Radio e podcast!

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Poco fa sono stato intervistato da Raffaella di Primaveraradio, (radio che trasmette nella zona di Taranto e Lecce, del circuito Popolare Network). Nella decina di minuti della chiacchierata, ho provato a dire tutto il possibile e l’immagine sulla GridGallery.

La domanda è: cosa ci inventeremo questa sera per trascorrere due ore dai simpatici tipi del podcast 2punto0? Per saperlo, ascoltateci in diretta dalle 22.00 (su Radiorana, nientemeno) o scaricate in seguito la puntata.
Poi, soprattutto, siate clementi!

Il peso

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Il peso dell’informatica sull’uomo moderno.
A cominciare dal cursore:

il peso

Via: Designerblog.

Landcraft simulator

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landcraft first page

La traccia è ormai chiara: i "tradizionali" software stand-alone stanno lentamente ma progressivamente perdendo terreno di fronte all’avanzata di prodotti online più agili e in grado di reggere il confronto con i modelli originali. Il solletico esercitato da Writely (ops… Google docs) o Google spreadsheet, ad esempio, finirà col demolire il colosso Office, mentre per applicazioni più complesse (dtp o modellazione 3d, per quanto ci riguarda) ci vorrà ancora del tempo. All’orizzonte già spuntano programmi gestibili intuitivamente anche da utenti meno esperti.
Nel frattempo giochiamo con il Landcraft simulator dei russi Parkstudio.

Via: Designerblog

Cos’è? [updated!]

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I’m pickin’ up good vibrations
She’s giving me excitations
I’m pickin up good vibrations
(oom bop bop good vibrations)

don’t do this at work - 10

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Dopo il riposo estivo, torna l’appuntamento con il "don’t do this at work" settimanale; perché è solo quando il lavoro ricomincia che si può trasgredire, no?

Line rider non è un vero e proprio gioco, non ha punteggio né classifiche, eppure può creare una dipendenza infernale. Si tratta di disegnare una linea dall’angolo superiore sinistro a quello inferiore destro: cliccando play, questa diventerà una collina da far percorrere ad un piccolo pinguino  senza fargli rompere l’osso del collo. I poveri incoscienti potranno anche scaricarsi una versione eseguibile potenziata.

Chiaramente i miei primi tentativi non potevano non essere vergognosi rispetto a quelli presenti nel sito ufficiale (!) e in particolare a questo virtuosismo qua:

Tate modern Vs. TU Muenchen

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In uno spazio che ha visto sorgere un sole artificiale, materializzarsi un labirinto di blocchi di ghiaccio e che è stato percorso da ragni giganti, compaiono adesso i vorticosi scivoli di Carsten Holler.  Forse non è mai apparso nella colonnina blu de "la Repubblica", ma da tempo professori e studenti della "seriosa" facoltà di informatica della Technische Universitaet di Monaco scendono soddisfatti dal terzo piano lanciandosi da scivoli simili.


Carsten Holler alla Tate Modern, Londra


L’atrio della facoltà di informatica di Monaco di Baviera.

Game boys for play girls

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Onestamente l’intervista a Barbara ‘Babsi’ Lippe mi lascia più dubbi aperti che risposte.
La novella PhD, fresca indagatrice dei rapporti tra videogioco e cultura femminile nella propria tesi di dottorato, risponde a un variegato spettro di domande nell’ultima intervista di Pingmag. 

Come si può distinguere tra videogiochi tipicamente occidentali e tipicamente giapponesi? Quale grado di dignità hanno acquisito i videogame nella nostra produzione culturale e in quella asiatica, implicando già nella domanda un’analisi dello sfondo sociale inerente? E poi: Si può parlare di videogame di genere? In quali tratti si distingue un prodotto destinato ad un mercato prevalentemente femminile?

"It might be the emphasis on storyline in many Japanese games, the more artistic grade of graphical abstraction, the lack of repetitive violence - girls are not against violence, but against pointless repetition and boredom - and the existence of strong female characters that make many Japanese games more appealing than the American mainstream".

Why do you think that the Japanese cuteness gets accepted in the West, where being cute can sometimes be an “insult” for a woman?


“Cutesy” girl imagery with lots of pink is the norm in Japan


Because it is exotic. Because Japan is cool at the moment. (…). However, many Westerners equal cuteness with kitsch and childishness. I think because the Western culture is a reading culture based on an abstract alphabet and not graphemes like Japanese kanji any information that is drawn instead of written is seen as inferior. So there is almost no character business for adults in the West, and there is rarely a mascot used instead of a logotype.

Mi chiedo retoricamente se si possano davvero liquidare tutti questi argomenti in un’intervista di una paginetta scarsa, e mi rispondo che no: occorrerebbe una lettura più approfondita del libro in uscita, tratto dal denso dottorato che pare arrivi a pesare mille e più pagine. Ovviamente solo per (social) geek intenditori.

tra pixel e clorofilla

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Effettivamente, di interferenze si tratta.
Non collaborazione, confronto, adattamento: è l’interferenza tra ambiente naturale, cultura gastronomica e cultura digitale,  al centro del festival omonimo di suoni, arti visive e nuovi media, tenutosi per tre giorni nello scenario surreale dei boschi della valle caudina, presso Benevento.

Insieme al programma 2006 che comprendeva seminari, installazioni e performance video e audio, avevano luogo sedute gastronomiche collettive, perfettamente coerenti con la ricerca più avanzata che si svolgeva accanto. Le onde sinuisoidali emesse della Sinewave orchestra e dalle uova soniche distribuite al pubblico, gli spigolosi suoni provenienti dal palco Cage, i video dei Semiconductor, Ralf Schreiber e i suoi workshop di creazione di piccoli robot a energia solare, le performance di Emi Maeda, AGF o Vladislav Delay, omaggiavano, per le menti aperte e disponibili del pubblico locale, il gusto vario delle pietanze offerte; mentre suoni e luci si insinuavano tra le cortecce secolari degli alberi, alimentando un territorio semi-incontaminato, il bosco diventava un’isola privata e pubblica allo stesso tempo. Naturalis electronica.

dopocena a base di onde sinuisoidali, durante la performance della giapponese Sinewave Orchestra.

Una sperimentazione così libera ma senza sbavature, mediante l’uso di software quali jitter e maja, max/msp, linguaggi tipo processing e altro, in un tale contesto, svincola sempre più la cultura digitale da uno dei luoghi comuni che più tenacemente le si accompagna, quello della sua presunta freddezza.
Se oggi è sempre più frequente la conversione di strumenti elettronici e informatici in veicoli di espressione delle emozioni personali e di supporto alle relazioni sociali, Interferenze dimostra (sin dall’abstract), che è ormai possibile riannodare i legami, scioltisi nel tempo, tra mondo tecnologico, urbanizzato e inorganico, e territorio rurale, arcaico e organico.

Detto altrimenti: tra pixel e clorofilla, appunto.
All’anno prossimo.

vedi anche:

Neural.it
Valentina Tanni

comunic-azione

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Questo blog si prende un concentrato di ferie insieme all’autore. Ci si "vede" nei prossimi giorni!

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