Tra etica e innovazione
(di Kamal Kumlien).

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Nota: Con molta disinvoltura, nel post precedente, abbiamo chiesto a qualcuno di inviarci un commento all’incontro tra Richard Stallman e Bruce Perens avvenuto durante il Festival dell’Innovazione a Roma. E con altrettanta disinvoltura quel qualcuno ci risponde con un resoconto che non poteva rimanere confinato fra i commenti: Grazie mille Kamal :)

Beh, visto che me lo chiedi con tanta amabile disinvoltura…
E’ stato bellissimo. Oltre che mooolto interessante è stato anche divertente. I due si sono presi costantemente e simpaticamente in giro. E’ stato bello notare come la loro differenza di impostazione rispetto al mondo FLOSS (Free/Libre Open Source Software: http://it.wikipedia.org/wiki/Floss) non gli abbia impedito di fare una conferenza insieme con gli stessi obiettivi (dubito che Richard e Linus avrebbero potuto farla con la stessa tranquillità, certo che però sarebbe uno spasso).

Si deve ricordare che giustamente a Richard sta molto a cuore la diversità tra free software e open source, ma qui per comodità userò il termine FLOSS per riassumere entrambe i concetti.
Bruce era senza voce per 3 giorni di conferenze, mentre Richard sembrava in ottima forma, infatti appena arrivato per mettersi comodo si è tolto le scarpe e ha chiesto di alzare l’aria condizionata… poi ha chiesto di fare più luce sul pubblico e meno sul palco.

Perens / Stallman Roma Hi!Tech Festival dell'Innovazione

Vado a memoria. Richard ha subito iniziato più o meno così (un po’ ce l’aspettavamo ma vederlo fare dal vivo è un’altra cosa): “Questo è il festival dell’innovazione e voi vi aspettate che vi parli di innovazione. Ma il software libero è soprattutto qualcosa che riguarda l’etica e le persone, che sono cose più importanti, e quindi vi parlerò di etica e di persone.” - fantastico. Vi lascio immaginare il seguito.
Bruce e Richard si sono alternati sugli argomenti e sulle domande del pubblico che è stato piuttosto attivo, anche se si è capito da quello che ha detto il professor Di Corinto (il moderatore e l’autore della foto in alto) che chi ha fatto domande erano i soliti conosciuti (a parte una mia piccola domandina), anche perchè li chiamava per nome…

Quando necessario hanno controbattuto in modo dettagliato i punti sui quali non erano d’accordo uno con l’altro, e non erano pochi. Il pubblico ha applaudito con la stessa passione entrambi.
Bruce ha mostrato alcune slide molto interessanti (che spero di trovare online prima o poi). La cosa che mi è rimasta più impressa (e che non mi immaginavo per niente) è che secondo alcuni suoi dati (non mi ricordo quale organizzazione governativa americana citasse) il 95% del software prodotto dall’industria è “non-differentiating” (d’ora in poi SND), che credo sia un concetto molto simile a http://en.wikipedia.org/wiki/Product_differentiation anche se quest’ultimo riguarda più il marketing di un prodotto che il prodotto stesso.
In sostanza questo vuol dire che quasi la totalità del software ha poco da difendere sul piano dell’invenzione e che quindi è destinato a diventare open e a diffondersi come software open. Un esempio a caso: la Microsoft (che vende a tutti e quindi produce _solo_ SND) dovrà quindi produrre software open source o chiudere l’attività. Nel primo caso ovviamente sarebbe molto ridimensionata.

Il mercato quindi sarà diviso tra il 5% che sarà prodotto come oggi (praticamente in-house o appaltato a qualcuno in modalità “protetta”), una parte non definita (ma in aumento rispetto ad oggi) di software personalizzato (customizzato è troppo brutto) basato sul FLOSS e il restante sul supporto e l’assistenza al prodotto (il che migliorerà sempre più i prodotti). Questo è quello che dice Bruce e quello che spero io. Dovrebbe essere solo una questione di tempo, ma bisogna vedere quanto tempo ci vorrà per “coprire” tutto l’SND e quanto tempo le istituzioni e la gente vorranno farsi del male.

Vorrei raccontarvi altre cose ma il breve resoconto è diventato lungo. Un’ultima cosa: mi sono fatto una foto con Richard! Spero che i ragazzi che si sono gentilmente prestati non abbiano perso la mia mail… vi aspetto!!!
Sembra un po’ infantile ma mi è sembrato impossibile incontrare un mito vivente come Richard e come Bruce. Che occhi visionari, ragazzi.

