Storie da caffé / Coffee stories:
inaugurazione stasera!

grid gallery, our works, virtual chronicles 1 Comment »

Martedì 26 giugno - ore 21:30 (ora italiana), al GridCafé in SecondLife.
(coord. Idearium, 64, 168, 25)
Inaugurazione di Coffee stories - Storie da caffé, un’installazione ambientale.

Nel nuovo GridCafé, locale che sorge accanto alla galleria virtuale GridGallery, in Idearium, GridGallery presenta:

COFFEE STORIES, STORIE DA CAFFE’
Un’installazione ambientale basata su dieci brevissime storie di Paolo Guglielmoni: storie dalle tinte forti, sarcastiche e, talvolta malinconiche, che vivono solo il tempo di una tazzina di caffé.

Voci narranti, parole animate e immagini dialogano fra loro in un’atmosfera onirica, dando luogo ad un’inedita modalità di narrazione.

Sullo sfondo: otto fotografi, selezionati fra i centinaia di partecipanti ad un concorso indetto nella comunità online di photosharing di Flickr, interpretano le dieci storie con altrettante immagini: un nuovo esperimento sul futuro della rete, una nuova esperienza di fruizione e interazione!

Vi aspettiamo martedì sera,
per maggiori comunicazione Inworld: scrivere a
Koala Koba
Tracy Kagekyio
Ajnachackra Sturm

o iscriversi al GridGallery group.

altre info: http://gridgallery.splinder.com/

gridcafé

Non-objects

industrial design, technology, visions 6 Comments »

Toccare l’aria per attivare funzioni. Credete che questo Tarati, uno degli esempi di non-object, presentati sul sito del libro omonimo, sia un’alternativa o un superamento delle tecnologie touchscreen, oggi finalmente approdate al lido consumer? O lo ritenete piuttosto un divertissement “cool” dallo scarso contenuto teorico? Personalmente non sono ancora riuscito a trovare una risposta definitiva.

tarati
tarati

Gli altri non-object non mi sembrano altrettanto interessanti. Vediamo di capirne di più.
Si tratta di esperimenti di immaginazione sul tema dell’oggetto di consumo. Design Fiction, lo chiamano loro, ovvero un tentativo di stimolare la riflessione su cosa sia un oggetto, perché siamo indotti a desiderarlo, perché storicamente descriviamo la “funzionalità” sempre in termini letterali, e infine, cosa sia la bellezza.

Tali speculazioni teoriche, seppure interessanti, non sono certo nuove, basti pensare che anche in campo architettonico (o meglio: soprattutto in quest’ultimo, visto che la realizzazione è il termine ultimo di un processo lungo, condiviso e costoso), sono numerosi gli esempi di edifici teorici, “non-edifici”, concetti planari, formali o tridimensionali puramente astratti, deliberatamente denudati delle “costrizioni” tecniche. Di architetture concettuali e architetti radicali ne abbiamo parlato anche in Socks, ma ricordiamo, tanto per citare qualche nome noto: Archigram, Cedric Price, gli italiani Superstudio e Archizoom, … Piranesi! …

La provocazione dei non-object, se così la intendiamo, risulta perciò tardiva. Rimangono gli oggetti, o meglio, visto che non ne è prevista la realizzazione, rimangono le idee e la loro formalizzazione.
Lo stile (e non, attenzione: il design), degli esempi in anteprima, appare comunque fatalmente ancorato alle direttive Apple: bordini smussati, toni prevalenti: gradiente di bianco-grigio-nero, font rigorosamente sans serif, purezza totale.
Caratteristiche che, di fatto, sfavoriscono la riflessione sui contenuti, per indirizzare il giudizio su un preponderante piano estetico.

Think pink (or get pranked)!

arts and crafts, paperworks, playtime, world weird itself, world weird web 8 Comments »

Ecco cosa può succedere se i coinquilini, durante la vostra assenza, scoprono di avere un lato creativo: il Pink Prank Project.

pink

Via: Andreaxmas

Tra etica e innovazione
(di Kamal Kumlien).

technology, visions, world weird web 10 Comments »

Nota: Con molta disinvoltura, nel post precedente, abbiamo chiesto a qualcuno di inviarci un commento all’incontro tra Richard Stallman e Bruce Perens avvenuto durante il Festival dell’Innovazione a Roma. E con altrettanta disinvoltura quel qualcuno ci risponde con un resoconto che non poteva rimanere confinato fra i commenti: Grazie mille Kamal :)

Beh, visto che me lo chiedi con tanta amabile disinvoltura…
E’ stato bellissimo. Oltre che mooolto interessante è stato anche divertente. I due si sono presi costantemente e simpaticamente in giro. E’ stato bello notare come la loro differenza di impostazione rispetto al mondo FLOSS (Free/Libre Open Source Software: http://it.wikipedia.org/wiki/Floss) non gli abbia impedito di fare una conferenza insieme con gli stessi obiettivi (dubito che Richard e Linus avrebbero potuto farla con la stessa tranquillità, certo che però sarebbe uno spasso).

