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(I Fest. dell’Innovazione a Roma)

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Si conclude oggi la prima edizione del Festival dell’Innovazione a Roma, una quattro giorni di conferenze, dibattiti, proiezioni e mostre organizzata dalla Lait Spa e officiata all’interno e all’esterno dell’Ara Pacis. Per quanto frettolosamente, siamo riusciti ad avere un assaggio della manifestazione.
Purtroppo abbiamo perso - da irresponsabili - il duo Perens - Stallman (la trinità, insieme a Linus Torvalds, dell’open source): chiediamo venia, ma anche un breve resoconto alla ben più pragmatica figura del nostro amico Kamal. Sorvoliamo sulla seppur interessante chiacchierata tra Tommaso Pincio e Umberto Guidoni, uno dei pochi (due?) italiani a essere finito in orbita, e passiamo immediatamente alla mostra sui quindici anni del computer. Un allestimento che non va molto oltre l’interpretazione letterale del titolo (”C’era una volta il pc, un quarto di secolo di Personal Computer“), in quanto ci si è limitati a presentare qualche pezzo storico di hardware (ricordo ad esempio i vari Sinclair, il PC IBM, l’Apple ][, il Lisa e il Macintosh, oltre che i primi “portatili” da 15 Kg: ovvero, i classici del genere). Roba da feticisti, che nulla toglie e nulla aggiunge, vista la completa mancanza di approfondimento storico, culturale o economico, ovvero di un allestimento adeguato.

Ben più interessante l’intervista al matematico Piergiorgio Odifreddi, largamente concentrata sul suo ultimo lavoro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Estremamente spigliato e dotato di una vis polemica sempre all’altezza delle obiezioni, il prof. dimostra che la lettura personale dei testi sacri (dalla quale ispira una radicale confutazione fino all’ultima virgola) non è mai informata da un carattere ideologico, bensì da un’attenzione razionale per i problemi che le stesse pagine sollevano. Pagine, beninteso, che si pretendono ispirate da volontà divina.
Alleghiamo, poiché fa bene alla salute dello spirito (appunto!), un video (che trovate anche qui) in cui il nostro risponde con amabile sarcasmo alle critiche mosse da Augias, in una precedente puntata di Le storie:

Ancora distratti dalle note allegramente anticlericali di Odifreddi, ci rechiamo all’ultimo appuntamento del festival: la temutissima conferenza su SecondLife (”Come Alice nello specchio“). Ed esattamente come temevamo, l’incontro si rivela un campionario delle più trite banalità - stra-dette e stra-sentite - sul mondo online: le solite “provocazioni” su sesso & pornografia, sul consumismo sfrenato, sulla mancanza di fantasia, sul tasso di additività e condizionamento che SL produrrebbe. Dal piattume generale emergono tuttavia una serie di interessanti spunti da parte di Derrick De Kerckhove e di Alessandra Poggiani, direttrice di Lait. Del primo: la collocazione dei mondi online nel contesto ben più ampio dell’evoluzione della connettività (dal telegrafo in poi, tanto per chiarire), e l’apprezzamento per lo straordinario contenuto sociale e per la concretizzazione di una sorta di immaginario oggettivo; fenomeni che permettono a SL di compensare un’interfaccia tridimensionale ancora primitiva.
Di Alessandra Poggiani: la giustificazione di una scelta che oggi appare necessaria, per un moderna società di informatica: quella di aprirsi ad un’interazione col pubblico più complessa di quella permessa dal web, e le critiche (condivisibili) alla maggioranza delle comunità italiane di rimanere chiuse nel proprio folklore autoreferenziale.

Fatti salvi i due personaggi citati, il resto, per dire, è noia. Mentre Mario Gerosa, “l’Esperto Italiano di SecondLife”, dichiara ovvietà con un atteggiamento da saccentino risentito, cadendo pure in contraddizione, sul palco si alternano battutine e considerazioni su “falli” ed “emozioni virtuali” che non sfigurerebbero dalle parti della De Filippi. Vabbè.
Benché di per sé non c’entri nulla, ci pensa infine Neri Marcoré a buttarla sulla risata. Meno male.

Tutto sommato il primo festival ha offerto molti buoni propositi, qualche ottimo intervento: speriamo in un finale degno per l’anno prossimo.

The right number

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The right number” di Scott McCloud (già venerato autore di “Understanding comics” e del più recente “Making comics”. Un grazie a Mau, lui sa perché…) è una storia a fumetti sperimentale che utilizza un formato sperimentale e un sistema di acquisto sperimentale. O forse è “soltanto” una storia su matematica, sesso, ossessioni e numeri di telefono? “Soltanto”?

the righe number

Intanto leggete le prime due puntate sul sito. La terza arriverà presto.

Via: Boingboing.

The Lego suicides

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Humor nero combinato con i celebri mattoncini. Qui!

lego suicides

Il peso

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Il peso dell’informatica sull’uomo moderno.
A cominciare dal cursore:

il peso

Via: Designerblog.

