L’architetto Peter Cook è stato di recente intitolato “Sir”. Cook è stato membro fondatore di Archigram, l’irriverente collettivo degli anni ‘60 che, attraverso progetti utopici, è riuscito a rivoluzionare il linguaggio architettonico aprendolo alla cultura pop, al consumismo, alla tecnologia; introducendo nuovi modelli di città (Plug-in city), talvolta semoventi (The Walking City); uccidendo infine il movimento moderno, già da tempo cristallizzato in un’ortodossia. Al settantenne progettista della Kunsthaus a Graz, è stato riconosciuto l’incomparabile “servizio per l’architettura”, tanto da renderlo esempio di “speranza per i giovani”.

archigram walking city
archigram sketches
kunsthaus graz

L’evento mi ha spontaneamente ricordato uno dei film meno noti di Luis Bunuel, ovvero “Il fantasma della libertà“. Concepito ad episodi concatenati secondo una logica casuale, l’opera ricorda Archigram per il comune gusto per lo sberleffo, lo spiazzamento, la decostruzione del discorso, per il sovvertimento di codici, convenzioni e rituali. Una scena centrale è quella dell’invito in casa di amici, dove l’atto sociale consiste nella defecazione collettiva, mentre il pranzo viene consumato rapidamente in uno stanzino appartato.

fantasma della libertà

Più avanti nel film, l’attenzione si sposta su un poeta che spara ai passanti, uccidendone una decina. Durante il processo, l’assassino viene condannato a morte all’unanimità, ma immediatamente dopo la lettura della sentenza viene liberato, salutato dai gendarmi e acclamato come eroe dalla folla all’uscita dal tribunale. La metafora è evidente: si tratta di una riflessione amara e autobiografica sull’inutilità dell’artista, il quale, dopo aver sovvertito codici e distrutto linguaggi, viene fagocitato dall’industria dello spettacolo nell’atto stesso della consacrazione. (Nella fattispecie Bunuel aveva appena ricevuto l’Oscar per il “Fascino discreto della borghesia”).

Ho l’impressione che nel 2007 anche Peter Cook sia stato finalmente fagocitato, e pertanto decretato inutile.