Hi!Tech
(I Fest. dell’Innovazione a Roma)

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Si conclude oggi la prima edizione del Festival dell’Innovazione a Roma, una quattro giorni di conferenze, dibattiti, proiezioni e mostre organizzata dalla Lait Spa e officiata all’interno e all’esterno dell’Ara Pacis. Per quanto frettolosamente, siamo riusciti ad avere un assaggio della manifestazione.
Purtroppo abbiamo perso - da irresponsabili - il duo Perens - Stallman (la trinità, insieme a Linus Torvalds, dell’open source): chiediamo venia, ma anche un breve resoconto alla ben più pragmatica figura del nostro amico Kamal. Sorvoliamo sulla seppur interessante chiacchierata tra Tommaso Pincio e Umberto Guidoni, uno dei pochi (due?) italiani a essere finito in orbita, e passiamo immediatamente alla mostra sui quindici anni del computer. Un allestimento che non va molto oltre l’interpretazione letterale del titolo (”C’era una volta il pc, un quarto di secolo di Personal Computer“), in quanto ci si è limitati a presentare qualche pezzo storico di hardware (ricordo ad esempio i vari Sinclair, il PC IBM, l’Apple ][, il Lisa e il Macintosh, oltre che i primi “portatili” da 15 Kg: ovvero, i classici del genere). Roba da feticisti, che nulla toglie e nulla aggiunge, vista la completa mancanza di approfondimento storico, culturale o economico, ovvero di un allestimento adeguato.

Ben più interessante l’intervista al matematico Piergiorgio Odifreddi, largamente concentrata sul suo ultimo lavoro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Estremamente spigliato e dotato di una vis polemica sempre all’altezza delle obiezioni, il prof. dimostra che la lettura personale dei testi sacri (dalla quale ispira una radicale confutazione fino all’ultima virgola) non è mai informata da un carattere ideologico, bensì da un’attenzione razionale per i problemi che le stesse pagine sollevano. Pagine, beninteso, che si pretendono ispirate da volontà divina.
Alleghiamo, poiché fa bene alla salute dello spirito (appunto!), un video (che trovate anche qui) in cui il nostro risponde con amabile sarcasmo alle critiche mosse da Augias, in una precedente puntata di Le storie:

Ancora distratti dalle note allegramente anticlericali di Odifreddi, ci rechiamo all’ultimo appuntamento del festival: la temutissima conferenza su SecondLife (”Come Alice nello specchio“). Ed esattamente come temevamo, l’incontro si rivela un campionario delle più trite banalità - stra-dette e stra-sentite - sul mondo online: le solite “provocazioni” su sesso & pornografia, sul consumismo sfrenato, sulla mancanza di fantasia, sul tasso di additività e condizionamento che SL produrrebbe. Dal piattume generale emergono tuttavia una serie di interessanti spunti da parte di Derrick De Kerckhove e di Alessandra Poggiani, direttrice di Lait. Del primo: la collocazione dei mondi online nel contesto ben più ampio dell’evoluzione della connettività (dal telegrafo in poi, tanto per chiarire), e l’apprezzamento per lo straordinario contenuto sociale e per la concretizzazione di una sorta di immaginario oggettivo; fenomeni che permettono a SL di compensare un’interfaccia tridimensionale ancora primitiva.
Di Alessandra Poggiani: la giustificazione di una scelta che oggi appare necessaria, per un moderna società di informatica: quella di aprirsi ad un’interazione col pubblico più complessa di quella permessa dal web, e le critiche (condivisibili) alla maggioranza delle comunità italiane di rimanere chiuse nel proprio folklore autoreferenziale.

Fatti salvi i due personaggi citati, il resto, per dire, è noia. Mentre Mario Gerosa, “l’Esperto Italiano di SecondLife”, dichiara ovvietà con un atteggiamento da saccentino risentito, cadendo pure in contraddizione, sul palco si alternano battutine e considerazioni su “falli” ed “emozioni virtuali” che non sfigurerebbero dalle parti della De Filippi. Vabbè.
Benché di per sé non c’entri nulla, ci pensa infine Neri Marcoré a buttarla sulla risata. Meno male.

Tutto sommato il primo festival ha offerto molti buoni propositi, qualche ottimo intervento: speriamo in un finale degno per l’anno prossimo.

