Se non avete niente di peggio da fare…

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Films considered the worst ever.

plan 9 from outer space

Migrazioni

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migrazioni

Via: Everyone Forever.

Collective Perception

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collective perception

Via: DanieleG Del.Icio.Us bookmark 

Talking Radio Heads

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E proprio mentre blog e giornali chiudevano esausti il capitolo “Considerazioni sull’uscita di In Rainbows in versione solo MP3″, i Radiohead rientravano di nuovo nelle cronache con un webcast chiamato Thumbs Down. Un festival in streaming di canzoni live (Reckoner, Arpeggi, Videotape dall’ultimo disco, e poi i classici I might be Wrong), dj act (fra i quali Thom passa anche M.I.A. e !!!), di cover live di Smiths, New Order, video vari, parodie di Se7en (cosa vi ricorda l’immagine in basso?!) e tante altre cazzate sorprendenti.

thom in a box

Insomma, un’altra spanna sopra tutto il resto.
Qui trovate tutti gli Youtube e il commento di Stereogum.

Altro: ho da poco caricato in rete, su Stage6, il dvix del concerto acustico parigino di Thom Yorke e Johnny Greenwood trasmesso originariamente su ARTE nel 2003.
E’ semisconosciuto, ma è una di quelle cose per cui potreste piangere.
Cliccate su “Cliccate” oppure sull’immagine. E poi godetevelo a tutto schermo.

radiohead acoustic live arte

ps. Stage6 è il motore di Joox, un sito in cui si possono trovare interi film, documentari, concerti di ottima qualità.
Ringraziamo il nostro Pasquale “Steal This Album” la Forgia per il suggerimento.

Questa è per “Enlarge My Penis”

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Le illustrazioni Spam One-liners di Linzie Hunter

spam one-liners

(per): Enlarge My Penis
Via: Now You Are Allowed

Un’altra industria

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Via: ALT1040

Spinning silhouette

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Una delle più interessanti illusioni ottiche che abbia visto: osservate questa silhouette, dopo un po’ di tempo il suo senso di rotazione apparirà invertito. No, non è un falso.

spinning silhouette

(Credo che il trucco risieda proprio nel suo essere una silhouette: ovvero una figura che può ingannare la percezione, mostrando il “suo” davanti e il “suo” dietro allo stesso tempo).

Nostalgie analogico/digitali.

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Gli oggetti si stanno smaterializzando. Sostituiti da bit di jpg da sfogliare, dalle finestre di testo ridimensionabile, documenti, libri, dischi, (…) hanno da tempo oltrepassato la soglia di una completa ricontestualizzazione digitale. Alcune note di fondo a tale processo irreversibile.

Il primo decennio di Internet ha facilitato un periodo di intensa introspezione culturale. La relativa illimitatezza nelle possibilità di accesso e (ri)produzione di dati, (determinata da una sostanziale assenza di delimitazioni di spazio e tempo), ha progressivamente nutrito un brodo primordiale di informazione e di cultura visuale; un trattamento Ludovico a cui la massa si sottopone costantemente.

Il passato, il presente e il futuro convivono galleggiando nelle acque poco profonde dell’oceano; e con essi una nuova forma di nostalgia digitale, la cui influenza travalica i limiti del mezzo fisico.

La cultura pop, in t u t t e l e f o r m e, rimescolandosi produce revival ciclici delle sue evoluzioni. Se si ipotizza che il tempo relativo tra un revival e l’altro dimezza ogni tot mesi, viene facile (e non senza ironia), associare tale orologio ad una sorta di legge di Moore invertita.

Il risultato della progressiva digitalizzazione di contenuti digitali è, senza alcun paradosso, la costante tendenza del mondo digitale a mostrarsi analogico. Il più recente design di GUI (Graphic User Interfaces), materializza, tramite animazioni, una cosmogonia di oggetti tridimensionali da sfogliare, spostare, ingrandire. Dietro una “facilità” di utilizzo (Interface for Dummies), si celano sofisticati hardware/software che riproducono verosimilmente il comportamento fisico degli oggetti reali.

Parallelamente, il cambio semantico del termine “tecnologia”: Usman Haque, afferma, (*) che se un tempo questa significava la descrizione dei sistemi, o “studio della creazione”, oggi crediamo che il termine risieda direttamente negli oggetti. Tale concezione meccanicista della tecnologia non fa che nutrire un feticismo per l’”oggetto tecnologico“. “You would never grab a frog and show it to people saying “this is wonderful biology!” or “Look at this biology!“.

All’oggetto digitale che mira ad un’estetica analogica di visualizzazione e gestione dei dati, corrisponde, senza frizione, un feticismo, - generato e guidato da internet -, per ciò che è naturalmente analogico: dal vinile, alla stampa pre-digitale, all’artigianato.

Ciò che è per sua natura privo di corporeità, recupera tale dimensione in un mondo simulato che amiamo amare. Un mondo che imita la profondità, ma riduce il tutto ad un unico livello di dati immateriali. Un’ingannevole immersione in una cultura globale monodimensionale.

