Nostalgie analogico/digitali.
technology, virtual chronicles, world weird itself, world weird web July 22nd, 2007Gli oggetti si stanno smaterializzando. Sostituiti da bit di jpg da sfogliare, dalle finestre di testo ridimensionabile, documenti, libri, dischi, (…) hanno da tempo oltrepassato la soglia di una completa ricontestualizzazione digitale. Alcune note di fondo a tale processo irreversibile.
Il primo decennio di Internet ha facilitato un periodo di intensa introspezione culturale. La relativa illimitatezza nelle possibilità di accesso e (ri)produzione di dati, (determinata da una sostanziale assenza di delimitazioni di spazio e tempo), ha progressivamente nutrito un brodo primordiale di informazione e di cultura visuale; un trattamento Ludovico a cui la massa si sottopone costantemente.
Il passato, il presente e il futuro convivono galleggiando nelle acque poco profonde dell’oceano; e con essi una nuova forma di nostalgia digitale, la cui influenza travalica i limiti del mezzo fisico.
La cultura pop, in t u t t e l e f o r m e, rimescolandosi produce revival ciclici delle sue evoluzioni. Se si ipotizza che il tempo relativo tra un revival e l’altro dimezza ogni tot mesi, viene facile (e non senza ironia), associare tale orologio ad una sorta di legge di Moore invertita.
Il risultato della progressiva digitalizzazione di contenuti digitali è, senza alcun paradosso, la costante tendenza del mondo digitale a mostrarsi analogico. Il più recente design di GUI (Graphic User Interfaces), materializza, tramite animazioni, una cosmogonia di oggetti tridimensionali da sfogliare, spostare, ingrandire. Dietro una “facilità” di utilizzo (Interface for Dummies), si celano sofisticati hardware/software che riproducono verosimilmente il comportamento fisico degli oggetti reali.
Parallelamente, il cambio semantico del termine “tecnologia”: Usman Haque, afferma, (*) che se un tempo questa significava la descrizione dei sistemi, o “studio della creazione”, oggi crediamo che il termine risieda direttamente negli oggetti. Tale concezione meccanicista della tecnologia non fa che nutrire un feticismo per l’”oggetto tecnologico“. “You would never grab a frog and show it to people saying “this is wonderful biology!” or “Look at this biology!“.
All’oggetto digitale che mira ad un’estetica analogica di visualizzazione e gestione dei dati, corrisponde, senza frizione, un feticismo, - generato e guidato da internet -, per ciò che è naturalmente analogico: dal vinile, alla stampa pre-digitale, all’artigianato.
Ciò che è per sua natura privo di corporeità, recupera tale dimensione in un mondo simulato che amiamo amare. Un mondo che imita la profondità, ma riduce il tutto ad un unico livello di dati immateriali. Un’ingannevole immersione in una cultura globale monodimensionale.
(*: nel suo intervento titolato “I hate technology“, durante il ciclo di conferenze: “We love technology“) .
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July 22nd, 2007 at 3:40 pm
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July 24th, 2007 at 3:53 pm
Non vorrei entrare troppo nel discorso (probabilmente non ne sarei in grado), ma secondo me l’”estetica analogica” ha una funzione più di design, di usabilità che di di feticismo.
Lo dimostra anche quel bambino che “sfoglia” l’iPhone come se fosse un album di foto, no?