, nel romanzo “La ventisettesima città”, paragona alcune zone di East Saint Louis ad “un quartiere di Hiroshima nella primavera del ‘46″.science fiction
Vari presenti e vari futuri - è evidente - si compenetrano e stridono contemporaneamente. Nei primi anni ‘60, la propaganda ufficiale oppone all’iperfordismo previsto dalla letteratura fantascientifica dei ‘40 e ‘50, una visione tendenzialmente ottimistica per il futuro. In questo video della Bell systems (sul progresso delle telecomunicazioni nel XXI secolo, come descritto nella Seattle Worlds Fair), una giovane coppia appare in effetti talmente affascinata da non poter sostare neanche per un secondo di fronte alle meraviglie della tecnica.

Pochi anni prima, nel 1958, la Disney produceva “Magic Highway U.S.A.”, un lungometraggio prodotto da Ward Kimball (di cui presentiamo un estratto) che illustrava con poche animazioni alcuni futuristici concetti di trasporto ad una generazione di americani appena introdotti al nuovo sistema di collegamento stradale Interstate. Nei pochi minuti reperibili in rete, osserviamo la famiglia-media-americana rilassarsi spensieratamente mentre affida alla macchina elettronica il totale controllo dei propri spostamenti. Assolato, limpido e naturalisticamente ricco, l’ambiente in cui corrono le autostrade dialoga con i nuclei urbani frutto di radicali teorie urbanistiche a là Le Corbusier: le più efficienti strategie tayloriste e fordiste appaiono entusiasticamente tradotte in un nuovo modello di società urbana.

As father chooses the route in advance on a push-button selector, electronics take over complete control. Progress can be accurately checked on a synchronized scanning map. With no driving responsibility, the family relaxes together. En route business conferences are conducted by television.

Gli occhi di oggi, decisamente più scettici, o semplicemente timorosi della catastrofe ambientale che l’informazione attuale prevede quasi unanimemente per il futuro prossimo, leggono quegli entusiasmi come una forma infantile di ingenuità, quando non di spaventoso asservimento ad un modello predefinito di società. Sotto un ipocrita entusiasmo già si celavano i primi fantasmi di un futuro incerto. Un futuro svelato dalle visioni distopiche di Dick, Blade Runner e giù di lì, e sul quale torneremo presto.

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