Bloody virals

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Due viral nei quali ci siamo imbattuti negli ultimi tempi. Il primo, in realtà online da Gennaio, ma che ci è tornato in mente da poco, sfrutta le possibilità di interazione e coinvolgimento di SecondLife per realizzare un contest surreale.
Teletrasportandosi sull’isola “Smokin’Aces” si viene reclutati come assassini e si riceve un kit, con tanto di lista degli obiettivi, che permette di operare all’interno di un’area come se si fosse in un videogame; tutto questo grazie alla presenza di un’interfaccia hud (sovrapposta a quella di sl) che consente di controllare il proprio punteggio, identificare i propri target ecc. Il premio per il vincitore, ormai assegnato, era di un milione di LindenDollars.

L’ambientazione e le modalità del gioco richiamano appunto il film “Smokin’Aces”, uscito negli Stati Uniti a Gennaio e al di là della realizzazione tecnicamente interessante, ci sembra che si tratti di un ottimo spunto per lavorare sull’advertising sfruttando le caratteristiche di un mondo virtuale; sono presenti allo stesso tempo l’idea di “entrare” in un film, di impersonare un alter-ego “proibito” (un assassino) e, a differenza di un videogame qualsiasi, di fronte si hanno persone reali connesse al computer il che moltiplica all’infinito le possibilità di gioco, dato che il plot può essere messo in discussione dagli utenti/partecipanti in ogni momento.

slassassins

Il secondo viral è la pubblicità di un centro di bellezza…con sorpresa.
Quest’ultimo, non va molto oltre l’effetto iniziale, non prevede interazione o aspetti simili, ma bisogna ammettere che è comunque di un certo impatto.

Futuri anteriori - 1

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Il “futuro che non è mai stato”, la visione contemporanea del progresso tecnologico e sociale che si avrà nei prossimi anni o secoli, dice talvolta del presente più di un’analisi storica. Lo fa perché pre-dice, perché proietta in un punto di fuga a lungo termine le condizioni latenti del presente, amplificandone metaforicamente i termini.

In un passaggio del testo di accompagnamento alla nostra tesi di laurea (a proposito della città contemporanea, del suo sviluppo, della sua attuale crisi espressa nel fenomeno dei vuoti urbani a Philadelphia), scrivevamo :

Se la letteratura di fantascienza “sociologica” tra gli anni ‘40 e i ‘50 ha interpretato il mito della città americana iperproduttiva, spaventosamente densa e tendente all’espansione, spersonalizzante e alienante; nella fantascienza seguente, da Ballard a Harrison al cyberpunk, la città è letta come un agglomerato di baracche costellato di detriti, continuo terrain vague dove si annidano paure, indefinito e sfuggevole sistema urbano. Non è solo la fantascienza a proporre, sebbene posposta in un ipotetico futuro, questa visione della città odierna: gli edifici svuotati nel centro di Detroit sono gli scenari delle battaglie urbane del film “8 Miles”, mentre Jonathan Franzen, nel romanzo “La ventisettesima città”, paragona alcune zone di East Saint Louis ad “un quartiere di Hiroshima nella primavera del ‘46″.science fiction
Vari presenti e vari futuri - è evidente - si compenetrano e stridono contemporaneamente. Nei primi anni ‘60, la propaganda ufficiale oppone all’iperfordismo previsto dalla letteratura fantascientifica dei ‘40 e ‘50, una visione tendenzialmente ottimistica per il futuro. In questo video della Bell systems (sul progresso delle telecomunicazioni nel XXI secolo, come descritto nella Seattle Worlds Fair), una giovane coppia appare in effetti talmente affascinata da non poter sostare neanche per un secondo di fronte alle meraviglie della tecnica.

Pochi anni prima, nel 1958, la Disney produceva “Magic Highway U.S.A.”, un lungometraggio prodotto da Ward Kimball (di cui presentiamo un estratto) che illustrava con poche animazioni alcuni futuristici concetti di trasporto ad una generazione di americani appena introdotti al nuovo sistema di collegamento stradale Interstate. Nei pochi minuti reperibili in rete, osserviamo la famiglia-media-americana rilassarsi spensieratamente mentre affida alla macchina elettronica il totale controllo dei propri spostamenti. Assolato, limpido e naturalisticamente ricco, l’ambiente in cui corrono le autostrade dialoga con i nuclei urbani frutto di radicali teorie urbanistiche a là Le Corbusier: le più efficienti strategie tayloriste e fordiste appaiono entusiasticamente tradotte in un nuovo modello di società urbana.

