Stress Paris

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Il nuovo video dei Justice, diretto da Romain Gavras. Vorrebbe essere (credo) una critica alla spettacolarizzazione mediatica della “racaille” parigina, ma finisce involontariamente per interpretare i vecchi clichés borghesi sulla violenza cieca e gratuita. Fate voi.

Via: Weekendance

La migliore è quella con la banana #Update!

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Improv everywhere!

Grazie a Cimba abbiamo scoperto l’esistenza anche della versione romana: “Orologgio di riferimento analogggico” (ovvero Frozen Termini). Ecco qua il video:

Immondizia e capitalismo

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“La ricchezza delle società in cui domina un sistema di produzione capitalistico si presenta come un’immensa accumulazione di immondizia. (parafrasando Marx)”.

Josè Luis Pardo, professore titolare nella facoltà di filosofia UCM di Madrid. Citazione tratta da una conferenza del ciclo “Distorsiones Urbanas” in “Basurama06″ ne La Casa Encendida. Madrid, 17 maggio 2006.

Via: [Ecosistema Urbano]

ps. Devo rileggere quel capitolo di Underworld. C’era già tutto lì.

Il fantasma della libertà

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L’architetto Peter Cook è stato di recente intitolato “Sir”. Cook è stato membro fondatore di Archigram, l’irriverente collettivo degli anni ‘60 che, attraverso progetti utopici, è riuscito a rivoluzionare il linguaggio architettonico aprendolo alla cultura pop, al consumismo, alla tecnologia; introducendo nuovi modelli di città (Plug-in city), talvolta semoventi (The Walking City); uccidendo infine il movimento moderno, già da tempo cristallizzato in un’ortodossia. Al settantenne progettista della Kunsthaus a Graz, è stato riconosciuto l’incomparabile “servizio per l’architettura”, tanto da renderlo esempio di “speranza per i giovani”.

archigram walking city
archigram sketches
kunsthaus graz

L’evento mi ha spontaneamente ricordato uno dei film meno noti di Luis Bunuel, ovvero “Il fantasma della libertà“. Concepito ad episodi concatenati secondo una logica casuale, l’opera ricorda Archigram per il comune gusto per lo sberleffo, lo spiazzamento, la decostruzione del discorso, per il sovvertimento di codici, convenzioni e rituali. Una scena centrale è quella dell’invito in casa di amici, dove l’atto sociale consiste nella defecazione collettiva, mentre il pranzo viene consumato rapidamente in uno stanzino appartato.

fantasma della libertà

Più avanti nel film, l’attenzione si sposta su un poeta che spara ai passanti, uccidendone una decina. Durante il processo, l’assassino viene condannato a morte all’unanimità, ma immediatamente dopo la lettura della sentenza viene liberato, salutato dai gendarmi e acclamato come eroe dalla folla all’uscita dal tribunale. La metafora è evidente: si tratta di una riflessione amara e autobiografica sull’inutilità dell’artista, il quale, dopo aver sovvertito codici e distrutto linguaggi, viene fagocitato dall’industria dello spettacolo nell’atto stesso della consacrazione. (Nella fattispecie Bunuel aveva appena ricevuto l’Oscar per il “Fascino discreto della borghesia”).

Ho l’impressione che nel 2007 anche Peter Cook sia stato finalmente fagocitato, e pertanto decretato inutile.

An Inconvenient Truth

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amsterdam bridge

Un ponte ad Amsterdam.
Via: Leo Espinosa

Appunti da una terra vicina

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Questa volta gli appunti non provengono dalla Francia, ma dall’Italia.
Precisamente da un’Italia che per una volta smette di guardare alla propria provincia con fare apologetico-piagnone-consolatorio. Gli Intrusi non parlano di Bari: direi piuttosto (a leggerne le premesse) che è Bari a urlare agli Intrusi. “La realtà non la si elabora scaraventandola su un foglio con i trucchetti e le miserie di un facile realismo. La realtà si elabora scaraventandosela addosso. Al lettore, le nostre reazioni.” (Roberto la Forgia)

gli intrusi. roberto la forgia

Ma lasciatemi leggere questi Appunti prima di poter scrivere qualcosa di sensato. Per ora evito retoriche di quarta mano e vi lascio nelle mani ben più degne di Alessandro Tota e Pasquale la Forgia. Ci si può fidare.

GLI INTRUSI!!!
Il libro che devono avere tutti! Che devono leggere tutti! Che dovete regalare ai vostri amici, parenti, amanti! Che dovete regalare ai vostri nemici per riappacificarvi, spedire alla sede dei partiti politici avversari per fargli ritrovare la ragione, seppellire nel vostro giardino per lasciare un’eredità ai sopravvissuti dell’olocausto nucleare, inviare nell’universo come messaggio di pace ai popoli extraterrestri!!
Perché nel resto dell’universo gli intrusi siamo noi!
GLI INTRUSIIIII!!!!!
A Lucca (Comics) di quest’anno sarà presentato il suddetto libro.

(Alessandro Tota).

