1) Ridgemont non è una città reale. Meglio: Ridgemont è tutte le città reali. E’ ripetizione, eccesso, ridondanza. “Ridgemont is about our desire for a mythic lifestyle, one industry’s attempt to fulfill that desire, and what the results look like to a passerby“. Un delirio suburbano che rifugge l’immaginario obliquo à la Lynch per esprimere la propria impraticabilità attraverso tutti i parametri del reale.
Ridgemont è l’oggetto della ricerca tipologica di Mark Luthringer, fotografo.

2) Dove Bernd & Hilla Becher guarda(va)no al paesaggio industriale della nativa Germania, e i naturalisti ottocenteschi si concentravano sulla catalogazione ossessiva dell’universo biologico conosciuto, Luthringer guarda al paesaggio suburbano dissezionandolo nelle singole categorie rappresentative: automobili, edifici, cellulari. Forme e Dimensioni, in tale ordinamento tipologico, non forniscono una differenziazione quantitativa, ma esprimono la caratteristica dominante delle cose: “(…) extra large trucks and SUV’s. (:) Designed for maximum intimidation, these are the perfect vehicles for an angry, insecure nation.(…) They are so extreme, and so defiant in the face of any sense of restraint that they seem a form of denial transformed from something passive into something active, like their size is some kind of end in itself“.

3) L’atto creativo del fotografo/artista è nel collezionare e nel raggruppare le fotografie, non più nel vedere o creare.
Il consumismo esercita la propria azione coattiva imponendo l’assimiliazione del caos e della varietà di marche, prezzi, stile, nazionalità dei prodotti in cui siamo immersi. Attraverso la semplificazione, il confronto, la categorizzazione e il raggruppamento, ordiniamo mentalmente - digerendoli - i singoli elementi dell’abbondanza in cui siamo immersi, con la stessa naturalezza con cui respiriamo ossigeno.
Con i propri lavori, Luthringer denuncia in superficie tale processo endogeno.

4) L’autore ritiene che la fotografia abbia un rapporto privilegiato con il soggetto e con la realtà che lo sottende. Data l’intima relazione di spazio e tempo tra camera e soggetto e la concezione della fotografia come registrazione delle interazioni tra i due, le immagini non possono trasmettere tanto una somiglianza attendibile con il soggetto, piuttosto l’idea di esso, “or, as the pointing finger pictures of John Baldessari try to show us, the instruction to think about it“.

5) La tecnologia digitale rivela la fotografia per ciò che - in realtà - è sempre stata: un veicolo immateriale di informazione. Sciolto il vincolo superfluo dello sviluppo chimico del negativo, essa raggiunge infine il proprio destino naturale.
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