As father chooses the route in advance on a push-button selector, electronics take over complete control. Progress can be accurately checked on a synchronized scanning map. With no driving responsibility, the family relaxes together. En route business conferences are conducted by television.

Gli occhi di oggi, decisamente più scettici, o semplicemente timorosi della catastrofe ambientale che l’informazione attuale prevede quasi unanimemente per il futuro prossimo, leggono quegli entusiasmi come una forma infantile di ingenuità, quando non di spaventoso asservimento ad un modello predefinito di società. Sotto un ipocrita entusiasmo già si celavano i primi fantasmi di un futuro incerto. Un futuro svelato dalle visioni distopiche di Dick, Blade Runner e giù di lì, e sul quale torneremo presto.

Leggi anche:
Digital Urban.
Paleo-Future.
2719 Hyperion.

Kai Zen in GridGallery! [CS]

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Kai Zen presenta il libro ‘La strategia dell’Ariete’ su Second Life
Lunedì 7 maggio 2007 ore 21:00

locandina

Nella galleria d’arte virtuale GridGallery, situata nella regione Idearium di Second Life, il luogo virtuale più popolare del momento, i Kai Zen presenteranno Lunedì sera 7 maggio il loro libro “La strategia dell’Ariete“. Kai Zen, ensemble narrativo formato da Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani, quattro autori che abitano in città diverse (Bologna, Bolzano, Messina, Milano) e che si sono conosciuti e lavorano insieme attraverso Internet, ha pubblicato recentemente per Mondadori Strade Blu ‘La strategia dell’Ariete’. Romanzo di avventura dalle tinte forti e oscure, corale e storico, ambientato in epoche differenti e in varie parti del mondo, sta riscuotendo un successo inatteso in libreria e molte richieste di presentazioni in tutta Italia.

In puro stile Kai Zen, gruppo che esiste grazie a Internet e che della rete possiede vizi e virtù, non poteva mancare una presentazione ‘virtuale’ del romanzo all’interno del sensazionale mondo di Second Life. GridGallery, attraverso i suoi curatori Fosco Lucarelli e Mariabruna Fabrizi, ospiterà questo evento unico e pionieristico, con uno spettacolo multimediale fatto di immagini ispirate dalle atmosfere del libro, brani ascoltabili on line e la presenza degli avatar dei quattro autori e dei due curatori della galleria, nel cui spazio virtuale saranno disponibili copie scaricabili del libro, pubblicato
da Mondadori per la prima volta con licenza Creative Commons.

Un evento da non perdere, comodamente seduti davanti al proprio computer di casa, Lunedì 7 maggio 2007 alle ore 21:00.

Per trovare GridGallery, galleria d’arte virtuale situata nella regione Idearium di Second Life, ecco le coordinate: “IDEARIUM 70, 151, 27″.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti sulla galleria e sulla regione, oltre a diversi tutorial per accedere a SL, visitare i siti web:
www.gridgallery.splinder.com ,
www.idearium.org,
www.secondlife.com

I riferimenti dei Kai Zen:
www.lastrategiadellariete.org
www.kaizenlab.it

Nel frattempo date un’occhiata all’articolo uscito sul Corriere della Sera - edizione Bologna !
(clicca per leggere il PDF)


Bjork wild sound machines

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Si tratta del Lemur e del Reactable, due fra gli hardware musicali che da qualche anno trovano nella rete la loro - meritata - dose di gloria.

lemurIl primo, che conoscevo da un po’ visto che il distributore americano è nientemeno che la Cycling ‘74, la casa sofware dietro Max/Msp) è un’affascinante “Multitouch control surface for live performances“, ovvero uno strumento per performance musicali dotato di una tecnologia proprietaria che permette il controllo di switch, fader e altri oggetti attraverso le dita di una mano e che ovviamente può essere connesso al Pc/Mac attraverso controller Midi. In effetti basterebbe l’interfaccia paradossalmente un po’ retrò (non trovate che assomigli vagamente a KITT, il computer parlante di Supercar?) per innamorarsi a prima vista di quest’oggetto. (Tranne poi dimenticarlo dopo averne letto il prezzo…)

reactableL’altro, il Reactable (crasi di React + Table) è un prodotto simile per modalità di interazione, - “Tangible user interface” - , ma a differenza del Lemur, si concentra su un’estrema libertà e immediatezza nell’utilizzo. Sviluppato dal team di ricercatori del Music Technology Group dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, il tavolo permette l’interazione di più musicisti attraverso lo spostamento di alcuni oggetti su una superficie luminosa. Il movimento e la relazione tra tali oggetti, che rappresentano componenti di un classico sintetizzatore, permette di sperimentare topologie sonore complesse, tra filtri, modulatori e generatori.