(*: nel suo intervento titolato “I hate technology“, durante il ciclo di conferenze: “We love technology“) .

Think pink (or get pranked)!

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Ecco cosa può succedere se i coinquilini, durante la vostra assenza, scoprono di avere un lato creativo: il Pink Prank Project.

pink

Via: Andreaxmas

Tra etica e innovazione
(di Kamal Kumlien).

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Nota: Con molta disinvoltura, nel post precedente, abbiamo chiesto a qualcuno di inviarci un commento all’incontro tra Richard Stallman e Bruce Perens avvenuto durante il Festival dell’Innovazione a Roma. E con altrettanta disinvoltura quel qualcuno ci risponde con un resoconto che non poteva rimanere confinato fra i commenti: Grazie mille Kamal :)

Beh, visto che me lo chiedi con tanta amabile disinvoltura…
E’ stato bellissimo. Oltre che mooolto interessante è stato anche divertente. I due si sono presi costantemente e simpaticamente in giro. E’ stato bello notare come la loro differenza di impostazione rispetto al mondo FLOSS (Free/Libre Open Source Software: http://it.wikipedia.org/wiki/Floss) non gli abbia impedito di fare una conferenza insieme con gli stessi obiettivi (dubito che Richard e Linus avrebbero potuto farla con la stessa tranquillità, certo che però sarebbe uno spasso).

Si deve ricordare che giustamente a Richard sta molto a cuore la diversità tra free software e open source, ma qui per comodità userò il termine FLOSS per riassumere entrambe i concetti.
Bruce era senza voce per 3 giorni di conferenze, mentre Richard sembrava in ottima forma, infatti appena arrivato per mettersi comodo si è tolto le scarpe e ha chiesto di alzare l’aria condizionata… poi ha chiesto di fare più luce sul pubblico e meno sul palco.

Perens / Stallman Roma Hi!Tech Festival dell'Innovazione

Vado a memoria. Richard ha subito iniziato più o meno così (un po’ ce l’aspettavamo ma vederlo fare dal vivo è un’altra cosa): “Questo è il festival dell’innovazione e voi vi aspettate che vi parli di innovazione. Ma il software libero è soprattutto qualcosa che riguarda l’etica e le persone, che sono cose più importanti, e quindi vi parlerò di etica e di persone.” - fantastico. Vi lascio immaginare il seguito.
Bruce e Richard si sono alternati sugli argomenti e sulle domande del pubblico che è stato piuttosto attivo, anche se si è capito da quello che ha detto il professor Di Corinto (il moderatore e l’autore della foto in alto) che chi ha fatto domande erano i soliti conosciuti (a parte una mia piccola domandina), anche perchè li chiamava per nome…

Quando necessario hanno controbattuto in modo dettagliato i punti sui quali non erano d’accordo uno con l’altro, e non erano pochi. Il pubblico ha applaudito con la stessa passione entrambi.
Bruce ha mostrato alcune slide molto interessanti (che spero di trovare online prima o poi). La cosa che mi è rimasta più impressa (e che non mi immaginavo per niente) è che secondo alcuni suoi dati (non mi ricordo quale organizzazione governativa americana citasse) il 95% del software prodotto dall’industria è “non-differentiating” (d’ora in poi SND), che credo sia un concetto molto simile a http://en.wikipedia.org/wiki/Product_differentiation anche se quest’ultimo riguarda più il marketing di un prodotto che il prodotto stesso.
In sostanza questo vuol dire che quasi la totalità del software ha poco da difendere sul piano dell’invenzione e che quindi è destinato a diventare open e a diffondersi come software open. Un esempio a caso: la Microsoft (che vende a tutti e quindi produce _solo_ SND) dovrà quindi produrre software open source o chiudere l’attività. Nel primo caso ovviamente sarebbe molto ridimensionata.

Il mercato quindi sarà diviso tra il 5% che sarà prodotto come oggi (praticamente in-house o appaltato a qualcuno in modalità “protetta”), una parte non definita (ma in aumento rispetto ad oggi) di software personalizzato (customizzato è troppo brutto) basato sul FLOSS e il restante sul supporto e l’assistenza al prodotto (il che migliorerà sempre più i prodotti). Questo è quello che dice Bruce e quello che spero io. Dovrebbe essere solo una questione di tempo, ma bisogna vedere quanto tempo ci vorrà per “coprire” tutto l’SND e quanto tempo le istituzioni e la gente vorranno farsi del male.

Vorrei raccontarvi altre cose ma il breve resoconto è diventato lungo. Un’ultima cosa: mi sono fatto una foto con Richard! Spero che i ragazzi che si sono gentilmente prestati non abbiano perso la mia mail… vi aspetto!!!
Sembra un po’ infantile ma mi è sembrato impossibile incontrare un mito vivente come Richard e come Bruce. Che occhi visionari, ragazzi.

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