Gli intrusi è un libro che fa spazio. una volta che l’avrete acquistato, vi accorgerete di poter fare a meno di tutti gli altri libri che avete in casa, di tutti i vestiti che avete nell’armadio e di tutti gli alimenti che conservate nel frigo. Giuro!
(Pasquale la Forgia)

Ecco, ora lo sapete. Qua le coordinate:

gli intrusi. cover cattani

Gli Intrusi. Appunti da una terra vicina
COCONINO PRESS

A cura di Pasquale La Forgia, Roberto La Forgia, Michele Casella
Prefazione di Goffredo Fofi

Autori: Francesco Cattani, Francesco Chiacchio, Manuele Fior, Alessandro Tota, Marco Corona, Roberto La Forgia, Giacomo Nanni, Pasquale La Forgia, Andrea Bruno, Amanda Vähämäki.

Intruso è chi si trova dove non dovrebbe, chi racconta storia vissute da qualcun altro. In questo libro gli intrusi sono un gruppo di autori che si confronta col territorio della Provincia di Bari: un luogo per nulla esotico o lontano, eppure inaspettatamente vasto, come tutti i piccoli particolari sotto la lente della narrazione
(dalla prefazione al volume di Goffredo Fofi)

Trevi Bloody Trevi + Quicklist!

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Mentre il fantasma di Anita Eckberg incontra quello di Boccioni in una fontana di Trevi che risorge sanguinante dalla stasi turistica, riprendiamo possesso del nostro blog.

fontana di trevi sanguinante
Via: Pruned.

Lo facciamo in maniera rapida, perché le cose da scrivere sono tante.

Un po’ di biografia recente, cosa rara su queste pagine: come alcuni sapranno, ci siamo trasferiti a Parigi, in un piccolo appartamento tra Gare de l’est e Canal St. Martin, una zona distante circa un quarto d’ora (a piedi) dal centro, ma meno turistica e culturalmente oltre che socialmente vivace. Abbiamo partecipato come membri della jury ad una tesi di laurea nella facoltà di architettura di Belleville e continuiamo i nostri lavori da freelance (in particolar modo quelli per SecondLife e qualche articolo qua e là, ma di questi parleremo in seguito); nel frattempo mb ha iniziato a collaborare con una giovane agenzia di architetti paesaggisti decisamente interessante, e io continuo a mandare in giro il mio portfolio/cv. Siamo in definitiva piuttosto ottimisti: dopo un cambio radicale occorre sempre un po’ di tempo per la stabilizzazione; le ruote sembrano girare e per ora stiamo cercando di evitare questo.

Abbiamo poi iniziato i lavori per la nuova stagione della GridGallery; nel frattempo, se siete a Firenze il 27 ottobre, ci potete trovare al Festival della Creatività alla Fortezza da Basso, dove teniamo un intervento grazie a Costanza Baldini, direttrice della sezione SecondLife Festival. Lei è una nostra “vecchia” conoscenza: critica non convenzionale di arte contemporanea, sotto lo pseudonimo NicoleDiver firma valanghe di rubriche interessanti, di cui Cross the Line (ovvero “la linea dove la musica incontra l’arte contemporanea“) è l’ultimo episodio. Da leggere assolutamente. Non fosse altro che tocca alcuni tra i miei favoriti storici (Daniel Clowes e gli Eels di Souljacker pt.1 - vedi il video in basso - ). Inserire infine nella categoria: “Vorrei averlo scritto io”

Conoscete il Palais de Tokyo? E’ un vecchio edificio parigino recentemente ristrutturato dalla coppia di architetti Lacaton & Vassal, per ospitare mostre spesso aggressive, slegate dalle logiche istituzionali del Centre Pompidou. L’ultimo programma espositivo è stato demandato del tutto all’artista svizzero Ugo Rondinone, che, in “Third Mind”, realizza una sorta di cartografia del suo cervello, dei suoi deliri e delle sue influenze, attraverso la quale può quindi avvenire una deambulazione spontanea priva di inizio e fine certi. Tra le opere più rappresentative: l’auto vandalizzata di Sarah Lucas e i cut-ups di Burroughs con Brion Gysin. Date un’occhiata anche alla presentazione, con video e testi.

Les artistes ne sont jamais là où on les attend. Ils portent un regard unique et éclairé non seulement sur notre réalité, notre quotidien, mais également sur les travaux de leurs contemporains.

sarah lucas parking

Al cinema c’è Control, l’ultimo, (o meglio, il primo) lungometraggio di Anton Corbjin, sul cantante dei Joy Division Ian Curtis. Non amo vivisezionare un film, ma qui si può fare un’eccezione: il bianco-nero sgranato della fotografia appare subito appropriato ad una sceneggiatura costantemente cupa, mentre i frammenti di Disorder, Transmission, She’s lost control assumono un senso del tutto nuovo grazie al volume alto della sala; come se questi pezzi non li avessi mai ascoltati davvero…
Tra chi ne parla benissimo, e chi ne evidenzia le inesattezze storiche, il film non riesce a convincermi completamente. Forse il tentativo del regista (peraltro condivisibile) di umanizzare il personaggio alienandolo dalla mitologia, lo porta a ritrarre esclusivamente un Curtis vittima delle proprie angosce, sminuendone - forse involontariamente - l’indiscutibile valore artistico.
Quando arriverà in Italia, (se arriverà), mi darete le vostre opinioni.