Si deve ricordare che giustamente a Richard sta molto a cuore la diversità tra free software e open source, ma qui per comodità userò il termine FLOSS per riassumere entrambe i concetti.
Bruce era senza voce per 3 giorni di conferenze, mentre Richard sembrava in ottima forma, infatti appena arrivato per mettersi comodo si è tolto le scarpe e ha chiesto di alzare l’aria condizionata… poi ha chiesto di fare più luce sul pubblico e meno sul palco.

Perens / Stallman Roma Hi!Tech Festival dell'Innovazione

Vado a memoria. Richard ha subito iniziato più o meno così (un po’ ce l’aspettavamo ma vederlo fare dal vivo è un’altra cosa): “Questo è il festival dell’innovazione e voi vi aspettate che vi parli di innovazione. Ma il software libero è soprattutto qualcosa che riguarda l’etica e le persone, che sono cose più importanti, e quindi vi parlerò di etica e di persone.” - fantastico. Vi lascio immaginare il seguito.
Bruce e Richard si sono alternati sugli argomenti e sulle domande del pubblico che è stato piuttosto attivo, anche se si è capito da quello che ha detto il professor Di Corinto (il moderatore e l’autore della foto in alto) che chi ha fatto domande erano i soliti conosciuti (a parte una mia piccola domandina), anche perchè li chiamava per nome…

Quando necessario hanno controbattuto in modo dettagliato i punti sui quali non erano d’accordo uno con l’altro, e non erano pochi. Il pubblico ha applaudito con la stessa passione entrambi.
Bruce ha mostrato alcune slide molto interessanti (che spero di trovare online prima o poi). La cosa che mi è rimasta più impressa (e che non mi immaginavo per niente) è che secondo alcuni suoi dati (non mi ricordo quale organizzazione governativa americana citasse) il 95% del software prodotto dall’industria è “non-differentiating” (d’ora in poi SND), che credo sia un concetto molto simile a http://en.wikipedia.org/wiki/Product_differentiation anche se quest’ultimo riguarda più il marketing di un prodotto che il prodotto stesso.
In sostanza questo vuol dire che quasi la totalità del software ha poco da difendere sul piano dell’invenzione e che quindi è destinato a diventare open e a diffondersi come software open. Un esempio a caso: la Microsoft (che vende a tutti e quindi produce _solo_ SND) dovrà quindi produrre software open source o chiudere l’attività. Nel primo caso ovviamente sarebbe molto ridimensionata.

Il mercato quindi sarà diviso tra il 5% che sarà prodotto come oggi (praticamente in-house o appaltato a qualcuno in modalità “protetta”), una parte non definita (ma in aumento rispetto ad oggi) di software personalizzato (customizzato è troppo brutto) basato sul FLOSS e il restante sul supporto e l’assistenza al prodotto (il che migliorerà sempre più i prodotti). Questo è quello che dice Bruce e quello che spero io. Dovrebbe essere solo una questione di tempo, ma bisogna vedere quanto tempo ci vorrà per “coprire” tutto l’SND e quanto tempo le istituzioni e la gente vorranno farsi del male.

Vorrei raccontarvi altre cose ma il breve resoconto è diventato lungo. Un’ultima cosa: mi sono fatto una foto con Richard! Spero che i ragazzi che si sono gentilmente prestati non abbiano perso la mia mail… vi aspetto!!!
Sembra un po’ infantile ma mi è sembrato impossibile incontrare un mito vivente come Richard e come Bruce. Che occhi visionari, ragazzi.

Hi!Tech
(I Fest. dell’Innovazione a Roma)

socialize it, suoni, technology, virtual chronicles, visions, world weird web 5 Comments »

Si conclude oggi la prima edizione del Festival dell’Innovazione a Roma, una quattro giorni di conferenze, dibattiti, proiezioni e mostre organizzata dalla Lait Spa e officiata all’interno e all’esterno dell’Ara Pacis. Per quanto frettolosamente, siamo riusciti ad avere un assaggio della manifestazione.
Purtroppo abbiamo perso - da irresponsabili - il duo Perens - Stallman (la trinità, insieme a Linus Torvalds, dell’open source): chiediamo venia, ma anche un breve resoconto alla ben più pragmatica figura del nostro amico Kamal. Sorvoliamo sulla seppur interessante chiacchierata tra Tommaso Pincio e Umberto Guidoni, uno dei pochi (due?) italiani a essere finito in orbita, e passiamo immediatamente alla mostra sui quindici anni del computer. Un allestimento che non va molto oltre l’interpretazione letterale del titolo (”C’era una volta il pc, un quarto di secolo di Personal Computer“), in quanto ci si è limitati a presentare qualche pezzo storico di hardware (ricordo ad esempio i vari Sinclair, il PC IBM, l’Apple ][, il Lisa e il Macintosh, oltre che i primi “portatili” da 15 Kg: ovvero, i classici del genere). Roba da feticisti, che nulla toglie e nulla aggiunge, vista la completa mancanza di approfondimento storico, culturale o economico, ovvero di un allestimento adeguato.

