Il nuovo video dei Justice, diretto da Romain Gavras. Vorrebbe essere (credo) una critica alla spettacolarizzazione mediatica della “racaille” parigina, ma finisce involontariamente per interpretare i vecchi clichés borghesi sulla violenza cieca e gratuita. Fate voi.
Bel simulatore online della storica drum machine.
Da un commento su BoingBoing.net: (Via) “A drum machine is essentially a drum simulator, so this is a drum simulator simulator”.
Definito, non a caso, Jokes for nerds, “Song chart meme” è un grandioso Flickr-game che consiste nel rappresentare (e far riconoscere) famose canzoni pop per mezzo di grafici.
“Can we who man the ship of state… deny… it is somewhat out of control?”
(Possiamo noi che armiamo la nave dello stato… negare… che vada alla deriva?)
Was (Not Was) - Tell me that I’m dreaming - ZE Records (da un discorso di Ronald Reagan tagliato e rimontato in modo da strappare al presidente una confessione inaudita)
E proprio mentre blog e giornali chiudevano esausti il capitolo “Considerazioni sull’uscita di In Rainbows in versione solo MP3″, i Radiohead rientravano di nuovo nelle cronache con un webcast chiamato Thumbs Down. Un festival in streaming di canzoni live (Reckoner, Arpeggi, Videotape dall’ultimo disco, e poi i classici I might be Wrong), dj act (fra i quali Thom passa anche M.I.A. e !!!), di cover live di Smiths, New Order, video vari, parodie di Se7en (cosa vi ricorda l’immagine in basso?!) e tante altre cazzate sorprendenti.
Altro: ho da poco caricato in rete, su Stage6, il dvix del concerto acustico parigino di Thom Yorke e Johnny Greenwood trasmesso originariamente su ARTE nel 2003.
E’ semisconosciuto, ma è una di quelle cose per cui potreste piangere. Cliccate su “Cliccate” oppure sull’immagine. E poi godetevelo a tutto schermo.
ps. Stage6 è il motore di Joox, un sito in cui si possono trovare interi film, documentari, concerti di ottima qualità.
Ringraziamo il nostro Pasquale “Steal This Album” la Forgia per il suggerimento.
Per vestire una come Karen O, l’ipercinetica leader degli Yeah Yeah Yeahs, devi essere uno che conosce i limiti e li sa oltrepassare. Noi di Socks, che conosciamo i limiti (i nostri), ci piace mostrarvi questa collezione obliqua, arlecchinesca, decostruita e stramba di vestiti punk-rock che la giovane Christian Joy ha disegnato per la cantante. Se decidete di sfondare nel mondo della musica, ora sapete a chi rivolgervi. Nel frattempo allenatevi con la sua collezione semplificata, adatta a poveri mortali cool. Quale? questa.
Lunedì 29 ottobre abbiamo assistito alla performance Datamatics v2.0 di Ryoji Ikeda.
Ryoji Ikeda chi? Dj, artista del suono, innovatore nel campo della musica elettronica contemporanea, visual artist. Album : +/- (1996), O’C (1998), Matrix (2001). Ha prodotto installazioni e performance al Centre Pompidou a Parigi, al Millennium Dome e all’Icc di Tokyo. Collaborazioni con musicisti (Ryuichi Sakamoto), coreografi (William Forsythe), fotografi e anche con l’architetto giapponese Toyo Ito (mostra Vision and Reality in Danimarca, 2000).
Datamatics? Si tratta di una performance audio-visiva intesa a rappresentare e descrivere il sostrato invisibile (del flusso) di dati che permea il nostro mondo.
Il tentativo di materializzare le relazioni tra il dato del suono e il suono dei dati si risolve in un linguaggio proprio di linee, punti, traiettorie che descrivono scenari bi- e tridimensionali, mentre la sala si riempe di suoni puri, onde sinuisoidali e rumore. Da sequenze di pattern 2d derivate dallo studio degli errori di hard disk e del comportamento del codice dei software, si passa ai paesaggi tridimensionali di universi in continua rotazione, fino all’introduzione di ulteriori dimensioni al termine della prima metà.
La seconda parte dell’opera deriva da una rielaborazione metatestuale della prima: la decostruzione degli elementi essenziali (suono, dati e codice sorgente) crea una nuova sequenza che è ulteriore astrazione del lavoro originale.