Vi lascio con il filmato originale dell’apparizione dei Joy Division in Granada Television, presentati da Tony Wilson (una scena interamente ricreata nel film).
A presto!

torre dei venti Vs. torre de’ noantri

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Wind Tower - Yokohama, 1986                  Gazometro illuminato - Roma 2006

7 punti contro Gehry

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Jonatham Lethem, autore della "Fortezza della Solitudine", opera letteraria in cui la fiction abbraccia le vicende storiche legate al drammatico sconvolgimento sociale e demografico del quartiere di Brooklyn, a New York, (vedi alla voce: Gentrification), ha scritto di recente una lettera pubblica sul giornale online Slate a Frank "Bilbao" Gehry, accusando l’architetto di aver realizzato - per quanto ancora sulla carta - un piano fuori-scala, fuori-sede, fuori-di-testa di ben 16 (!) torri, in grado di stravolgere la qualità della vita nel quartiere newyorkese, - vale a dire quella che ancora fragilmente permane -.

Lungi dal voler perpetuare una trita polemica, riciclante tratti stereotipati e retorici già in precedenza giunti alle orecchie del profeta dell’architettura contemporanea, la lettera si indirizza presto verso una dura argomentazione in sette punti ben circostanziati, corrispondenti ad altrettante domande non ancora soddisfatte dalle risposte del destinatario.

Per la lettura completa dell’affascinante J’accuse, premessa di una prolungata azione sul campo, rimando a Slate. Qui mi limiterò a evidenziarne i tratti salienti, dando un assaggio di come si scrive un moderno pamphlet:

PREMESSA: "Your presence is intended to appease cultural tastemakers who might otherwise, correctly, recognize this atrocious plan for what it is, just as the notion of a basketball arena itself is a Trojan horse for the real plan: building a skyline suitable to some Sunbelt boomtown. I’ve been struggling to understand how someone of your sensibilities can have drifted into such an unfortunate alliance, with such potentially disastrous results. And so, I’d like to address you as one artist to another. Really, as one citizen to another. Here are some things I’d hope you’ll consider before this project advances any further."

1. FUORI SCALA"Guess what? It’s a huge mistake—emphasis on the huge."

2. DISONESTA’  DEI PROMOTORI RISPETTO AI CITTADINI: "Let me begin with the now-legendary brochure that Brooklynites found in their mailboxes two months ago; evidence of bad faith couldn’t be more vivid."

3. REPUTAZIONE PESSIMA DELL’ARCHITETTO-PARTNER
: (già realizzatore a Brooklyn): "After all, it’s these dim, soul-crushing buildings that created such distrust in Brooklynites in the first place."

4. UNA POLITICA SENZA VINCITORI NE’ VINTI: "We’re simply dead-set against the present calamity-in-progress to which you’ve mortgaged your credibility."

5. 100% PRIVATO, 0% PUBBLICO: "In fact, in the present scheme, publicly owned resources—i.e., the demapped streets and an active rail yard—are here being converted into private property: commonwealth in reverse."

6. DISPREZZO PER IL CONTESTO: "Your proposal would both dwarf and block sight of the (Saving Banks) tower, the rough equivalent of erecting a new World Trade Center within a block or two of the Chrysler Building."

7. EGO TRIP: "When unveiling the latest, you explained the appearance of the spearhead tower, which you’ve named "Miss Brooklyn" (spurring the inevitable quip, We’ll miss it, all right). (…) Anyway, is Miss Brooklyn really good enough—as opposed to merely big enough—to be your ego trip? To my unschooled eye, these buildings have emerged pre-botched by compromise, swollen with expediency and profit-seeking."

CONCLUSIONE: "At a public seminar sponsored by the New York Times this January, you found yourself faced by surprise questions from an audience including Brooklynites who, denied any proper public venue by the Ratner process, wanted to know how you felt about resistance to the project. The tone of your remark that day suggests you were weighing the question honestly: "If I think it got out of whack with my own principles, I’d walk away." I can only hope that what was once perhaps just a seed has grown. For I’m positive that is exactly what you should do, Mr. Gehry. Walk away."

Via: Urban Cartography

autobiografia urbana

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Da Aprile fino a fine Luglio, ha avuto luogo in quel di Philadelphia, un interessante esperimento collettivo.
The Autobiography Project, questo è il nome, è il progetto nato dall’idea di invitare i residenti a scrivere di sé stessi in 300 parole o meno. L’iniziativa ha avuto un ottimo successo: anche grazie al supporto dei community writing workshops, circa 340 storie sono pervenute dopo le sei settimane previste per l’elaborazione; i venti testi considerati migliori da una giuria di scrittori e personalità locali sono stati singolarmente stampati come poster, con tanto di foto degli autori, e poi installati in altrettante pensiline per gli autobus. Un’ottima iniziativa di integrazione sociale per una città divisa al suo interno e fortemente ghettizzata.

l’articolo su World Changing
Via BLDG BLOG

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