50 anni di Lego

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Le creazioni di Ochre Jelly: Stephen Hawking.
stephen hawking lego

Via: Inkiostro

Arguably the most important question of the decade

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è su “Things of Interest

Bible Earth

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Il collettivo di artisti The Glue Society ha creato una serie di scene bibliche viste dal Paradiso: God’s Eye View. Buona l’idea e splendida la realizzazione.

“We like to disorientate audiences a little with all our work. And with this piece we felt technology now allows events which may or may not have happened to be visualized and made to appear dramatically real,” say The Glue Society’s James Dive. “As a method of representation satellite photography is so trusted, it has been interesting to mess with that trust.”

Cominciamo dai “classici”: la crucifissione:

crucifissione

Il giardino dell’Eden:

Eden

L’arca di Noè:

arca

La separazione delle acque del Mar Rosso:

Mosè

Un’immagine dall’esposizione al Miami Art Fair:

Miami.

In arrivo altri lavori con immagini da satellite su mitologia ed eventi storici.

Via: Neatorama e Creative Review.

Il fantasma della libertà

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L’architetto Peter Cook è stato di recente intitolato “Sir”. Cook è stato membro fondatore di Archigram, l’irriverente collettivo degli anni ‘60 che, attraverso progetti utopici, è riuscito a rivoluzionare il linguaggio architettonico aprendolo alla cultura pop, al consumismo, alla tecnologia; introducendo nuovi modelli di città (Plug-in city), talvolta semoventi (The Walking City); uccidendo infine il movimento moderno, già da tempo cristallizzato in un’ortodossia. Al settantenne progettista della Kunsthaus a Graz, è stato riconosciuto l’incomparabile “servizio per l’architettura”, tanto da renderlo esempio di “speranza per i giovani”.

archigram walking city
archigram sketches
kunsthaus graz

L’evento mi ha spontaneamente ricordato uno dei film meno noti di Luis Bunuel, ovvero “Il fantasma della libertà“. Concepito ad episodi concatenati secondo una logica casuale, l’opera ricorda Archigram per il comune gusto per lo sberleffo, lo spiazzamento, la decostruzione del discorso, per il sovvertimento di codici, convenzioni e rituali. Una scena centrale è quella dell’invito in casa di amici, dove l’atto sociale consiste nella defecazione collettiva, mentre il pranzo viene consumato rapidamente in uno stanzino appartato.

fantasma della libertà

Più avanti nel film, l’attenzione si sposta su un poeta che spara ai passanti, uccidendone una decina. Durante il processo, l’assassino viene condannato a morte all’unanimità, ma immediatamente dopo la lettura della sentenza viene liberato, salutato dai gendarmi e acclamato come eroe dalla folla all’uscita dal tribunale. La metafora è evidente: si tratta di una riflessione amara e autobiografica sull’inutilità dell’artista, il quale, dopo aver sovvertito codici e distrutto linguaggi, viene fagocitato dall’industria dello spettacolo nell’atto stesso della consacrazione. (Nella fattispecie Bunuel aveva appena ricevuto l’Oscar per il “Fascino discreto della borghesia”).

Ho l’impressione che nel 2007 anche Peter Cook sia stato finalmente fagocitato, e pertanto decretato inutile.

Venti anni fa, signora mia!

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Due video tratti dalla trasmissione BBC Micro Live (1985 e 1987).

Nel primo: digital music con il Sinclair ZX-Spectrum e il Commodore 64; con un’introduzione del protocollo Midi, appena inventato (!).

Nell’altro: primi passi (da gigante) della CGI. Con un’intervista a Martin Lambie-Nairn e il making-of dello storico video Luxo Jr. della Pixar / John Lasseter.

Potrei commentare l’ottima interfaccia del software Commodore, la relativa facilità di programmazione della drum machine del Sinclair, oppura la perfetta distribuzione dei pesi nel clip del movimento dell’avatar, ma lascio a voi giudicare. E pensare che io morivo per Space Invaders.

Notevole anche l’evoluzione della capigliatura della presentatrice.

Guardate anche gli altri video correlati a BBC Micro Live.

Via: Everyone Forever (today’s reference!)

An Inconvenient Truth

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amsterdam bridge

Un ponte ad Amsterdam.
Via: Leo Espinosa

Collective Perception

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collective perception

Via: DanieleG Del.Icio.Us bookmark 

Talking Radio Heads

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E proprio mentre blog e giornali chiudevano esausti il capitolo “Considerazioni sull’uscita di In Rainbows in versione solo MP3″, i Radiohead rientravano di nuovo nelle cronache con un webcast chiamato Thumbs Down. Un festival in streaming di canzoni live (Reckoner, Arpeggi, Videotape dall’ultimo disco, e poi i classici I might be Wrong), dj act (fra i quali Thom passa anche M.I.A. e !!!), di cover live di Smiths, New Order, video vari, parodie di Se7en (cosa vi ricorda l’immagine in basso?!) e tante altre cazzate sorprendenti.

thom in a box

Insomma, un’altra spanna sopra tutto il resto.
Qui trovate tutti gli Youtube e il commento di Stereogum.