Strati sovrapposti di suono e immagine (inscindibili) conducono spesso al limite fisico dell’ascolto, con la conseguenza che la freddezza iniziale della pièce si converte presto in un’esperienza fisica drammatica.
Mentre il fantasma di Anita Eckberg incontra quello di Boccioni in una fontana di Trevi che risorge sanguinante dalla stasi turistica, riprendiamo possesso del nostro blog.
Via: Pruned.
Lo facciamo in maniera rapida, perché le cose da scrivere sono tante.
Un po’ di biografia recente, cosa rara su queste pagine: come alcuni sapranno, ci siamo trasferiti a Parigi, in un piccolo appartamento tra Gare de l’est e Canal St. Martin, una zona distante circa un quarto d’ora (a piedi) dal centro, ma meno turistica e culturalmente oltre che socialmente vivace. Abbiamo partecipato come membri della jury ad una tesi di laurea nella facoltà di architettura di Belleville e continuiamo i nostri lavori da freelance (in particolar modo quelli per SecondLife e qualche articolo qua e là, ma di questi parleremo in seguito); nel frattempo mb ha iniziato a collaborare con una giovane agenzia di architetti paesaggisti decisamente interessante, e io continuo a mandare in giro il mio portfolio/cv. Siamo in definitiva piuttosto ottimisti: dopo un cambio radicale occorre sempre un po’ di tempo per la stabilizzazione; le ruote sembrano girare e per ora stiamo cercando di evitare questo.
Abbiamo poi iniziato i lavori per la nuova stagione della GridGallery; nel frattempo, se siete a Firenze il 27 ottobre, ci potete trovare al Festival della Creatività alla Fortezza da Basso, dove teniamo un intervento grazie a Costanza Baldini, direttrice della sezione SecondLife Festival. Lei è una nostra “vecchia” conoscenza: critica non convenzionale di arte contemporanea, sotto lo pseudonimo NicoleDiver firma valanghe di rubriche interessanti, di cui Cross the Line (ovvero “la linea dove la musica incontra l’arte contemporanea“) è l’ultimo episodio. Da leggere assolutamente. Non fosse altro che tocca alcuni tra i miei favoriti storici (Daniel Clowes e gli Eels di Souljacker pt.1 - vedi il video in basso - ). Inserire infine nella categoria: “Vorrei averlo scritto io”
Conoscete il Palais de Tokyo? E’ un vecchio edificio parigino recentemente ristrutturato dalla coppia di architetti Lacaton & Vassal, per ospitare mostre spesso aggressive, slegate dalle logiche istituzionali del Centre Pompidou. L’ultimo programma espositivo è stato demandato del tutto all’artista svizzero Ugo Rondinone, che, in “Third Mind”, realizza una sorta di cartografia del suo cervello, dei suoi deliri e delle sue influenze, attraverso la quale può quindi avvenire una deambulazione spontanea priva di inizio e fine certi. Tra le opere più rappresentative: l’auto vandalizzata di Sarah Lucas e i cut-ups di Burroughs con Brion Gysin. Date un’occhiata anche alla presentazione, con video e testi.
Les artistes ne sont jamais là où on les attend. Ils portent un regard unique et éclairé non seulement sur notre réalité, notre quotidien, mais également sur les travaux de leurs contemporains.
Al cinema c’è Control, l’ultimo, (o meglio, il primo) lungometraggio di Anton Corbjin, sul cantante dei Joy Division Ian Curtis. Non amo vivisezionare un film, ma qui si può fare un’eccezione: il bianco-nero sgranato della fotografia appare subito appropriato ad una sceneggiatura costantemente cupa, mentre i frammenti di Disorder, Transmission, She’s lost control assumono un senso del tutto nuovo grazie al volume alto della sala; come se questi pezzi non li avessi mai ascoltati davvero…
Tra chi ne parla benissimo, e chi ne evidenzia le inesattezze storiche, il film non riesce a convincermi completamente. Forse il tentativo del regista (peraltro condivisibile) di umanizzare il personaggio alienandolo dalla mitologia, lo porta a ritrarre esclusivamente un Curtis vittima delle proprie angosce, sminuendone - forse involontariamente - l’indiscutibile valore artistico.
Quando arriverà in Italia, (se arriverà), mi darete le vostre opinioni.
Vi lascio con il filmato originale dell’apparizione dei Joy Division in Granada Television, presentati da Tony Wilson (una scena interamente ricreata nel film).
A presto!
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