Bene, se finora tali strumenti sono stati visti per lo più nel cerchio degli sperimentatori del TED, dei video YouTube e dei report di qualche fortunato blogger, per la prima volta leggo (qui e qui) che Bjork sta utilizzando proprio il Lemur e il Reactable per i suoi spettacoli live. Se da un lato ciò significa l’ingresso di tali strumenti in un mercato industriale (forse supportato dal recente hype per le tecnologie touchscreen, vedi iPhone), dall’altro è meno ovvio, ma altrettanto interessante, notare come tali prodotti, con tutto il loro portato estetico di luci, movimento e interazione, possano compensare quel deficit di spettacolo tipico di una performance elettronica , rispetto ad un concerto rock.

In un contesto di crisi del mercato musicale, mentre il download è diventato (o lo diventerà senza dubbio) il veicolo privilegiato di fruizione, il concerto o la performance generica offrono un’irrinunciabile componente legata all’esperienza. Di conseguenza tali strumenti, contrariamente ad un modesto laptop, sembrano poter associare alla componente musicale propriamente detta (bravura tecnica, capacità di improvvisazione e sperimentazione ecc.) un surplus di spettacolarità (interazione con il pubblico, movimento, messa in scena) che non sempre, nel caso dell’elettronica, può essere offerto solo dai visual proiettati.

The right number

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The right number” di Scott McCloud (già venerato autore di “Understanding comics” e del più recente “Making comics”. Un grazie a Mau, lui sa perché…) è una storia a fumetti sperimentale che utilizza un formato sperimentale e un sistema di acquisto sperimentale. O forse è “soltanto” una storia su matematica, sesso, ossessioni e numeri di telefono? “Soltanto”?

the righe number

Intanto leggete le prime due puntate sul sito. La terza arriverà presto.

Via: Boingboing.

Here’s how Billy Pilgrim lost his father, Kurt V.

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Due gioielli da Slaughter-house-five. Sul linguaggio, sul tempo, sulla vita e sulla morte.

“There are no telegrams on Tralfamadore. But you’re right; each clump of symbols is a brief, urgent message-describing a situation, a scene. We Tralfamadorians read them all at once, not one after the other. There isn’t any particular relationship between all the messages, except that the author has chosen them carefully, so that, when seen all at once, they produce an image of life that is beautiful and surprising and deep. There is no beginning, no middle, no end, no suspence, no moral, no causes, no effects. What we love in our books are the depths of many marvelous moments seen all at one time.”

“The most important thing I learned from Tralfarmadore was that when a person dies he only appears to die. He is still very much alive in the past, so it is very silly for people to cry at his funeral. All moments, past, present, and future, always have existed, always will exist. The Tralfamadorians can look at all the different moments just the way we can look at a stretch of the rocky Mountains, for instance. They can see how permanent all the mountains are, and they can look at any moment that interests them. It is just an illusion we have here on Earth that one moment follows another one, like beads on a string, and that once a moment is gone it is gone forever.

When a Tralfamadorian sees a corpse, all he thinks is that the dead person is in bad condition in that particular moment, but that the same person is just fine in plenty of other moments. Now, when I myself hear that somebody is dead, I simply shrug and say what the Tralfamadorian say about dead people, which is ‘So it goes.’”

And so on.

Zuppe virali

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In realtà le cose non le scrivo con un ritardo imbarazzante sui tempi (come potrebbe apparire ai più superficiali): al contrario i miei post appaiono su Socks solo in seguito ad un periodo in cui lascio crescere l’aspettativa, che segue ad un’analisi accurata degli argomenti, subito dopo una durissima selezione giornaliera che produce morte e distruzione.

Non è vero, ovviamente…

Tuttavia questo post dedicato ai due eclettici figuri Roberto e Foodstock e ai loro progetti che, pur paralleli, si incontrano spesso, me lo sono trascinato fin troppo. Perciò passo subito a parlarvi, ça va sans dire, di Zooppa, operazione di cui i nostri eroi fanno parte a vario titolo e che appare tra le più interessanti sulla piazza.

Viral marketing
, vi suona? Intanto rimando alla lettura di  "Chris Anderson - The Long Tail", appena uscito in Italia con il titolo "La coda lunga", poi due parole mie.

