Non-objects

Toccare l’aria per attivare funzioni. Credete che questo Tarati, uno degli esempi di non-object, presentati sul sito del libro omonimo, sia un’alternativa o un superamento delle tecnologie touchscreen, oggi finalmente approdate al lido consumer? O lo ritenete piuttosto un divertissement “cool” dallo scarso contenuto teorico? Personalmente non sono ancora riuscito a trovare una risposta definitiva.

tarati
tarati

Gli altri non-object non mi sembrano altrettanto interessanti. Vediamo di capirne di più.
Si tratta di esperimenti di immaginazione sul tema dell’oggetto di consumo. Design Fiction, lo chiamano loro, ovvero un tentativo di stimolare la riflessione su cosa sia un oggetto, perché siamo indotti a desiderarlo, perché storicamente descriviamo la “funzionalità” sempre in termini letterali, e infine, cosa sia la bellezza.

Tali speculazioni teoriche, seppure interessanti, non sono certo nuove, basti pensare che anche in campo architettonico (o meglio: soprattutto in quest’ultimo, visto che la realizzazione è il termine ultimo di un processo lungo, condiviso e costoso), sono numerosi gli esempi di edifici teorici, “non-edifici”, concetti planari, formali o tridimensionali puramente astratti, deliberatamente denudati delle “costrizioni” tecniche. Di architetture concettuali e architetti radicali ne abbiamo parlato anche in Socks, ma ricordiamo, tanto per citare qualche nome noto: Archigram, Cedric Price, gli italiani Superstudio e Archizoom, … Piranesi! …

La provocazione dei non-object, se così la intendiamo, risulta perciò tardiva. Rimangono gli oggetti, o meglio, visto che non ne è prevista la realizzazione, rimangono le idee e la loro formalizzazione.
Lo stile (e non, attenzione: il design), degli esempi in anteprima, appare comunque fatalmente ancorato alle direttive Apple: bordini smussati, toni prevalenti: gradiente di bianco-grigio-nero, font rigorosamente sans serif, purezza totale.
Caratteristiche che, di fatto, sfavoriscono la riflessione sui contenuti, per indirizzare il giudizio su un preponderante piano estetico.

Comments

  1. says

    Scusa il commento banale ma a me questi sembrano solo esperimenti abbastanza inutili… Più che un divertissement “cool”, mi sembra una presa per il… vabbè lasciamo stare.
    Creare oggetti (ops, scusa, non-oggetti) di cattivo design serve a riflettere sul bello e sul consumismo? Tipo: “oh ma quant’è scomodo questo oggetto da usare perchè me lo sono comprato?”. Mah. A questo punto sono meglio i touchscreen olografici di Zion (Matrix) o della pre-crimine di Minority Report…

  2. says

    kamal:
    sollevi molti dubbi in poche righe e in linea di massima sono d’accordo con te, come puoi leggere già nel post.

    In ogni caso mi interessa la riflessione (e non tanto la loro) sul collegamento -ammesso che esista- tra consumo e desiderio, consumo e bellezza di un oggetto, ovvero tra consumismo in quanto fenomeno e qualità reale degli oggetti.

    E’ un tema che mi sta interessando molto ultimamente e mi piacerebbe discuterne.

    Una riflessione che prescinde dai non-object, soprattutto perché tali non-object, da una parte non possono essere trattati in quanto esempi di “design” (proprio perché non prevedono la loro realizzazione – e di conseguenza la loro commercializzazione -), dall’altra perché adottano uno stile minimalista piuttosto comune oggi.

    Una richiesta: puoi spiegare meglio cosa intendi quando scrivi “questi esperimenti”. Non capisco se tu ti riferisca proprio ai “non-objects” o in generale alla ricerca sulle nuove interfacce quali il touchscreen che citi.

  3. says

    Mi riferisco ai N-O. Cmq quando parlo di design non mi riferisco allo stile (non mi interessa molto e cmq non mi piace quello lì), ma soprattutto all’utilità e alla semplicità d’uso.
    E’ interessante il tema di cui parli. Io non amo il consumismo, ma comprare un oggetto solo per una questione estetica (a esempio un CD originale al posto di un download) non vuol dire essere consumista. Credo che quando si parli di consumismo ci si riferisca soprattutto alla quantità e all’utilità.
    Tornando al CD: è utile perchè uno lo ascolta (più volte di solito) e anche il gesto “rituale” di metterlo nel lettore e sentire il motorino che inizia a ronzare ha il suo fascino rispetto al doppio click. (I fanatici del vinile diranno tsk tsk).
    Certo che se ce n’hai 5000 dentro casa sei un po’ consumista (e chiunque tu sia ti invidio un po’ bastardo).
    A quel punto viene fuori anche una questione etica.
    Fate come me (che non avrei cmq i soldi per comprarmi tutti quei CD): io mi compro solo quelli dei miei pochi artisti preferiti, e piano piano, così me li godo un po’ per volta… Pearl Jam, Radiohead, Jeff Buckley, Björk. (Ho deciso di comprarmi i dischi di Björk da poco, anche se l’amo da molto).

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