A building is architecture is media

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Il problema della mediatizzazione dell’architettura. Leggo recentemente, citata da Things Magazine, un’interessante interpretazione del rapporto tra edificio, architettura e (ciò che l’autore definisce): st.architettura (architettura prodotta da starchitects).

Riassunto in poche righe: dalla constatazione che la definizione pevsneriana di architettura (“A bicycle shed is a building; Lincoln Cathedral is a piece of architecture.”) risulta oggi insufficiente, l’autore del post deriva una definizione personale ma “oggettiva” di architettura, ovvero “L’architettura è tutto ciò che gli architetti - o meglio: il mondo dell’architettura - definisce tale“.
La frase, perfettamente circolare e autoreferenziale, sottintende la necessità della mediatizzazione dell’opera costruita perché questa possa assurgere al rango di architettura. L’architetto crea edifici, non crea architettura. La condizione per la quale un edificio diventa architettura, spiega ancora l’autore, è la sua consacrazione tramite pubblicazione.

Un ulteriore strato, oltre l’edificio e l’architettura è quello della st.architecture, vale a dire, ripeto, architettura prodotta da star architects: puro prodotto mediatico, o contenuto esclusivamente nei media, la st.architettura diventa architettura solo nel momento in cui viene costruita.

Riprendendo lo schema dell’autore:

st.architettura→[costruzione]→architettura←[mediatizzazione]←edificio

ossia:
edificio = architettura non mediatizzata; architettura = edificio mediatizzato, o st.architettura costruita; st.architettura = puro media.

La conseguenza di tale sistema è che l’architettura vive esclusivamente come prodotto tra costruzione e media, e non può esistere indipentemente da ognuno dei due estremi.

Ciò mi ricorda profondamente il discorso della storica Beatriz Colomina (autrice di Privacy and Publicity, anche: 2), per la quale “critica”, “immaginario” e “scrittura” sono anch’essi architettura, in quanto la caratteristica definitiva dell’arch. è l’interpretazione. Dove la critica convenzionale ritrae l’arch. moderna come una pratica artistica opposta alla cultura di massa, Colomina vede nei mass media il luogo in cui essa è stata (ed è) realmente prodotta. Ne consegue che l’edificio costruito non è altro che un medium di rappresentazione al pari di disegni tecnici, modelli, schizzi, fotografie, libri, film e pubblicità.

Piuttosto distante è l’opinione del Prof. Giorgio Ciucci (Storico dell’architettura fascista, autore di “Gli architetti e il fascismo“, Einaudi 1989). Ricordo che durante le lezioni era solito descrivere una cosidetta “pornografia dell’architettura” come il parallelismo tra la rappresentazione pornografica propriamente detta e la rappresentazione fotografica dell’architettura (tipica di riviste come Casabella), entrambe tendenti alla deumanizzazione, alla ricerca ossessiva del dettaglio anatomico, alla cancellazione di reperti emozionali e ad un’inevitabile desemantizzazione dell’atto o dell’oggetto illustrato.

facoltà di giornalismo pamplona
(Facoltà di giornalismo a Pamplona, immagine Via: architettare.it)

Se Ciucci punta il dito contro l’illusione anti-pedagogica di poter sostituire l’esperienza fisica dell’architettura con un’immagine spersonalizzante, ancora diverso è il caso dei rendering, ovvero delle immagini totalmente prodotte al computer, comunemente realizzate dagli studi in sede di concorsi o nelle riviste specializzate, per descrivere progetti irreali/zzati.

Riprendo interamente Things Magazine: “Today, the role of modern architecture seems to begin and end with a statement of intent, in this case a terrifyingly literal imposition of science fiction values into the real world. Increasingly, whenever renders are used to whip up a social, cultural or political idyll, detail is subsumed beneath a rosy glow of reflected sunlight on shimmering water and glassy facades, more an indication of advanced rendering techniques than architectural innovation. The easiest way to modulate this light is to focus on experimental, ‘innovative’ forms. Gulf (DUBAI) architecture, with its hard sunlight, flat landscape, seaside plots and apparently insatiable desire novelty, is a renderer’s paradise. It is not, as yet, a truly real place.

future dubai
(La Dubai del futuro. Immagine Via: Designboom.com)

Preciso: non vorrei apparire ingenuo quando descrivo fotografia e rendering. E’ cosa nota, dal Pantheon di Piranesi a Shangai di Andreas Gursky, che rappresentazione è interpretazione: non esiste un’immagine oggettiva, come non esiste una scrittura oggettiva.
Non sto discutendo di realismo o di mancanza di realismo in un’immagine, ma dell’oggetto di tale immagine, del suo contenuto e del suo valore nel sistema mediatico di cui l’immagine fa parte.

Mi rendo conto di aver a mala pena grattato la superficie di un iceberg. Mi piacerebbe discutere e portare avanti il discorso anche da punti di vista pluridisciplinari (arte, musica, disegno, design, cinema), se ne avete voglia.

Questo sarà un post da zero commenti; altroché: sicuro come la morte :)

Previously on Lost

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Fra le tante cazzate che girano in rete su Lost, questa del gruppo che mette in musica le puntate passate è una spanna sopra tutto il resto.

Il colpo di genio però è senza dubbio nella sezione shows del loro myspace.
previously on lost

Via: Weekendance

Incendiata VilLA NM, UN Studio

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Uno dei pezzi più iconici di architettura contemporanea è appena andato distrutto.

villa nm UN studio ben van berkel caroline bos

Scheda dal sito di UN Studio (Ben Van Berkel & Caroline Bos).

Roland TR-909 simulator

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Bel simulatore online della storica drum machine.
Da un commento su BoingBoing.net: (Via) “A drum machine is essentially a drum simulator, so this is a drum simulator simulator”.


tr-909

date un’occhiata anche a questo:

simulator

Made my day

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Definito, non a caso, Jokes for nerds, “Song chart meme” è un grandioso Flickr-game che consiste nel rappresentare (e far riconoscere) famose canzoni pop per mezzo di grafici.

songchart
songchart
songchart
songchart
songchart

Anche in: The SONG CHART Pool
Via: Information Aestethics.

Simple y sencillamente: la mejor

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50 anni di Lego

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Le creazioni di Ochre Jelly: Stephen Hawking.
stephen hawking lego

Via: Inkiostro

La migliore è quella con la banana #Update!

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Improv everywhere!

Grazie a Cimba abbiamo scoperto l’esistenza anche della versione romana: “Orologgio di riferimento analogggico” (ovvero Frozen Termini). Ecco qua il video:

Hyna Aoyama: Typography of paper cutting

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hina aoyama

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Hina Aoyama, artista del decoupage, vive e lavora in Francia.
Website, Flickr.

Bible Earth

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Il collettivo di artisti The Glue Society ha creato una serie di scene bibliche viste dal Paradiso: God’s Eye View. Buona l’idea e splendida la realizzazione.

“We like to disorientate audiences a little with all our work. And with this piece we felt technology now allows events which may or may not have happened to be visualized and made to appear dramatically real,” say The Glue Society’s James Dive. “As a method of representation satellite photography is so trusted, it has been interesting to mess with that trust.”

Cominciamo dai “classici”: la crucifissione:

crucifissione

Il giardino dell’Eden:

Eden

L’arca di Noè:

arca

La separazione delle acque del Mar Rosso:

Mosè

Un’immagine dall’esposizione al Miami Art Fair:

Miami.

In arrivo altri lavori con immagini da satellite su mitologia ed eventi storici.

Via: Neatorama e Creative Review.

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