Siamo dovuti arrivare al 2000-06 per capire che la forma migliore di marketing è il passaparola. Ci è voluta internet, i blog, Amazon, "Who bought this is also interested in these", Ebay, e via dicendo, ma la via per allontanarsi dal marketing convenzionale è stata tracciata.

Ce lo spiegano bene i tipi di Ninja Marketing, guru italiani del settore, che nel loro decalogo tolgono di mezzo i principi abusati di target, stili di vita, planning, brand image e brand awareness e così via, per rimpiazzarli con persone, momenti, hunting, brand reputation e brand affinity
Il marketing non è più il mostro cattivo che turba le nostre coscienze di  bad consumers (per dirla alla Warhol), ma uno strumento pari ad altri per la soddisfazione delle esigenze individuali; non più dall’alto verso il basso ma orizzontalmente: passiamo da un mercato di massa a una massa di mercati, in cui il brand (soprav)vive per la propria reputazione e non per sua imposizione.

E Zooppa, una recentissima startup italo-americana, è guarda caso, un esempio che calza a pennello.
"Advertising goes social", scrivono loro. Traduco: Zooppa segnala il brand, voi fate il video pubblicitario, partecipando ad un contest. I primi tre classificati (ovvero quelli scelti per rappresentare il brand) si distribuiscono 2000$. E’ un meccanismo che si potrebbe definire win-win, in cui tutti ci guadagnano: il brand ovviamente spende mooolto meno per la propria campagna pubblicitaria; Zooppa vive in quanto strumento / portale di relazione; e i partecipanti, male che vada, fanno pratica…

Le comunità della rete, fidelizzando il proprio pubblico, non producono più "solo" critica e contenuti,  ma possono partecipare più o meno attivamente ad un processo, quello pubblicitario, di cui in precedenza non potevano che subirne l’influenza.
Stiamo uscendo dall’epoca dei  "Persuasori occulti", per quanto possa apparire ancora scomodo pensarla altrimenti.
Personalmente credo che linkare Adbusters nella colonna laterale e contemporaneamente promuovere operazioni come Zooppa non sia affatto incoerente: il contrario lo considero ipocrisia. E mi fa piacere sapere che gente come Foodstock e Roberto la pensi come me.
Ci torneremo, ma ora attendo qualche reazione.

Changethis-LongTail-ChrisAnderson.pdf

Grid Gallery - Second Life

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Ciao a tutti,
Finalmente è attivo il blog della GridGallery!

GridGallery è il nome della galleria, nell’isola di Idearium, che ospiterà l’esposizione di illustratori e fumettisti su Second Life (ancora priva di un nome…).

Abbiamo attivato un account Flickr per mostrarvi la galleria, i feed per tenersi aggiornati sui post, sui messaggi del gruppo e per ricevere le immagini; abbiamo inoltre aggiunto i link ai siti/blog dei partecipanti.

Nicoz Balboa, Armin Barducci, Kiakkio e Federica del Proposto hanno consegnato le proprie tavole, che sono state già inserite e rese visibili tra le immagini flickr!

Nel frattempo abbiamo conosciuto Luigi Forcella e Hari Matova, gli avatar di Mau e Cimba, e attendiamo di conoscere gli altri che siamo sicuri verranno a trovarci presto!

Molta gente si dice interessata all’iniziativa, stiamo cercando di fissare il giorno dell’inaugurazione con i proprietari dell’isola, spargere la voce tramite comunicati stampa e perciò saremmo molto felici se ci aiutaste a diffondere la notizia.

Leggete, Linkate, Commentate!

Siamo molto contenti.

Hello everybody,
The Grid Gallery blog is finally online! Gridgallery is the actual name of the space that will accomodate the exhibition of young cartoonists and illustrators we are working on in Second Life (still lacking in name). We have activated a Flickr account in order to show you the gallery, and the feed to be updated on the posts, the messages of the group and to receive the images. Furthermore we have added the links to the participant blogs.

Nicoz Balboa, Armin Barducci, Kiakkio and Federica del Proposto have sent their own works, whom we have already uploaded and let them be visible on the flickr photostream! In the meantime we have met with Luigi Forcella and Hari Matova, the avatars of Mau and Cimba, and we are waiting to meet with the rest of you that we are sure will come to find us soon!

Many people show interest into the initiative, we are trying to decide the day of the inauguration with the owners of the island, to scatter the voice through press communicates and therefore we would be happy if you could help us to diffuse the news.

Let’s read, Link and Comment!

We are so glad.

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