Altro: ho da poco caricato in rete, su Stage6, il dvix del concerto acustico parigino di Thom Yorke e Johnny Greenwood trasmesso originariamente su ARTE nel 2003.
E’ semisconosciuto, ma è una di quelle cose per cui potreste piangere.
Cliccate su “Cliccate” oppure sull’immagine. E poi godetevelo a tutto schermo.

radiohead acoustic live arte

ps. Stage6 è il motore di Joox, un sito in cui si possono trovare interi film, documentari, concerti di ottima qualità.
Ringraziamo il nostro Pasquale “Steal This Album” la Forgia per il suggerimento.

Ryoji Ikeda - Datamatics v2.0 @ Centre Pompidou

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Lunedì 29 ottobre abbiamo assistito alla performance Datamatics v2.0 di Ryoji Ikeda.

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Ryoji Ikeda chi? Dj, artista del suono, innovatore nel campo della musica elettronica contemporanea, visual artist. Album : +/- (1996), O’C (1998), Matrix (2001). Ha prodotto installazioni e performance al Centre Pompidou a Parigi, al Millennium Dome e all’Icc di Tokyo. Collaborazioni con musicisti (Ryuichi Sakamoto), coreografi (William Forsythe), fotografi e anche con l’architetto giapponese Toyo Ito (mostra Vision and Reality in Danimarca, 2000).

Datamatics?
Si tratta di una performance audio-visiva intesa a rappresentare e descrivere il sostrato invisibile (del flusso) di dati che permea il nostro mondo.
Il tentativo di materializzare le relazioni tra il dato del suono e il suono dei dati si risolve in un linguaggio proprio di linee, punti, traiettorie che descrivono scenari bi- e tridimensionali, mentre la sala si riempe di suoni puri, onde sinuisoidali e rumore. Da sequenze di pattern 2d derivate dallo studio degli errori di hard disk e del comportamento del codice dei software, si passa ai paesaggi tridimensionali di universi in continua rotazione, fino all’introduzione di ulteriori dimensioni al termine della prima metà.
La seconda parte dell’opera deriva da una rielaborazione metatestuale della prima: la decostruzione degli elementi essenziali (suono, dati e codice sorgente) crea una nuova sequenza che è ulteriore astrazione del lavoro originale.

Strati sovrapposti di suono e immagine (inscindibili) conducono spesso al limite fisico dell’ascolto, con la conseguenza che la freddezza iniziale della pièce si converte presto in un’esperienza fisica drammatica.

Non-objects

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Toccare l’aria per attivare funzioni. Credete che questo Tarati, uno degli esempi di non-object, presentati sul sito del libro omonimo, sia un’alternativa o un superamento delle tecnologie touchscreen, oggi finalmente approdate al lido consumer? O lo ritenete piuttosto un divertissement “cool” dallo scarso contenuto teorico? Personalmente non sono ancora riuscito a trovare una risposta definitiva.

tarati
tarati

Gli altri non-object non mi sembrano altrettanto interessanti. Vediamo di capirne di più.
Si tratta di esperimenti di immaginazione sul tema dell’oggetto di consumo. Design Fiction, lo chiamano loro, ovvero un tentativo di stimolare la riflessione su cosa sia un oggetto, perché siamo indotti a desiderarlo, perché storicamente descriviamo la “funzionalità” sempre in termini letterali, e infine, cosa sia la bellezza.

Tali speculazioni teoriche, seppure interessanti, non sono certo nuove, basti pensare che anche in campo architettonico (o meglio: soprattutto in quest’ultimo, visto che la realizzazione è il termine ultimo di un processo lungo, condiviso e costoso), sono numerosi gli esempi di edifici teorici, “non-edifici”, concetti planari, formali o tridimensionali puramente astratti, deliberatamente denudati delle “costrizioni” tecniche. Di architetture concettuali e architetti radicali ne abbiamo parlato anche in Socks, ma ricordiamo, tanto per citare qualche nome noto: Archigram, Cedric Price, gli italiani Superstudio e Archizoom, … Piranesi! …

La provocazione dei non-object, se così la intendiamo, risulta perciò tardiva. Rimangono gli oggetti, o meglio, visto che non ne è prevista la realizzazione, rimangono le idee e la loro formalizzazione.
Lo stile (e non, attenzione: il design), degli esempi in anteprima, appare comunque fatalmente ancorato alle direttive Apple: bordini smussati, toni prevalenti: gradiente di bianco-grigio-nero, font rigorosamente sans serif, purezza totale.
Caratteristiche che, di fatto, sfavoriscono la riflessione sui contenuti, per indirizzare il giudizio su un preponderante piano estetico.

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