Seeqpod

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E’ da tempo che aspettavo qualcosa del genere.

seeqpod
Non so voi, ma io per ascoltare un certo gruppo o una certa canzone da internet, a parte gli mp3 concessi dai vari mblog, uso (ho usato finora) molto youtube, un po’ di myspace, e un po’ di google.
Non mi riferisco ad un ascolto casuale, per quello vanno benissimo Pandora o Last.fm (o la vecchia radio, certo), ma alla ricerca di brani o di gruppi specifici che ho voglia di ascoltare al momento.
Credo che già ne esistano diversi, di servizi gratuiti analoghi, ma SeeqPod music sembra a prima vista piuttosto soddisfacente: scrivi un gruppo, un cantante o una canzone ed esce una lista dei pezzi trovati qua e là online. Ovviamente non occorre scaricare i brano, perché il servizio integra un riproduttore al suo interno. E poi c’è la possibilità di creare playlist e indovina un po’? (siamo o no web 2.0?!) di condividerle.

Web 2.0 … the machine is Us/ing Us

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Ecco un esempio intelligente di come spiegare il web 2.0 in meno di cinque minuti. Quello di Michael Wesch, assistente di Antropologia della cultura alla Kansas State University, che usa animazioni, video, testo, screenshot per dare uno sguardo profondo ed esauriente alla seconda generazione del web. Forse eccessivamente ottimistico, però…

Second life Expo!

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In realtà questa storia della mancanza di ispirazione (vedi post precedente) era una scusa banalissima per nascondervi il nostro enorme, ma che dico, *incredibile* progetto in corso d’opera! Come infatti alcuni di voi sapranno già, stiamo organizzando la Prima Esposizione Italiana di Fumettisti e Illustratori nel Mondo Virtuale di Second Life. Presto arriveranno tutte le informazioni e il titolo ufficiale, ma già siamo molto contenti degli artisti che hanno aderito sino ad ora (in ordine sparso):

Federica Del Proposto
Bombo!
Kiakkio
Nicoz
Roberto La Forgia
Bardamu
Giulia Sagramola
Armin Barducci
Hannes Pasqualini
Made.in.foodstock
Vageenadispenser
Cimba
Undiciperiodico
Gianluca Ciufoli
Ilaria Grimaldi
Alessio Nunzi
Came
Tark
Frans van der Groov
Riot Queer

Scarica il pdf dell’ "Unofficial Complete Fool’s Guide to Second Life" !

Ecco la prima immagine della chiesa sconsacrata che Mb sta praticamente rivoluzionando per accogliere i pannelli.  Spargete la voce, presto tutti gli aggiornamenti.

What Does 200 Calories Look Like?

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Per chi soffre di sensi di colpa. Qui.

what does 200 calories look like

Via:  Information Aesthetics

Ripetizioni

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Tra le centinaia di feed, digg, blog, siti che visito mensilmente, mi capita di frequente di leggere articoli diversi su uno stesso argomento. La ripetizione di una notizia/argomento evidenzia il livello di interesse "sociale" suscitato dallo stesso, mentre su un piano puramente individuale agisce come un meccanismo inconscio del tutto analogo a quello della persuasione pubblicitaria. Credo che il valore e l’attenzione per le notizie in rete vada sempre più legandosi a fattori - ancora non del tutto controllabili -, quali la ripetitivà ossessiva, l’autorevolezza o il credito sociale degli autori, il passaparola, ecc..; fattori che distinguono ciò che si perderà nel nulla da ciò che conquisterà i suoi 15 minuti di gloria.
Torneremo nel tempo su questo.

tara donovan

Le opere di Tara Donovan mi sono passate davanti per un po’ prima di attirare veramente la mia attenzione. Analogamente a quanto ho appena scritto, l’interesse per esse, benché a seguito di scorse tutt’altro che approfondite, è cresciuto nel corso del tempo, tanto da indurmi infine a scriverne qui. Donovan studia le proprietà fisiche di oggetti comuni (e prodotti in serie) come bicchieri di plastica, nastri adesivi, fili di nylon, ecc, per realizzare, mediante il loro assemblaggio, paesaggi naturali di dune, alveari o nuvole con relative valli e picchi. La gravità ha spesso la funzione di collante, mentre l’opacità e la traslucidità dei singoli oggetti assemblati conferisce alle opere una particolare qualità spaziale. Lascio a voi, nei commenti, comunicare altre impressioni.

per approfondire:
Tara Donovan @ Ace Gallery (58 immagini)
Tara Donovan @ Art Krush
Tara Donovan @ Saint Louis Art Museum
Tara Donovan @ Pace Wildestein

Via: Random Panda

Near Near Past

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Altavista.com   (dicembre 1996)
Repubblica.it   (marzo 1997)
Boingboing.net   (dicembre 1998)
Google.com   (gennaio 1999)
Kyuzz.org   (ottobre 2000)
Styleboost.com   (luglio 2001)
Slashdot.com   (gennaio 2002)
Inkiostro.splinder.it  (dal 2004 .com)   (gennaio 2003)
Flickr.com   (maggio 2004)
We-make-money-not-art   (marzo 2005)
Fon.com   (gennaio 2006)

(Già!) 10 anni dalla mia prima connessione a Internet.
Tornando indietro nel tempo con Internet Archive Wayback Machine.

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