Il fantasma della libertà

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L’architetto Peter Cook è stato di recente intitolato “Sir”. Cook è stato membro fondatore di Archigram, l’irriverente collettivo degli anni ‘60 che, attraverso progetti utopici, è riuscito a rivoluzionare il linguaggio architettonico aprendolo alla cultura pop, al consumismo, alla tecnologia; introducendo nuovi modelli di città (Plug-in city), talvolta semoventi (The Walking City); uccidendo infine il movimento moderno, già da tempo cristallizzato in un’ortodossia. Al settantenne progettista della Kunsthaus a Graz, è stato riconosciuto l’incomparabile “servizio per l’architettura”, tanto da renderlo esempio di “speranza per i giovani”.

archigram walking city
archigram sketches
kunsthaus graz

L’evento mi ha spontaneamente ricordato uno dei film meno noti di Luis Bunuel, ovvero “Il fantasma della libertà“. Concepito ad episodi concatenati secondo una logica casuale, l’opera ricorda Archigram per il comune gusto per lo sberleffo, lo spiazzamento, la decostruzione del discorso, per il sovvertimento di codici, convenzioni e rituali. Una scena centrale è quella dell’invito in casa di amici, dove l’atto sociale consiste nella defecazione collettiva, mentre il pranzo viene consumato rapidamente in uno stanzino appartato.

fantasma della libertà

Più avanti nel film, l’attenzione si sposta su un poeta che spara ai passanti, uccidendone una decina. Durante il processo, l’assassino viene condannato a morte all’unanimità, ma immediatamente dopo la lettura della sentenza viene liberato, salutato dai gendarmi e acclamato come eroe dalla folla all’uscita dal tribunale. La metafora è evidente: si tratta di una riflessione amara e autobiografica sull’inutilità dell’artista, il quale, dopo aver sovvertito codici e distrutto linguaggi, viene fagocitato dall’industria dello spettacolo nell’atto stesso della consacrazione. (Nella fattispecie Bunuel aveva appena ricevuto l’Oscar per il “Fascino discreto della borghesia”).

Ho l’impressione che nel 2007 anche Peter Cook sia stato finalmente fagocitato, e pertanto decretato inutile.

Venti anni fa, signora mia!

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Due video tratti dalla trasmissione BBC Micro Live (1985 e 1987).

Nel primo: digital music con il Sinclair ZX-Spectrum e il Commodore 64; con un’introduzione del protocollo Midi, appena inventato (!).

Nell’altro: primi passi (da gigante) della CGI. Con un’intervista a Martin Lambie-Nairn e il making-of dello storico video Luxo Jr. della Pixar / John Lasseter.

Potrei commentare l’ottima interfaccia del software Commodore, la relativa facilità di programmazione della drum machine del Sinclair, oppura la perfetta distribuzione dei pesi nel clip del movimento dell’avatar, ma lascio a voi giudicare. E pensare che io morivo per Space Invaders.

Notevole anche l’evoluzione della capigliatura della presentatrice.

Guardate anche gli altri video correlati a BBC Micro Live.

Via: Everyone Forever (today’s reference!)

Futuri anteriori - 1

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Il “futuro che non è mai stato”, la visione contemporanea del progresso tecnologico e sociale che si avrà nei prossimi anni o secoli, dice talvolta del presente più di un’analisi storica. Lo fa perché pre-dice, perché proietta in un punto di fuga a lungo termine le condizioni latenti del presente, amplificandone metaforicamente i termini.

In un passaggio del testo di accompagnamento alla nostra tesi di laurea (a proposito della città contemporanea, del suo sviluppo, della sua attuale crisi espressa nel fenomeno dei vuoti urbani a Philadelphia), scrivevamo :

Se la letteratura di fantascienza “sociologica” tra gli anni ‘40 e i ‘50 ha interpretato il mito della città americana iperproduttiva, spaventosamente densa e tendente all’espansione, spersonalizzante e alienante; nella fantascienza seguente, da Ballard a Harrison al cyberpunk, la città è letta come un agglomerato di baracche costellato di detriti, continuo terrain vague dove si annidano paure, indefinito e sfuggevole sistema urbano. Non è solo la fantascienza a proporre, sebbene posposta in un ipotetico futuro, questa visione della città odierna: gli edifici svuotati nel centro di Detroit sono gli scenari delle battaglie urbane del film “8 Miles”, mentre Jonathan Franzen, nel romanzo “La ventisettesima città”, paragona alcune zone di East Saint Louis ad “un quartiere di Hiroshima nella primavera del ‘46″.science fiction
Vari presenti e vari futuri - è evidente - si compenetrano e stridono contemporaneamente. Nei primi anni ‘60, la propaganda ufficiale oppone all’iperfordismo previsto dalla letteratura fantascientifica dei ‘40 e ‘50, una visione tendenzialmente ottimistica per il futuro. In questo video della Bell systems (sul progresso delle telecomunicazioni nel XXI secolo, come descritto nella Seattle Worlds Fair), una giovane coppia appare in effetti talmente affascinata da non poter sostare neanche per un secondo di fronte alle meraviglie della tecnica.

Pochi anni prima, nel 1958, la Disney produceva “Magic Highway U.S.A.”, un lungometraggio prodotto da Ward Kimball (di cui presentiamo un estratto) che illustrava con poche animazioni alcuni futuristici concetti di trasporto ad una generazione di americani appena introdotti al nuovo sistema di collegamento stradale Interstate. Nei pochi minuti reperibili in rete, osserviamo la famiglia-media-americana rilassarsi spensieratamente mentre affida alla macchina elettronica il totale controllo dei propri spostamenti. Assolato, limpido e naturalisticamente ricco, l’ambiente in cui corrono le autostrade dialoga con i nuclei urbani frutto di radicali teorie urbanistiche a là Le Corbusier: le più efficienti strategie tayloriste e fordiste appaiono entusiasticamente tradotte in un nuovo modello di società urbana.

As father chooses the route in advance on a push-button selector, electronics take over complete control. Progress can be accurately checked on a synchronized scanning map. With no driving responsibility, the family relaxes together. En route business conferences are conducted by television.

Gli occhi di oggi, decisamente più scettici, o semplicemente timorosi della catastrofe ambientale che l’informazione attuale prevede quasi unanimemente per il futuro prossimo, leggono quegli entusiasmi come una forma infantile di ingenuità, quando non di spaventoso asservimento ad un modello predefinito di società. Sotto un ipocrita entusiasmo già si celavano i primi fantasmi di un futuro incerto. Un futuro svelato dalle visioni distopiche di Dick, Blade Runner e giù di lì, e sul quale torneremo presto.

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Paleo-Future.
2719 Hyperion.

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