Ben più interessante l’intervista al matematico Piergiorgio Odifreddi, largamente concentrata sul suo ultimo lavoro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Estremamente spigliato e dotato di una vis polemica sempre all’altezza delle obiezioni, il prof. dimostra che la lettura personale dei testi sacri (dalla quale ispira una radicale confutazione fino all’ultima virgola) non è mai informata da un carattere ideologico, bensì da un’attenzione razionale per i problemi che le stesse pagine sollevano. Pagine, beninteso, che si pretendono ispirate da volontà divina.
Alleghiamo, poiché fa bene alla salute dello spirito (appunto!), un video (che trovate anche qui) in cui il nostro risponde con amabile sarcasmo alle critiche mosse da Augias, in una precedente puntata di Le storie:

Ancora distratti dalle note allegramente anticlericali di Odifreddi, ci rechiamo all’ultimo appuntamento del festival: la temutissima conferenza su SecondLife (”Come Alice nello specchio“). Ed esattamente come temevamo, l’incontro si rivela un campionario delle più trite banalità - stra-dette e stra-sentite - sul mondo online: le solite “provocazioni” su sesso & pornografia, sul consumismo sfrenato, sulla mancanza di fantasia, sul tasso di additività e condizionamento che SL produrrebbe. Dal piattume generale emergono tuttavia una serie di interessanti spunti da parte di Derrick De Kerckhove e di Alessandra Poggiani, direttrice di Lait. Del primo: la collocazione dei mondi online nel contesto ben più ampio dell’evoluzione della connettività (dal telegrafo in poi, tanto per chiarire), e l’apprezzamento per lo straordinario contenuto sociale e per la concretizzazione di una sorta di immaginario oggettivo; fenomeni che permettono a SL di compensare un’interfaccia tridimensionale ancora primitiva.
Di Alessandra Poggiani: la giustificazione di una scelta che oggi appare necessaria, per un moderna società di informatica: quella di aprirsi ad un’interazione col pubblico più complessa di quella permessa dal web, e le critiche (condivisibili) alla maggioranza delle comunità italiane di rimanere chiuse nel proprio folklore autoreferenziale.

Fatti salvi i due personaggi citati, il resto, per dire, è noia. Mentre Mario Gerosa, “l’Esperto Italiano di SecondLife”, dichiara ovvietà con un atteggiamento da saccentino risentito, cadendo pure in contraddizione, sul palco si alternano battutine e considerazioni su “falli” ed “emozioni virtuali” che non sfigurerebbero dalle parti della De Filippi. Vabbè.
Benché di per sé non c’entri nulla, ci pensa infine Neri Marcoré a buttarla sulla risata. Meno male.

Tutto sommato il primo festival ha offerto molti buoni propositi, qualche ottimo intervento: speriamo in un finale degno per l’anno prossimo.

Bloody virals

advertising, virtual chronicles, visions 4 Comments »

Due viral nei quali ci siamo imbattuti negli ultimi tempi. Il primo, in realtà online da Gennaio, ma che ci è tornato in mente da poco, sfrutta le possibilità di interazione e coinvolgimento di SecondLife per realizzare un contest surreale.
Teletrasportandosi sull’isola “Smokin’Aces” si viene reclutati come assassini e si riceve un kit, con tanto di lista degli obiettivi, che permette di operare all’interno di un’area come se si fosse in un videogame; tutto questo grazie alla presenza di un’interfaccia hud (sovrapposta a quella di sl) che consente di controllare il proprio punteggio, identificare i propri target ecc. Il premio per il vincitore, ormai assegnato, era di un milione di LindenDollars.

L’ambientazione e le modalità del gioco richiamano appunto il film “Smokin’Aces”, uscito negli Stati Uniti a Gennaio e al di là della realizzazione tecnicamente interessante, ci sembra che si tratti di un ottimo spunto per lavorare sull’advertising sfruttando le caratteristiche di un mondo virtuale; sono presenti allo stesso tempo l’idea di “entrare” in un film, di impersonare un alter-ego “proibito” (un assassino) e, a differenza di un videogame qualsiasi, di fronte si hanno persone reali connesse al computer il che moltiplica all’infinito le possibilità di gioco, dato che il plot può essere messo in discussione dagli utenti/partecipanti in ogni momento.

slassassins

Il secondo viral è la pubblicità di un centro di bellezza…con sorpresa.
Quest’ultimo, non va molto oltre l’effetto iniziale, non prevede interazione o aspetti simili, ma bisogna ammettere che è comunque di un certo impatto.

Pac Man skeleton

playtime 4 Comments »

Ho avuto un bisogno irresistibile di postare questa cosa:

pac man skeleton

Via: Geekologie

Entries RSS Comments RSS Login